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ECONOMIA 20 Gennaio Gen 2016 1210 20 gennaio 2016

Mini-bond: pregi e difetti di uno strumento ideale per le Pmi italiane

Il ricorso al credito bancario può risultare molto complesso. Le aziende hanno la possibilità di trovare un nuovo canale di finanziamento.

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di Girolamo Stabile


Lo scenario economico italiano presenta grandi sfide per le piccole e medie imprese che intendono sviluppare le proprie attività e che, dunque, hanno bisogno di nuovi capitali.
In un momento in cui il ricorso al credito bancario presenta qualche complessità può essere utile considerare strumenti alternativi di finanziamento tra cui i mini-bond, che permettono alle piccole e medie imprese di rivolgersi direttamente al mercato dei capitali proprio in alternativa al canale bancario tradizionale.
L'ECONOMIA FINANZIARIA SOSTIENE QUELLA REALE. I mini-bond rientrano nella categoria delle obbligazioni societarie e sono destinati principalmente a investitori istituzionali e qualificati. Possono essere emessi da tutte le società che fatturano più di due milioni di euro l’anno e il cui bilancio sia certificato da parte di una società di revisione. Uno strumento ideale, dunque, per le piccole e medie imprese, in quanto non occorre essere quotate o essere sottoposte a rating ai fini della emissione.
I mini-bond sono uno strumento con grandi potenzialità in un sistema profondamente “banco-centrico” come quello italiano. La loro progressiva diffusione, ha osservato un report pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Consorzio camerale per il credito e la finanza, ha un impatto determinante sul ristabilimento di un legame tra il risparmio nazionale e l’economia reale, così come sull’attrazione di investitori internazionali. In altri termini, si crea un importante punto di incontro tra l’economia finanziaria e quella reale, nel senso che la prima sostiene la seconda.
PROGRESSIVO SUPPORTO GOVERNATIVO. Su queste basi, dal governo Monti in poi, gli esecutivi e il Parlamento hanno emesso diversi provvedimenti mirati a supportare il ricorso a tale strumento: sono stati eliminati gli ostacoli di natura civilistica e fiscale con i Decreti Sviluppo del 2012 e introdotti nel tempo significativi benefici, ad esempio con il Destinazione Italia del 2013 e il Decreto Crescita e Competitività del 2014. La ritrosia delle nostre imprese non è però solo dovuta a motivi di natura burocratica, ma anche a fattori di carattere culturale e/o territoriale. Vediamo perché.
LA VULNERABILITÀ DELLE AZIENDE. La tendenziale dipendenza dal canale di finanziamento bancario delle imprese italiane può denotare una certa vulnerabilità tanto in periodi di “credit crunch” domestico e/o internazionale (stretta creditizia), quanto in situazioni di sotto-capitalizzazione sistemica, spesso presente in Italia (secondo il vecchio adagio “famiglia ricca-impresa povera”).
A questo proposito, va ad esempio notato che i mercati finanziari di capitali di rischio non ricoprono in Italia il ruolo che meriterebbero: è sempre il report preparato dal Ministero sopra menzionato a riconoscere che i modelli di governance tipici delle nostre imprese e un sistema fiscale poco incoraggiante non incentivano adeguatamente il ricorso a private equity e venture capital.

Vantaggi e svantaggi dei mini-bond

L’utilizzo dei mini-bond comporta ovviamente vantaggi e svantaggi, di seguito alcuni esempi senza la pretesa di fornire una lista esaustiva.
Per ciò che attiene i vantaggi, il primo di questi può essere identificato nella scadenza tendenzialmente medio-lunga dei titoli. A questo proposito, una ricerca emessa da alcuni portali specializzati (minibonditaly.it e Epic), Barometro Minibonds – Market trends al 31 dicembre 2015) rileva una scadenza media di 5,4 anni.
Il secondo vantaggio si può ricondurre alla possibilità di ripagare il titolo interamente a scadenza (secondo la modalità cosiddetta bullet) rispetto al ripagamento del titolo distribuito durante la vita dell’operazione ed in concomitanza del pagamento della cedola (modalità cosiddetta ammortising).
Il terzo vantaggio può essere rappresentato dalla possibilità di emettere il titolo senza alcun collateral (ad esempio una garanzia). A questo proposito, la ricerca citata rileva come l’83% delle emissioni esistenti non sia assistito da alcuna garanzia.
Infine, il quarto vantaggio può essere ricondotto al costo relativamente contenuto delle emissioni, la cedola media delle emissioni esistenti è pari al 5.5%.
Da queste caratteristiche risulta evidente che le singole caratteristiche di un titolo sono oggetto di negoziazione con gli investitori in fase di strutturazione e, dunque, non è possibile identificare delle caratteristiche, per così dire, standard in questo senso. Tuttavia, l’elenco qui sopra riportato rileva alcune delle attuali tendenze di mercato.
GLI SVANTAGGI DEI MINI BOND. Per ciò che attiene gli svantaggi, va, ad esempio, notato che il mancato pagamento della cedola periodica rappresenta un evento di default sulla base del regolamento che, generalmente, disciplina l’emissione. In aggiunta, il verificarsi di questo evento, potrebbe determinare anche l’estinzione anticipata del prestito obbligazionario, con evidenti conseguenze per l’emittente in termini di merito creditizio. Pertanto, la sostenibilità del costo di un’operazione di finanziamento mediante mini-bond deve essere attentamente valutata da parte del soggetto emittente sulla base di business-plan coerenti e realistici. Per questa ragione, gli investitori sottopongono ogni singola operazione ad una attenta due-diligence.

Scenari futuri

L’identificazione di possibili o auspicabili scenari futuri dei mini-bond parte da quanto è stato fatto. A fine del 2015 sono state operate 148 emissioni per un controvalore pari a 5,5 miliardi di euro. Questo dato rileva tuttavia una concentrazione di emissioni di taglia molto elevata, superiore a 150 milioni di euro e una percentuale ridotta di operazioni inferiori a 50 milioni di euro. Un incremento significativo di emissioni di taglio più contenuto e, dunque, di emittenti sarebbe opportuno. In questo senso sembrano positivi i trend di mercato registrati dagli operatori in relazione alle ultime operazioni.
UTILIZZATI SOPRATTUTTO AL NORD. Va infine notato che il mercato dei mini-bond evidenzia un ulteriore gap tra il Nord ed il Sud Italia. Circa l’80% delle emissioni esistenti si concentra nella zona Nord del paese (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Piemonte e Toscana) a svantaggio della zona Sud dove ci sono grandi margini per intensificare la diffusione di questo strumento.

Girolamo Stabile è fondatore e Ceo di Kant Capital

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