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GIUSTIZIA 29 Gennaio Gen 2016 1600 29 gennaio 2016

Google sulle orme di Apple: ipotesi ruling sulle tasse

Le Fiamme Gialle contestano a Big G 227 milioni di evasione. In caso di accordo, l'intesa potrebbe valere anche per gli anni futuri. Come per l'azienda di Cupertino. Nell'inchiesta la svolta si avvicina.

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Una cosa è certa: l'affaire-Google è appena cominciato. E presenta almeno una significativa analogia con il caso Apple.
I due colossi del digitale, infatti, sono finiti entrambi nel mirino dell'Agenzia delle entrate, della Guardia di Finanza e della procura di Milano, che li accusano di evasione fiscale. La filiale italiana di Apple ha accettato di pagare al Fisco 318 milioni di euro per saldare tutte le sue pendenze amministrative, a fronte di un'evasione stimata di 897 milioni di euro.
PRESUNTA EVASIONE FISCALE TRA 2009 E 2013. Non è ancora chiaro, invece, come intenda muoversi Google, che giovedì 28 gennaio ha ricevuto un processo verbale di constatazione da parte delle Fiamme Gialle. Big G non avrebbe pagato al Fisco italiano 227 milioni di euro di imposte, nel periodo compreso tra il 2009 e il 2013. C'è di più: la presunta evasione fiscale sarebbe stata realizzata da Google Ireland Ltd attraverso una «stabile organizzazione occulta», cioè attraverso una sede fissa d'affari i cui ricavi (introiti su contratti con inserzionisti pubblicitari per banner e indicizzazioni) avrebbero dovuto essere tassati in Italia e non in Irlanda, dove la società ha pagato le imposte con un'aliquota molto più bassa. Lo stesso sistema di cui si sarebbe avvalsa Apple.
L'OPERA DI STABILI ORGANIZZAZIONI OCCULTE. Se nel caso dell'azienda di Cupertino l'organizzazione occulta avrebbe operato come «agente dipendente», avendo il potere di «negoziare e decidere, in modo vincolante, tutti gli elementi e i termini dei contratti commerciali di compravendita», Google Ireland Ltd avrebbe operato in Italia attraverso manager e dipendenti che lavorano negli uffici di Google Italia. I rilievi mossi a Google Ireland Ltd sono di due tipi. Il primo riguarda un'omessa dichiarazione Ires su redditi per circa 100 milioni di euro, con una presunta imposta evasa di 27 milioni.
ROYALTIES TRA IRLANDA, OLANDA E BERMUDA. Il secondo, invece, un'omessa applicazione e versamento di ritenute, con una presunta evasione di 200 milioni. In questo secondo caso, sotto la lente della Guardia di Finanza non ci sono i ricavi, ma i costi della società irlandese. Che come tutte quelle del gruppo Google, deve pagare le royalties per l'utilizzo del marchio. Le Fiamme Gialle, però, hanno riscontrato che Google Ireland Ltd avrebbe versato circa 600 milioni di euro di royalties a una società olandese, che a sua volta avrebbe girato la cifra a un'altra società, sempre irlandese, ma con domicilio fiscale alle Bermuda. Per questi passaggi Google Ireland Ltd avrebbe dovuto pagare al Fisco una ritenuta del 30%, pari a 200 milioni di euro. Totalmente evasa secondo gli investigatori.
COME REAGIRÀ GOOGLE? Il verbale notificato a Google, nei prossimi giorni, verrà trasmesso all'Agenzia delle entrate. Il Fisco, sulla base delle notizie acquisite, potrà avviare un processo di accertamento, formalizzando così le sue pretese tributarie nei confronti dell'azienda, comprese le modalità e i termini per effettuare il pagamento. Come reagirà Google? Se rinunciasse a fare ricorso, prima dell'adesione al processo di accertamento, potrebbe raggiungere un accordo e definire le imposte dovute. Una mossa che consentirebbe al gruppo di uscire dalla rotta di collisione con l'Agenzia delle entrate.
LA PROSPETTIVA DI UN RULING INTERNAZIONALE. In caso di accordo, scongiurata l'ipotesi di una lunga lite tributaria, potrebbe prendere corpo anche la sottoscrizione di un ruling internazionale, cioè di un'intesa duratura col Fisco italiano, valida per i prossimi anni. Un esito considerato auspicabile, che replicherebbe lo schema seguito con Apple. Le recenti operazioni della Guardia di Finanza nei confronti delle multinazionali del digitale, del resto, dimostrano che una volta accertate le violazioni è possibile 'costringere' a pagare anche i colossi. Una web tax internazionale non è necessaria, mentre appare utile e giustificato un aggiornamento della normativa nazionale.
L'INCHIESTA DELLA PROCURA VA AVANTI. L'ipotesi di un accomodamento, tuttavia, vale solo sul fronte amministrativo. Sul piano penale non si prevedono sconti, né per Apple, né per Google.
Secondo quanto risulta a Lettera43.it, nel giro di alcuni giorni potrebbe esserci una svolta nell'inchiesta. Il fascicolo, per ora senza indagati, è stato assegnato al pubblico ministero Isidoro Palma, che fa parte del pool per i reati finanziari guidato dal procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco.
Google, attraverso un suo portavoce, ha commentato la notifica della contestazione affermando che la società «rispetta la normativa fiscale di tutti i Paesi in cui opera e continua a collaborare con le autorità».

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