Spagna 151221121545
INTERVISTA 21 Dicembre Dic 2015 0743 21 dicembre 2015

Diez: «Il voto in Spagna trionfo del Gattopardo»

Come Syriza in Grecia, tutti, da Podemos al Pp, hanno «promesso l'impossibile». Parla Carlos Diez, ex consigliere di Zapatero. Il Psoe: non appoggeremo Rajoy.

  • ...

da Madrid

Lo dice convinto, l'economista José Carlos Diez, ex consigliere economico dell'ex premier socialista José Luis Rodriguez Zapatero: «Preferisco un governo quale che sia all'instabilità del Paese». «Del resto», aggiunge, «ho dei figli».
Accademico esperto in economia transnazionale e crisi finanziarie, per vent'anni consulente di Intermoney, la prima società di broker spagnola diventata negli Anni 2000 il bacino dove i socialisti andavano a pescare i propri consiglieri, Diez è nel bene e nel male uno degli economisti più celebri di Spagna.
TUTTI I PARTITI BUGIARDI. Attendeva queste elezioni con sincera preoccupazione. L'origine del 20 dicembre, spiega, va cercata nel 2011, l'anno in cui tutto è scoppiato: «La causa di Podemos al 20% sono l'austerity, la povertà, la legge sul lavoro della Troika e di Rajoy. C'è stato un momento in cui succedeva tutto questo e nessuno comprava il nostro debito: è stato il caos».
Alla rivoluzione in corso, quella del partito di Iglesias e Ciudadanos, però non ha mai creduto. «Tutti i partiti in ogni caso devono attuare cose diverse da quelle che hanno promesso. Fantastico», esclama ridendo sarcastico.

