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BASSA MAREA 21 Gennaio Gen 2016 1606 21 gennaio 2016

L'inciucio con Wall Street perseguiterà Obama

Il presidente cercherà di dare risposte nelle sue memorie. Ma non sarà mai convincente. 

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Barack Obama.

Se Obama dopo la Casa Bianca venisse in Italia a scrivere le sue memorie sarebbe simpatico, ma non è che ce ne importi molto.
Intanto la “notizia” pubblicata con sussiego in prima pagina giorni fa dal Corriere della Sera non ha vere probabilità di avverarsi perché le memorie di un presidente sono un lavoro collettivo che va scritto là dove è possibile confrontare le fonti, valutare le opportunità, fidarsi dei consigli su che dire e non dire, e dove ci sono i ghostwriter fidati che danno corpo al canovaccio.
Non c’è posto per una cameretta con vista sulla Marmolada.
Le scriverà alacremente perché gli renderanno non meno di 15 milioni di dollari.
OBAMA E LA GRANDE SCOMMESSA. Se si legge però questa ingenua pseudo notizia alla luce del buon successo che sta avendo anche in Italia La grande scommessa, 3,5 milioni di incasso in una settimana, un film non facile pieno di swap e cdo e vendite allo scoperto e di «grandi banche che si stanno fottendo gli americani e il mondo», qualche curiosità su come Obama potrà cavarsela, raccontando la Grande Crisi nelle sue memorie, viene.
Il film ripercorre la grande crisi finanziaria del 2008, non superata dice in America, e tanto meno da noi, partendo da quando un paio d’anni prima 4 figure minori del mondo finanziario capirono che stava per saltare la cassa e decisero di guadagnarci sopra scommettendo sulla fine della bolla immobiliare. E guadagnando moltissimo.
Fu questa la grande scommessa, The Big Short, cioè la grande vendita allo scoperto, attraverso gli swap soprattutto.
LE MEMORIE DI BUSH. George W. Bush ha parlato della crisi, esplosa nel settembre 2008. Era ancora, per poco, alla Casa Bianca.
Le sue memorie, Decision Points, vendettero 2 milioni solo nei primi due mesi, gli resero 7 milioni di dollari solo con il primo 1,5 milione di copie, e si occupavano della crisi soltanto nell’ultimo capitolo, usato da GWB per spiegare come riuscì (ci riuscirono meglio Henry Paulson al Tesoro e Ben Bernanke alla Federal Reserve) a organizzare l’emergenza che salvò il sistema.
Naturalmente non dice nulla su come fu uno dei responsabili della crisi, essenzialmente assicurando nei suoi 8 anni alla Casa Bianca, e a parte alcune eccezioni come il caso Enron, che le varie agenzie di sorveglianza sorvegliassero il meno possibile per non disturbare il manovratore.

Bill Clinton tra l'abolizione della Glass-Steagall e la legge sui derivati

Bill Clinton con la moglie Hillary e la figlia Chelsea nella campagna elettorale 1992.

