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ECONOMIA 16 Dicembre Dic 2015 2000 16 dicembre 2015

Usa, la Fed alza i tassi: prima volta dal 2006

Aumento di un quarto di punto. Finisce l'era del denaro a costo zero.

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Janet Yellen, presidente della Federal Reserve.

Finisce l’era del denaro a costo zero negli Stati Uniti.
Per la prima volta dal giugno 2006 la Federal reserve ha alzato i tassi di interesse di un quarto di punto a 0,25-0,50% dal precedente range tra zero e 0,25%.
Gli aumenti dei tassi saranno «graduali», ha affermato la Fed, sottolineando che «le condizioni garantiscono solo aumenti di questo tipo».
TASSI FERMI DAL 2006. Era da nove anni che il costo del denaro negli Usa non veniva aumentato. Allora alla guida della Fed c'era Ben Bernanke, che il 16 dicembre 2008, esattamente sette anni fa, aveva portato il costo del denaro ai minimi storici, a zero.
La mossa, ampiamente attesa dai mercati, mette fine a un’era caratterizzata da una politica monetaria decisamente accomodante, conseguenza della crisi finanziaria iniziata nel 2008.
YELLEN: «RIPRESA DELL'ECONOMIA». L'aumento dei tassi è «appropriato», ha detto la presidente della Fed, Janet Yellen. «È la fine di un fase straordinaria, una decisione che riconosce i progressi fatti verso una ripresa della economia».
«Il Comitato ritiene che ci siano significativi miglioramenti nelle condizioni del mercato del lavoro quest'anno ed è fiducioso che l'inflazione salirà nel medio termine al suo obiettivo del 2%», scrive la Banca centrale americana.
«NON CI SARÀ UNA NUOVA RECESSIONE». Alcuni osservatori affermano che il rialzo dei tassi potrebbe innescare un rallentamento dell'economia e del mercato del lavoro. Ma Yellen ha spiegato di essere «fiduciosa sui fondamentali dell'economia americana. Non sono preoccupata per una nuova recessione».
WALL STREET REAGISCE BENE. La decisione ha avuto ripercussioni positive a Wall Street. Il Dow Jones è salito dell'1,28% a 17.748,69 punti, il Nasdaq dell'1,52% a 5.071,13 punti, mentre lo S&P 500 ha messo a segno un progresso dell'1,4% a 2.073 punti.

Cosa succede quando la Fed alza i tassi d'interesse

Quando la Fed alza i tassi di interesse il costo di tutti gli altri prestiti, dai mutui alle carte di credito, solitamente tende a salire. Il credito, del resto, è la linfa vitale dell'economia: le variazioni nei tassi d'interesse sono in grado di influenzare moltissimi altri parametri. Non solo il costo del denaro, quindi, ma anche l'andamento del mercato azionario, del mercato del lavoro e il valore del dollaro. La Borsa americana come detto ha reagito positivamente, anche se non tutti gli osservatori ritengono che la decisione della banca centrale certifichi l'uscita definitiva dell'economia statunitense dal rischio di un nuovo calo improvviso.
LA MISSIONE DELLA FED. La Fed, in quanto Banca centrale della nazione, ha tra le sue missioni principali quella di assicurarsi che l'economia sia sana, con un numero di posti di lavoro sufficiente per tutti coloro che ne vogliono uno e un costo stabile dei beni e dei servizi. Per raggiungere questo obiettivo, lo strumento più importante è proprio la possibilità di fissare il tasso d'interesse che le banche pagano per prendere in prestito denaro tra di loro ovenight, nella notte, cioè il tasso dei fondi federali. Si tratta di uno dei prestiti meno rischiosi in assoluto e funziona come base per tutti gli altri prestiti in tutto il Paese. Sembra una cosa semplice, ma l'analisi economica dimostra che la decisione ha un potere enorme sull'economia.
LA STRATEGIA DEI TASSI. La Fed, dopo aver portato a zero i tassi d'interesse durante gli anni peggiori della crisi finanziaria, ha fatto una serie di previsioni per il futuro, anch'esse capaci di influenzare l'umore, la fiducia e quindi le azioni degli attori economici. Prima ha promesso di lasciare i tassi a zero almeno fino al 2012. Poi fino al 2013. Poi ancora fino a metà del 2015. Infine, fino a quando il tasso di disoccupazione non sarebbe sceso al 6,5 per cento oppure l'inflazione risalita al di sopra del 2,5 per cento.
L'ULTIMO RINVIO. Come ultima previsione, ifunzionari della Fed avevano fissato il primo rialzo dei tassi d'interesse entro la fine del 2015. Molti analisti hanno creduto che la banca centrale si sarebbe mossa nel mese di settembre. E allora la Cina è intervenuta svalutando massicciamente la sua moneta e scatenando attacco di panico collettivo sui mercati mondiali, con un calo del Dow Jones di mille punti. La Fed ha quindi votato per mantenere il tasso d'interesse a zero anche nel mese di settembre, ma ha continuato a prefigurare un aumento entro la fine del 2015. I mercati da allora si sono stabilizzati, lo yuan cinese è entrato nel paniere delle valute di riserva del Fondo monetario internazionale, e mercoledì 16 dicembre la banca centrale americana ha proceduto con l'effettivo innalzamento dei tassi.

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