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FINANZA 23 Dicembre Dic 2015 2026 23 dicembre 2015

Banche, l'Ue boccia il salvataggio Tercas

Bruxelles: l'intervento del Fondo interbancario è «un aiuto di Stato». Con Banca Marche, Etruria, Carichieti e Cassa Ferrara avrebbe fatto lo stesso. Il Tesoro: per l'istituto di Teramo già pronto il piano alternativo.

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Una sede di Banca Tercas, cassa di risparmio della provincia di Teramo.

Lo scontro sulle banche tra Bruxelles e Roma continua, e l'Europa 'attacca' sul caso Tercas.
Dopo giorni di polemiche e accuse incrociate, non solo è stata pubblicata la lettera inviata dai commissari Hill e Vestager al ministro Padoan il 19 novembre, quando l'esecutivo stava ancora decidendo come cambiare faccia e ruolo alle quattro banche (Banca Marche, Etruria, Carichieti e Cassa Ferrara) poi ristrutturate e ricapitalizzate per decreto a spese di una parte dei loro clienti, che hanno visto azzerarsi azioni e obbligazioni subordinate in virtù del processo di risoluzione europeo. Ma la Commissione Ue ha appunto bollato come «aiuto di Stato», incompatibile con le norme comunitarie, il salvataggio di Banca Tercas.
L'INTERVENTO DEL FITD NEL 2014. L'episodio risale al luglio 2014, quando il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) intervenne con 300 milioni di euro per favorire l'acquisto dell'istituto di credito di Teramo da parte della Banca Popolare di Bari. Secondo la Commissione europea, però, il Fitd «ha agito per conto dello Stato italiano», dal momento che l'adesione delle banche (soggetti privati) al fondo stesso è obbligatoria per legge.
NESSUN PIANO DI RISTRUTTURAZIONE. L'Italia, inoltre, non ha presentato un piano di ristrutturazione.
Anche (forse soprattutto) per questo, il salvataggio è stato giudicato irregolare. L'assenza di un piano di ristrutturazione, ha precisato infatti la Commissione europea, «ha impedito di valutare se fosse possibile ripristinare la redditività a lungo termine» di Banca Tercas, «nonostante gli eventuali sforzi profusi da Banca Popolare di Bari dopo la sua acquisizione».
In secondo luogo, mentre la partecipazione degli azionisti nella proprietà di Banca Tercas è stata totalmente azzerata, «i creditori subordinati, contrariamente a quanto richiesto dai principi di ripartizione degli oneri, non hanno minimamente contribuito ai costi di ristrutturazione».
COSA SAREBBE SUCCESSO ALLE ALTRE 4 BANCHE. Un passaggio che contribuisce a chiarire un altro aspetto dello scontro in atto. Se il governo si fosse appoggiato al Fitd per salvare anche le altre quattro banche, considerandolo un intervento privato, dunque in grado di evitare le penalità per gli obbligazionisti subordinati, Bruxelles lo avrebbe con ogni probabilità bocciato. Proprio come ha fatto con Banca Tercas e come annunciato nella lettera del 19 novembre, tre giorni prima che venisse emanato il decreto.
L'AVVERTIMENTO AL GOVERNO. In quella missiva, destinata a rimanere riservata, la Commisione in sostanza avvertiva il governo: l'obbligo del Fitd a intervenire si configura automaticamente come un intervento pubblico, una specie di esproprio statale di risorse private dirottate dalle autorità italiane.
Quanto al salvataggio di Tercas, la reazione del ministero dell'Economia alla bocciatura di Bruxelles è arrivata appena un quarto d'ora dopo la diffusione della notizia. Il piano B è già pronto, grazie all'intervento volontario degli istituti di credito privati con un fondo creato ad hoc, che finora ha ricevuto l'adesione del 98% del sistema bancario. Banca Popolare di Bari, che ha rilevato Tercas, conferma: attraverso lo schema volontario, «il Fitd effettuerà nelle prossime settimane un nuovo intervento a favore di Banca Tercas, realizzando una sostanziale corrispondenza di effetti rispetto all'intervento originario».

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