Anche Bill Clinton ha scritto naturalmente le sue memorie presidenziali, si intitolano My Life (nulla di vietato ai minorenni), sono uscite nel giugno 2004, hanno venduto non meno di 2,3 milioni di copie e pagato un anticipo di 15 milioni di dollari.
La crisi era già in gestazione, ma allora in effetti nessuno se ne era proprio accorto, anche se qualcuno la sospettava.
Clinton declama le glorie della sua presidenza e indica come sagge decisioni (nel 2004 si poteva ancora fare) due leggi, da lui firmate, volute fortemente dai suoi ministri del Tesoro Bob Rubin e poi Lawrence Summers, e che dettero l’ultimo vigoroso colpo alla legislazione bancaria del New Deal.
UN VIA LIBERA INDIFENDIBILE. Si tratta della legge bancaria del 12 novembre 1999 che aboliva le ultime norme ancora in vigore della vecchia Glass-Steagall del 1933 su separazione tra banca commerciale e banca d’affari, e della legge sui derivati del 21dicembre 2000.
Questa, dopo una battaglia che aveva visto vincitori i più autorevoli rappresentanti di Wall Street a Washington guidati da Rubin (ex capo di Goldman Sachs) e dal suo successore Summers, oltre che dalla Fed di Alan Greenspan, liberava i derivati più a rischio, i credit default swaps in prima fila, da ogni forma di serio controllo, intanto erano trattati si diceva fra “controparti sofisticate”.
Clinton ancora recentemente ha detto che la fine del Glass-Steagall non c’entra con la crisi, ed è assai discutibile, ma lo stesso non ha mai potuto dire sul suo via libera ai derivati.
BARACK SEPPE RACCONTARE LA CRISI. Che dirà Obama nelle sue memorie? Certamente dovrà occuparsi di finanza più di quanto hanno fatto GWB e Clinton perché Obama è arrivato alla Casa Bianca nel bel pieno della crisi.
E anzi deve forse alla crisi la sua vittoria nel 2008 perché seppe raccontarla bene, avendo nella sua squadra elettorale uomini validi e dalle idee chiare, Paul Volcker per primo, ma non solo. Solo che, appena vinto, cambiò squadra, e dette il potere economico agli uomini di Wall Street, Tim Geithner al Tesoro, Summers stratega alla Casa Bianca, e poi successore di Geithner l’attuale, al Tesoro, Jack Lew. E avrebbe portato Summers alla Fed, se avesse potuto, nel 2014.

Wall Street è stata rimessa in piedi, con qualche regola in più

Trader a Wall Street.

Per Wall Street, non è cambiato molto, rispetto a 10 anni fa, e il botto con la massa di derivati solo in parte più controllati di prima potrebbe ripetersi.
Ma così voleva Wall Street, che già a fine 2007 secondo analisi accurate aveva dato all’ancora semi ignoto Obama più finanziamenti che a Hillary Clinton, la quale oggi passa come (ed è) la candidata di fiducia, checché se ne dica, dei grandi banchieri.
Solo che c’è nel Paese una insoddisfazione e un nervosismo, tra i democratici e i repubblicani sia pure a tinte diverse, di fronte alla inefficacia della politica e alla stagnazione della classe media, che rende ancora tutto possibile, persino anche se ancora improbabili, una presidenza repubblicana Trump o una democratica Sanders.
L'OPPOSIZIONE DI DORGAN. Non si poteva fare altro che rimettere Wall Street in piedi con qualche regola in più, ha scritto Geithner nelle sue memorie. Non tutti a Washington sono d’accordo.
L’allora senatore democratico del North Dakota, Byron Dorgan, si era fermamente opposto nel 99 alla fine del Glass-Stegall («ce ne pentiremo»), uno degli 8 senatori su 98 a votare no; nel 99-2000 era fra quanti chiedevano più controlli sui derivati, allora “appena” equivalenti a 33 mila miliardi e nel 2007 dieci volte tanto solo negli Usa, «perché sono un rischio che aleggia sulle istituzioni finanziarie di questo paese e un giorno, con un tonfo, sveglierà tutti».
«HAI SCELTO LA GENTE SBAGLIATA». A fine 2008, dopo che Obama ebbe consegnato l’economia nelle mani degli amici di Wall Street, lo affrontò: «Hai scelto la gente sbagliata. Non riesco a capire come hai potuto farlo. Hai scelto la gente sbagliata!».
«Le grandi banche sono state smembrate, molti banchieri sono in prigione, i derivati sotto controllo», dice verso la fine un mellifluo sonoro de La grande scommessa. Ma è un sogno. «Non è cambiato niente!» tuona la stessa voce.
Sarà interessante leggere che cosa Obama avrà da dire sulla finanza nelle sue memorie. Difficilmente sarà convincente.

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