Corruzione 151022195148
MUM AT WORK 16 Gennaio Gen 2016 1345 16 gennaio 2016

Se in banca ti negano il prestito perché sei donna

I patrimoni restano esclusiva maschile. Ma col microcredito qualcosa sta cambiando.

  • ...

Se il budget familiare lo tengono - generalmente - le mamme, di risparmi e finanza se ne occupano - spesso - solo gli uomini.
«In Italia è così: le donne gestiscono l’economia domestica, ma non gestiscono il patrimonio», spiega a Lettera43.it Giovanna Boggio Robutti, direttore generale della Fondazione per l'educazione finanziaria e al risparmio (Feduf), costituita su iniziativa dell'Associazione bancaria italiana.
Ora questo fenomeno di esclusione finanziaria sta tornando nell’agenda del Paese «perché ci sono tante mamme single o perché semplicemente sono tante le donne che si devono occupare di crescere i figli».
«Secondo una ricerca di Gallup su 140 Paesi al mondo sulla conoscenza finanziaria diffusa, l’Italia con il suo 33% è molto più vicina al Terzo Mondo che al “primo”, dove circa il 60% delle persone ha buoni strumenti di base» spiega il presidente di Adiconsum, Pietro Giordano, «spesso le donne non hanno nessuna conoscenza finanziaria e troppo tardi si preoccupano, per esempio, della pensione».
UN PIANO DI ALFABETIZZAZIONE FINANZIARIA. Così Feduf e Adiconsum hanno realizzato un progetto, tra i primi in Italia, per insegnare alle donne un po’ di finanza di base. Hanno creato un sito e - attraverso una buona campagna social - hanno lanciato Conta sulle donne.
«Con un linguaggio semplice e quasi naif in questi video pubblicati online, seguiamo un personaggio nelle tre fasi della sua vita. Noi come Fondazione ci crediamo nella formazione: le donne gestiscono il budget familiare e per aiutarle a crescere i figli con un po’ di serenità in più, pensiamo che sia necessaria un’educazione economica più solida», continua Boggio Robutti.
«L’alfabetizzazione finanziaria è un problema enorme, non c’è una cabina di regia e non si conoscono le strutture pubbliche e private che la fanno.
La situazione culturale nel nostro Paese è pesante: sopratutto nel Mezzogiorno, ma non solo - e penso anche alle aree meno urbanizzate - è il pater familias che gestisce i soldi», riflette Giordano. Per questo è necessario dotarsi di strumenti basilari, conoscere l’abc delle banche e del sistema finanziario.
Ma non c’è da spaventarsi: per esempio sul sito di Conta sulle donne si può leggere in pochi minuti cos’è e come si apre un conto in banca, piuttosto se è meglio dotarsi di un bancomat o una carta revolvering.

Tanti casi di impreditrici a cui è stato negato un finanziamento

Se il primo passo per iniziare davvero a “contare” sulle mamme anche per le questioni finanziarie è l’informazione, «uno strumento potentissimo per l’inclusione sociale e finanziaria è il microcredito, soprattutto per le fasce più deboli: i giovani e le donne» sostiene Mario Baccini, presidente dell’Ente nazionale per il microcredito (Enm). Microcredito non vuol dire “piccolo finanziamento”, ma percorrere un iter di costruzione di una piccola impresa e avere a disposizione servizi accessori fondamentali, come, per esempio, la creazione di un business plan.
Sono diversi i casi in Italia in cui un’aspirante imprenditrice si rivolge a una banca per finanziare la sua impresa «ma l’istituto di credito chiede la firma del marito o del padre a garanzia. Noi abbiamo denunciato questa pratica come ente nazionale e abbiamo lanciato una campagna sperimentale sul microcredito per le donne, che è andata molto bene e che è stata la base per la campagna nazionale per tutti gli aspiranti imprenditori che faremo quest’anno», spiega Baccini.
CREATA UNA RETE DI 60 ASSOCIAZIONI. «In banca non mi hanno concesso un finanziamento, così mi sono rivolta all’Enm e in un anno e mezzo ho avuto accesso a 25 mila euro che mi hanno permesso di aprire una parafarmacia a Roma. Microcredito per me ha significato accesso al credito, un percorso di formazione, un sostegno per il business plan, una guida per capire il mio reale bacino di utenza nella zona che avevo scelto per la mia impresa», racconta Federica Della Chiesa al nostro giornale.
Lei è una delle 30 donne che ha avuto il sostegno del progetto sperimentale Microcredito Donna, che ha fatto da testa d’ariete per il progetto nazionale rivolto a uomini e donne in Italia.
Per Microcredito Donna si è creata una rete di circa 60 associazioni femminili, guidate da Daniela Brancati, «che ci hanno detto di cosa avessero bisogno le donne», continua Baccini, «innanzi tutto ci hanno fatto presente l’assenza di comunicazioni e informazioni sugli strumenti disponibili. Noi abbiamo promosso un intervento tramite la presidenza del Consiglio dei ministri sulla promozione del microcredito, Donna riparti da te».
TANTE BANCHE SI STANNO CONVENZIONANDO. Importante sottolineare, secondo il presidente, che ogni beneficiario di un fondo del microcredito origina un effetto leva di 2,43 posti di lavoro sul territorio.
«Se per il progetto sperimentale rivolto solo alle donne, attuato nel 2015, sono state sostenute 30 imprese nel Lazio e si è usato un fondo dell’Enm erogato attraverso la Bcc di Roma», annuncia a Lettera43.it Marco Paoluzi, direttore di Microcredito Donna, «da oggi esiste un fondo di garanzia per il microcredito di 30 milioni di euro, rivolto a tutti gli aspiranti imprenditori, uomini e donne. E tante banche, oltre la Bcc, stanno per essere convenzionate».
Insomma, assicura il presidente: «Possiamo dire che da febbraio partirà davvero il microcredito nel nostro Paese. E oggi per chi volesse accedere al fondo, uomo o donna, si inizierà semplicemente andando sul nostro sito».

Correlati

Potresti esserti perso