Donne Artigiane 151218174926
MUM AT WORK 19 Dicembre Dic 2015 1400 19 dicembre 2015

Donne artigiane: isolate e senza referenti politici

Le imprenditrici chiedono più welfare al governo Renzi. Ma alle Pari opportunità chi c'è?

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Le donne costituiscono il 20,5% del settore degli artigiani italiani.

Libere di realizzarsi professionalmente e di diventare madri senza “pressioni aziendali”, da un lato.
Vincolate all’impresa e senza maternità e altri sostegni sociali, dall’altro.
Sono le donne artigiane, un “popolo” di oltre 1 milione 745 mila 121 indipendenti, il 18,5% dell’occupazione femminile, secondo l’ultimo report Confartigianato 'Donne impresa'.
Il 20,5% degli imprenditori artigiani italiani.
UN'OPPORTUNITÀ CONCRETA. I numeri confermano i dati Istat e secondo il rapporto «mostrano come le attività indipendenti rappresentino per le donne una concreta modalità di accesso al mercato del lavoro».
Le imprenditrici artigiane aumentano in quattro regioni: in Molise del 2,4%, nel Trentino-Alto Adige dell’1,1% e nel Friuli-Venezia Giulia dello 0,4%.
Mentre si registra una piccola crescita dello 0,1% in Toscana, segnale importante in quanto nella regione si concentra l’8,9% delle imprenditrici artigiane.
Angela Raveggi, presidente provinciale di Donne impresa, il movimento femminile di Confartigianato Toscana, precisa in particolare che nell’Empolese «emerge che le imprenditrici sono aumentate del 3,9% rispetto al 2014».

Il welfare-zero all'italiana è un ostacolo

Angela Raveggi di Donne impresa.

Raveggi spiega a Lettera43.it: «Per la mia esperienza ci sono pro e contro nell’essere impreditrici, essendo io stessa artigiana con una figlia che oggi ha 12 anni».
ORARIO ELASTICO. Vantaggi? «Sicuramente l’elasticità di orario aiuta, si riesce a gestire l’uscita dall’asilo prima o la partecipazione alle attività sportive poi. A volte io stessa riesco a stare di più con mia figlia, ma poi ci sono momenti maggior carico di lavoro e non c’è niente da fare».
Mettici il welfare-zero all’italiana e la frittata è fatta.
ISOLAMENTO TOTALE. Tutti i vantaggi dell’indipendenza vengono rosicchiati via dall’isolamento che comporta questa scelta professionale.
«Se la lavoratrice dipendente ha la maternità, l’imprenditrice se la deve creare da sola».
Insomma, queste donne si creano il lavoro e devono provare a tutelarsi per conto proprio anche in momenti lavorativamente più complicati. Come la maternità, per esempio.

Le richieste delle imprenditrici rimaste inascoltate

Giovanna Martelli.

Come se ne esce?
Raveggi risponde che «al ministero dello Sviluppo economico chiediamo un fondo “fisso” per l’imprenditoria femminile. Ci si potrebbe accedere in fase di startup o quando l’impresa si trova in difficoltà».
E c'è dell'altro: «Poi noi ogni anno facciamo delle richieste che il nostro ufficio nazionale relaziona direttamente al ministero della Pari opportunità».
MARTELLI DICE ADDIO. Ma il governo Renzi - a differenza di quello Letta con Josefa Idem - non ha istituito questo dicastero specifico e ha nominato l’onorevole Giovanna Martelli come consigliere del presidente del Consiglio in materia di Pari opportunità.
Martelli però a fine novembre 2015 si è dimessa per questioni politiche interne al Partito democratico.
Quindi ora siamo senza ministero e senza consigliere.
«SERVONO SGRAVI FISCALI». «Navighiamo in acque difficili, sì. Al ministro per le Pari opportunità o al consigliere le artigiane toscane avrebbero chiesto sgravi fiscali per incentivare le assunzioni a tempo indeterminato per le imprese artigiane e sostegni per i periodi di maternità e per assistere i figli piccoli o gli anziani».
Questo perché in Italia tutto il carico di cura grava sulle spalle delle donne.
Che siano madri o nonne, casalinghe o manager in carriera poco conta.
Ma fino a che non ci sarà un referente politico, queste richieste rimangono parole al vento.

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