DOMANDA. I politici spagnoli hanno la promessa facile?
RISPOSTA.
Se si guarda ai programmi economici erano tutti impossibili.
D. Per via dei nuovi tagli sulla legge di bilancio chiesti dalla Commissione Ue?
R. Certo, sono quasi 8,7 miliardi mi pare.
D. Insomma, poche idee serie?
R. Partido popular e Ciudadanos promettono di tagliare le tasse. Podemos di aumentare la spesa pubblica del 4-5% come Syriza in Grecia. I socialisti, più seriamente, dicevano: «Non aumentiamo ma nemmeno abbassiamo le tasse». Ma anche loro annunciano di voler aumentare la spesa pubblica dell'1,5%, impossibile.
D. E quindi?
R. Si poteva solo scegliere l'intensità e la gradazione della bugia.
D. Non proprio il massimo.
R. I nuovi partiti all'inizio attaccavano i vecchi definendoli bugiardi. E ora dicono bugie anche loro. Questa è la nuova politica spagnola.
D. Lei però è vicino ai socialisti, si sa.
R. Sì, ma posso dire che con Podemos non cambierà nulla in Spagna, la loro e è una politica del Gattopardo. Cambia tutto per non cambiare niente, come Syriza.
D. Come fa a dirlo?
R. Guardi che Podemos a Madrid e Cadice fa i bilanci in austerity. A Barcellona un bilancio nemmeno ce l'hanno, non riescono a trovare un accordo tra quattro forze.
D. Il problema è che le regole europee non si possono cambiare?
R. Non sono le regole europee. Sono le nostre, perché le abbiamo accettate, le abbiamo firmate. La Bce, invece, non ha siglato nessun patto sull'austerity.
D. Cosa vuole dire?
R. Che il 20% di Podemos è stato causato dalle modalità del salvataggio Ue, dall'austerity, la povertà, la riforma del lavoro di Rajoy e della Troika, da quello che è successo tra il 2011-2012, senza che ci fosse la compensazione del what ever it takes di Mario Draghi. E questo ha creato il caos.
D. Qualcuno le direbbe che è colpa della crisi e che il responsabile è Zapatero.
R. Per questo parlano i dati. Le radici della crisi spagnola, la bolla immobiliare, sono negli anni dal 1998 al 2004. Con Aznar. Nel 1996 il rapporto tra prezzo degli immobili e salario annuale era a tre, nel 2004 era arrivato a sette ed è rimasto tale fino al 2008.
D. Non crede almeno che i socialisti abbiano gestito male la crisi?
R.
La negarono e questo fu un errore. Lo ha riconosciuto lo stesso Zapatero.
D. Perché secondo lei il Partido popular ha fatto un risultato migliore del Psoe.
R. Gli spagnoli sono stanchi della crisi, ma il problema non è che pensano sia finita. È che hanno bisogno di crederlo. Quando io dico che non lo è, le persone pensano: «Ok, può essere la verità». Ma alla fine le persone vogliono dimenticare la crisi il prima possibile, non hanno bisogno della verità, è un fatto che è avvento sempre nella storia. Ecco, noi stiamo vivendo proprio in questo momento.
D. Quale?
R. Siamo arrivati al punto più basso della nostra storia e ci stiamo rialzando. Gli spagnoli hanno bisogno di promesse. Hanno bisogno di credere che tutto si sistemerà. Quindi per loro è facile credere a Rajoy.
D. Nonostante la corruzione.
R. L'anno prossimo si apriranno i processi per cinque grandi inchieste che coinvolgono i popolari a livello nazionale e regionale. Staranno ogni settimana in tribunale. Si riesce a immaginare?
D. Almeno le imprese hanno avuto le tasse tagliate.
R. Neanche questo è vero. Le imposte sono aumentate in ogni comparto, sui consumi di 9 miliardi, sui redditi di 2,4 miliardi e sulle imprese di 1,3 miliardi. La tassazione complessivamente è cresciuta di 17,5 miliardi.
D. Crede che la riforma del lavoro di Rajoy abbia aiutato la crescita spagnola?
R. L'idea era eliminare la dualità, ma i nuovi impieghi sono solo lavori temporanei. E infatti tutti ora hanno riconosciuto che bisogna fare un'altra riforma del lavoro, persino il governo. Sa quale è la vera riforma strutturale?
D. Quale?
R. Il quantitative easing di Draghi. Anche in Italia, tra il 2012 e il 2013, lo spread scese al di là della riforma del lavoro. Il più grande stimolo alla fiducia è stata la Bce.
D. Il Fmi dice che ha contribuito anche il calo del petrolio.
R. Infatti l'anno prossimo, quando lo choc del calo del greggio si ridurrà, la crescita decelererà al 2,5%.
D. Nessun miracolo spagnolo dunque?
R. In Irlanda l'export verso i Paesi fuori dall'Unione europea è cresciuto del 23%: quello è un vero miracolo. L'export spagnolo è più basso di quello dell'Italia. C'è maggiore fiducia solo nella domanda domestica. Nel 2012 gli spagnoli erano molto spaventati per il possibile salvataggio, addirittura per lo spettro della Sprexit. Ora domanda interna e investimenti mostrano una maggiore fiducia ma sono al 19%, comunque più bassi rispetto al 2007, esattamente come in Italia, dove addirittura sono al 16%, quattro punti in meno che prima della crisi.
D. Come se ne esce, se se ne esce?
R.
Dobbiamo modificare il nostro modello economico, in Italia è lo stesso, ma voi siete messi meglio. Abbiamo molto poche aziende che competono a livello internazionale. E di quello abbiamo bisogno. Quelle su cui possiamo contare le abbiamo create da poco. Voi dovete modernizzare il vostro sistema industriale, noi non lo abbiamo, o meglio, è molto debole. Dobbiamo trovare nuovi campi ad alto capitale umano. E i settori devono essere all'estero. Perché, se facciamo nuovo deficit, chi comprerà i nostri bond?
D. Crede davvero che la Bce stia facendo così tanto?
R. Sì, e credo che abbiamo due anni di tempo, fino alla fine annunciata del quantitative easing, per agire e rialzarci.
D. Come può impattare la crisi politica?
R.
Finché c'è la Bce, impatterà meno del previsto. In Portogallo ci furono tre mesi di tensione sul mercato e poi oggi lo spread è più basso con l'esecutivo di sinistra. Quindi tutti preoccupati, ma poi tutti comprano bond. Alla fine bisogna guardare cosa fanno, non cosa dicono di fare. Ma in Spagna la crescita viene soprattutto dalla domanda interna, dal ciclo degli investimenti, allora la fiducia è molto importante. E la situazione è più difficile: noi spagnoli non siamo in grado di gestire la frammentazione politica.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso