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EDITORIA 18 Dicembre Dic 2015 0800 18 dicembre 2015

Elezioni spagnole, il caso VeoTv e gli interessi di Rcs

Madrid: il gruppo strozzato dai debiti negozia la vendita delle licenze di VeoTv. Per 50 mln a Secuoya, vicina al Pp. Ma l'ultima parola spetta al nuovo governo.

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Alberto Nagel.

da Madrid

La Spagna va alle urne il 20 dicembre in uno scenario politico mai così incerto. E nel salotto buono della finanza italiana siedono spettatori particolarmente interessati all'esito del voto.
Per Alberto Nagel, patron di Mediobanca, e Laura Cioli, neo amministratore delegato di Rcs Media Group, Madrid è una delle chiavi per la soluzione della crisi di via Solferino.
Da anni il gruppo italiano, alle prese con un debito da quasi 400 milioni e con le richieste sempre più pressanti delle banche creditrici, sta valutando la vendita dela divisione spagnola Unidad editorial che pubblica il quotidiano generalista El Mundo, quello sportivo Marca e quello economico Expansiòn.
PERDITE PER 51 MILIONI. Il gruppo iberico, acquistato nel 2007 per la cifra astronomica di 1.100 milioni di euro, ha chiuso il 2014 con un rosso di 30 milioni. E ha fatto peggio nei primi nove mesi del 2015, registrando a settembre 51,7 milioni di perdite totali.
Le banche creditrici chiedono la cessione di Unidad editorial come la sola condizione per evitare l'aumento di capitale che provoca l'orticaria agli azionisti. Ma l'ipotesi di una fusione con il concorrente Abc, circolata e data per imminente per anni, almeno apparentemente, ha perso quota.
SECUOYA INTERESSATA ALLE LICENZE TIVÙ. Un compratore all'orizzonte, secondo diverse fonti, non si vede. E a Rcs, alla disperata ricerca di liquidità, non resta che vendere i pezzi appetibili: in primis le due licenze televisive in mano alla controllata VeoTv.
La nuova assegnazione delle frequenze realizzata dall'esecutivo iberico il 19 ottobre ha mosso, e molto, le acque. Il gruppo di produzione audiovisiva Secuoya, presieduto dal 37enne Raul Berdones, 42,6 milioni di ricavi nel 2014 (+11% sul 2013), si è aggiudicato la sua prima licenza tivù nazionale. E ora si candida ad acquistare le due di Unidad editorial, portando i suoi canali a tre e sfidando i big del mercato, Mediaset Espana e Atresmedia. Ma l'esito dell'affare dipenderà anche da chi occuperà prossimamente la poltrona della Moncloa.

La sede del gruppo Unidad editorial in Avenida de San Luis, Madrid

L'offerta del nuovo tycoon spagnolo «vicino al Partido popular»

Raul Berdones presidente di Grupo Secuoya.

VeoTv, quella che nei piani del fondatore di El Mundo, Pedro Ramirez, doveva essere la punta di diamante di Unidad editorial, ha chiuso le trasmissioni nel 2012.
Una sentenza del consiglio di Stato ha definito illecita l'assegnazione dei permessi ottenuti dal governo di Zapatero. Una delle licenze all'emittente è stata affittata alla conferenza episcopale spagnola, 13Tv, che però a ottobre ha ottenuto da Rajoy l'agognato permesso di trasmissione.
«STIAMO ANALIZZANDO LE OFFERTE». E si è chiuso il cerchio: a Milano erano già pronti a vendere. «E Secuoya è interessato ad acquistare», spiega a Lettera43.it Javier Romera, giornalista investigativo del quotidiano El Economista, «hanno abbastanza denaro, hanno progetti di espansione in Sud America e ora puntano a diventare un big player del mercato spagnolo»
Secondo fonti vicine alla trattativa interpellate dal foglio di economia, la società di Berdones ha presentato agli 'italiani' un'offerta di 50 milioni. Una cifra che potrebbe forse placare temporaneamente le ire degli istituti di credito su Unidad editorial.
Al quartiere generale del gruppo, in Avenida Sant Luis, le bocche sono cucite: «Stiamo analizzando le varie offerte», hanno risposto a Lettera43.it in merito ai negoziati in corso e al possibile interesse di altri investitori.
TRATTATIVA NELLE MANI DI MEDIOBANCA. Ma la discrezione potrebbe anche spiegarsi altrimenti. Secondo la ricostruzione dello spagnolo Vozpopuli, Rcs starebbe gestendo le trattative in proprio: i negoziati con Secuoya sarebbero direttamente nelle mani della Mediobanca di Nagel. Anche perché l'affare è delicato.
Secuoya in pochissimi mesi potrebbe essere in grado di battersi sul ring dei pesi massimi dei gruppi radiotelevisivi spagnoli. E la sua ambizione o la sua offensiva – dipende dai punti di vista - rischia di pestare diversi piedi nel risiko mediatico, politico e finanziario.
Tra coloro rimasti a bocca asciutta nell'ultima assegnazione delle licenze ci sono - tra gli altri - il gruppo Prisa, azionista di Mediaset Espana ed editore di El Pais, vicino ai socialisti, e Vocento che controlla il quotidiano conservatore Abc, oltre ad altri gruppi che hanno ottenuto il sì del governo solo a patto di rispettare ulteriori condizioni.
SECUOYA VICINO AI POPOLARI. «In base alla legge sulla comunicazione spagnola del 2010, l'ultima parola spetterà al ministero delle Attività produttive e al consiglio dei ministri», spiega Romera, «che devono dare il via libera alla vendita delle licenze».
Ma via Solferino si è scelta un partner con buone carte da giocarsi. Fino al 2014 nel cda di Secuoya sedeva Miguel Ángel Rodríguez, ex sottosegretario alle Comunicazioni del governo di José Maria Aznar.
«Il gruppo è molto vicino al Partido popular e oggi il governo di Mariano Rajoy non ha un supporto mediatico forte», dice il giornalista di El Economista. «Unidad editorial continua a pubblicare rivelazioni sulla corruzione dei membri del partito. L'ex direttore di El Mundo che pubblicò l'sms tra Rajoy e Barcenas è tornato in campo con il digitale El Espanol. I popolari hanno bisogno di un grande gruppo a favore e Secuoya potrebbe esserlo».
«Se vincesse il Pp, il semaforo verde sarebbe probabile», conclude il cronista, «se al governo andassero altri non si sa». Chissà se da Milano, la sera del 20 dicembre, faranno il tifo.

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