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ECONOMIA 30 Dicembre Dic 2015 1810 30 dicembre 2015

Irlanda, il Paradiso fiscale dell'hi-tech

Aliquote al 12,5%. E defiscalizzazione per i brevetti. Da LinkedIn fino a Facebook: ecco perché i colossi scelgono l'Irlanda. Apple salda il conto con l'Italia: 318 mln.

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Alla fine la Mela si è fatta mordere.
Apple paga all'Italia 318 milioni di euro per le tasse evase in cinque anni.
Cupertino abdica, ed è forse la fine di un'era.
Quella che ha visto le grandi multinazionali ricavare ingenti profitti dalla vendita dei loro prodotti sul mercato italiano mettendo le entrate a bilancio nelle sedi di altri Paesi; Irlanda in primis.
OFF-SHORE LEGALE FINO AL 2015. Dublino e dintorni sono destinazione particolarmente gradita ai colossi dell'high tech. Non solo Apple, ma anche Amazon, eBay, Facebook, Google (che potrebbe essere la prossima a saldare i conti con l'Italia, con un accordo di 150 milioni di euro) LinkedIn, Hewlett-Packard, Ibm, Microsoft, PayPal, Twitter, Yahoo.
Tutte hanno una sede in Irlanda e ad attrarle non sono né le sue celebri distese verdi né la birra stout, ma un trattamento fiscale con pochi eguali al mondo.
Fino all'inizio del 2015 il segreto di Pulcinella si chiamava Double Irish, un sistema che consentiva alle aziende di eludere le tasse in modo legale e che, tanto per fare un esempio, nel 2013 ha permesso a Facebook di pagare 1,9 milioni di euro in tasse a fronte di 1,7 miliardi di utili.
Il trucco consisteva nell'avere due società irlandesi, una controllata e una controllante, la prima delle quali residente nel Paese, l'altra all'estero in un Paradiso fiscale. Quest'ultima dava in licenza i diritti alla prima, ottenendo in cambio royalties e altri oneri fiscali. E risultava l'unica ad avere effettivamente dei profitti.
APPLE TRA LE PRIME A USUFRUIRNE. Fino all'inizio del 2015, le grandi multinazionali che mettevano in pratica il sistema non erano considerate fiscalmente residenti in Irlanda dalla legge, perché il loro controllo veniva attribuito a un'altra sede.
Un trucco scoperto e utilizzato per la prima volta proprio da Apple alla fine degli Anni 80 e mandato in soffitta solo su pressione di Stati Uniti e Unione europea e con una proroga di altri cinque anni per le aziende già presenti in Irlanda, che potranno utilizzare lo stratagemma fino al 2020.
E poi? Tutto finito? Dublino dovrà dire addio al suo status di Silicon Valley d'Europa? Proprio no: fatta la legge trovato l'inganno. Così, dopo oltre 20 anni di Double Irish, ecco un nuovo sistema per attrarre le multinazionali.

Colossi al riparo dal fisco made in Usa

Michael Noonan, ministro delle Finanze irlandese.

Si chiama Knowledge development box, e il ministro delle Finanze Michael Noonan lo stava preparando proprio mentre mandava in soffitta il sistema precedente.
Si tratta in sostanza di una riduzione del 100% delle tasse su brevetti e diritto d'autore. Non è una novità assoluta, ma uno strumento che è stato potenziato. Prima del ritocchino operato da Noonan, infatti, la riduzione prevista era dell'80% e al 2012 aveva già spinto oltre 250 imprese a spostare tutte le loro proprietà intellettuali in Irlanda, evitando imposte per 108 milioni di euro annui.
A invocare il lifting del Knowledge development box sono stati l'Irish tax institute e la Camera di commercio americana, in un'alleanza che fa bene a entrambi i partner, garantendo a una parte un riparo sicuro dalle mire del fisco Usa, e all'altra un gettito fiscale comunque cospicuo.
NEMMENO LA SVIZZERA REGGE IL CONFRONTO. Perché evidentemente non basta una corporate tax con un'aliquota da far tremare la Svizzera, un 12,5% enormemente inferiore alla media Ocse (24%) che ha fatto scappare le grandi multinazionali dalla Confederazione elvetica alla verdissima Irlanda (tra le ultime a lasciare Berna per Dublino, in ordine di tempo, c'è Yahoo!).
Una straordinaria esca, capace di attrarre investimenti e garantire un gettito fiscale in costante crescita.
Il 2014 si era chiuso con entrate sopra i 4,6 miliardi di euro, l'8,1% in più rispetto all'anno prima, i primi nove mesi del 2015 hanno fatto registrare 4,2 miliardi, con un ulteriore incremento del 50% sul dato relativo allo stesso periodo del 2014.
DISOCCUPAZIONE IN CALO E PIL ALLE STELLE. È anche così che l'Irlanda è uscita dalla recessione e ha ripreso a correre, con un passo senza eguali nell'Eurozona.
Il tasso di disoccupazione, in costante calo dopo aver raggiunto il 15,1% nel 2012 è sceso al 9,8%, registrando il miglioramento più sensibile tra i Paesi del continente.
Il 2014 si è chiuso con un Pil a quota 181,3 miliardi di euro, in crescita del 4,8% rispetto all'anno prima e vicinissimo ai 185,4 miliardi del 2007, prima che la crisi avesse inizio.
Il 2015 è ancora più promettente, e ha visto i suoi primi nove mesi chiudersi con un +7% ben oltre le più rosee aspettative.
Una ripresa spesso indicata come esemplare dalle istituzioni finanziarie, ma che ha senza dubbio i suoi lati oscuri.

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