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QUI VIALE DELL'ASTRONOMIA 25 Gennaio Gen 2016 1100 25 gennaio 2016

Confindustria: il nome di Alberto Vacchi spacca gli industriali

Rocca e Montezemolo lo spingono per il dopo Squinzi. Ma la sua candidatura manda in tilt l'associazione. Il presidente bolognese pronto al passo indietro.

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Alberto Vacchi, presidente di Confindustria di Bologna.

Il bolognese Alberto Vacchi, patron di Ima, azienda leader nella produzione di macchine automatiche, doveva essere - nelle intenzioni di Gianfelice Rocca e Luca Montezemolo che l'hanno indicato - l'asso nella manica per succedere a Giorgio Squinzi alla presidenza della Confindustria.
Dopo pochi giorni però la candidatura si sta rivelando un boomerang che ha finito per spaccare Assolombarda, Federmeccanica, gli industriali emiliani ed è riuscita a coalizzare contro di lui pezzi da novanta come lo stesso Giorgio Squinzi, Emma Marcegaglia e Luigi Abete.
Annusata l'aria che tira e anche la difficoltà di mettere insieme il 20% dei consensi per poter aspirare a concorrere, lo stesso Vacchi, da sempre manager tanto serio quanto timido, sta pensando seriamente di fare un passo indietro.
VACCHI, CANDIDATO PER OTTENERE POSTI CHIAVE. In queste ultime ore agli amici ha confessato di essere stato trascinato nell'avventura quasi a sua insaputa da Rocca e Montezemolo che, con Vacchi presidente, sono sicuri di farsi indicare in due posti chiave: per Rocca la presidenza del Sole 24 e per Montezemolo la Luiss, da sempre formidabile centro di potere.
Del resto a Vacchi, Roma e la Confindustria, non sono mai troppo piaciuti. Nessuno ha memoria di un suo intervento e al settimo piano ricordano che pur avendone diritto come presidente degli industriali di Bologna preferì rinunciare all'incarico di consigliere nazionale per evitare di scendere nella Capitale.
Uomo schivo è addirittura maniaco della sua privacy tanto che il venerdì stacca il suo telefonino per le amate battute di caccia peggio ancora di quanto faceva Squinzi per le sue proverbiali gite in bicicletta.
Nel jet-set molto più noto è invece suo cugino Gianluca che siede al suo fianco nel cda di Ima e che, in un'intervista a Lettera43.it, commentando una storia emersa in uno dei tanti processi contro Fabrizio Corona, si compiace di essere un 'dandy', con le mani tatuate e con il vezzo di uscire a cena in «pigiama da sera», infiammando le notti di Porto Cervo e di Cortina.
L'indicazione di Vacchi ha provocato inoltre un vero tsunami tra gli imprenditori emiliani e perfino in un grande amico dello stesso Vacchi, Fabio Storchi, potente presidente di Federmeccanica che si è risentito di non essere stato consultato, spaccando così la potente componente degli industriali meccanici.
EMILIA E LOMBARDIA STORCONO IL NASO. Anche un altro bolognese illustre come Maccaferri considera Vacchi uno straordinario imprenditore ma non adatto per i velenosi giochi romani.
Se l'Emilia è in subbuglio, la Lombardia non ha apprezzato l'indicazione di Rocca. Monza, Como e Varese, da sempre critiche con la sua gestione, contestano la scelta, mentre Marco Bonometti, bresciano ed espressione dell'ala più a destra, addirittura dice che l'ad di Ima sarebbe un regalo per la Fiom, considerandolo troppo arrendevole verso Landini.
Vacchi ha portato a casa per adesso solo il via libera entusiasta di Romano Prodi, che l'ha definito «un uomo d'onore», non facendogli così un favore né con il mondo di Matteo Renzi e neanche con quello di Berlusconi.
La strada per il duo Rocca-Montezemolo di imporre Vacchi è in salita, anche perché sono rimasti pochi gli altri candidati da proporre in extremis.
Il nuovo statuto, infatti, prevede, oltre alla soglia del 20 %, nomi senza macchie nella fedina penale secondo le nuove regole entrate in vigore per questa tornata.

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