Scott Jovane 150609190932
FACCIAMOCI SENTIRE 1 Febbraio Feb 2016 0930 01 febbraio 2016

L'inconcepibile guerra ai manager di certi azionisti

Jovane, Greco e Khan: messi alla berlina nonostante indubbie capacità.

  • ...

Scott Jovane.

Negli ultimi tempi nella business community italiana abbiamo assistito all’uscita dal vertice di aziende importanti di tre top manager.
Pietro Scott Jovane ha lasciato Rcs, Mario Greco le Assicurazioni Generali e Adil Mehboob-Khan il Gruppo Luxottica.
TRE STORIE DIVERSE. Tutti e tre, per ragioni diverse, sono rimasti nella posizione un periodo di tempo limitato al fine di realizzare una progettualità di ampio respiro.
Scott Jovane aveva raggiunto Rcs nel luglio del 2012 per cui è durato tre anni e sette mesi.
Mario Greco è destinato a superarlo forse di un paio di mesi in quanto è arrivato alle Generali nell’agosto del 2012 ed ha già dichiarato l'intenzione di andarsene il primo maggio 2016.
Mentre Adil Mehboob-Khan ha sfiorato i 15 mesi, visto che sbarcò a Luxottica a fine ottobre del 2014.
JOVANE ESPERTO DIGITALE? È certamente difficile trovare un minimo comun denominatore tra i tre casi.
Gli azionisti di Rcs si dice che abbiano cercato un amministratore delegato con il profilo di Scott Jovane per via della sua competenza nel digitale, in quanto in precedenza era stato Ceo di Microsoft Italia.
È una competenza che il mercato gli deve riconoscere se l’interessato, uscito da Rcs, è poi diventato Ceo di Banzai che è (come riporta il sito) «il principale operatore nazionale sul mercato italiano dell’e-commerce e leader nell’editoria verticale online».
CIOLI VIENE DAL FINANCE. Ciononostante i giornali hanno parlato di una risoluzione consensuale del rapporto per una insoddisfazione del consiglio di amministrazione per i piani presentati in merito alla ristrutturazione societaria.
E il profilo di chi lo ha sostituito è totalmente diverso: Laura Cioli proviene dal mondo finance.

Greco, niente accordo nonostante un eccellente lavoro

Mario Greco.

Mario Greco fu chiamato a sostituire l’allora ad Perissinotto al quale, sempre secondo i media, veniva addebitata una scarsa performance della più grande compagnia assicurativa italiana rispetto ai peers internazionali.
Sembra che Greco abbia fatto un eccellente lavoro, ma ciò non è stato sufficiente per trovare un accordo tra lui e gli azionisti per il rinnovo del mandato.
GRANDI CAPACITÀ. Conosco personalmente Mario Greco per averci lavorato insieme nel cda di Eurizon di cui lui era amministratore delegato e io uno dei consiglieri indipendenti.
Stavamo lavorando alla quotazione della società prima che Imi San Paolo (di cui Eurizon era espressione) si fondesse con Banca Intesa.
Fu un periodo intenso ed ebbi l’opportunità di verificare le sue reali capacità professionali.
FUGA DI TALENTI. Mario, a mio avviso, è un talento italico e vedere che attraverserà i confini nazionali per approdare a Zurigo mi dispiace molto: il Paese perderà un altro grande manager.
Tra l’altro Greco va a guidare una delle più importanti compagnie assicurative a livello internazionale dove aveva già lavorato.
Difficilmente gli svizzeri gli avrebbero affidato la guida del Gruppo Zurich se non fossero stati convinti delle sue capacità che, come ho detto, avevano già avuto modo di verificare.

Khan silurato e la confusione di Del Vecchio

Adil Mehboob-Khan ha lasciato il gruppo Luxottica.

L’ultimo a lasciare in ordine di tempo, tra i tre presi in considerazione, è stato Adil Mehboob-Khan.
Chiunque lo conosca dice che sia molto bravo.
In Luxottica, stante il “travaglio” che ha vissuto l’azienda al fine di trovare un nuovo management team dopo l’uscita di Andrea Guerra (e quella successiva di Enrico Cavatorta), non gli deve essere stato facile esprimere tutto il suo potenziale.
CAMBIAMENTI LUNGHI. Il cambiamento di un’azienda delle dimensioni di Luxottica - che non ha solo un’attività produttiva, ma che in ampi mercati opera anche come azienda verticalmente integrata (arrivando quindi fino al consumatore finale attraverso una propria rete retail) - richiede tempi che vanno oltre i 15 mesi di permanenza dell’interessato.
Mehboob-Khan si è trovato poi a fare i conti con un azionista di maggioranza certamente non più giovane, ma a cui è difficile spiegare come si fanno gli occhiali.
Per di più il Cav. Del Vecchio, già con l’uscita di Guerra, aveva deciso di ritornare a giocare un ruolo da protagonista nella gestione dell’azienda.
PADRONE E AZIONISTA. Averla fondata dal niente e averla fatta diventare il leader mondiale del proprio settore talvolta potrebbe indurlo, almeno emotivamente, a fare confusione tra il ruolo di “padrone” e quello di azionista di maggioranza.
L’intervista del Cav. Del Vecchio a Maria Silvia Sacchi sul Corriere del 29 gennaio rappresenta infatti qualcosa di affascinante rispetto al personaggio, ma anche di incredibile al tempo stesso.
80 anni, già presidente, il Cav. Del Vecchio ha deciso di diventare presidente esecutivo assumendo le deleghe operative in prima persona.
«AZIENDA PIÙ VELOCE». La ragione? Semplice, secondo lui: «Perché l’azienda ha bisogno di essere più veloce e più semplice nel prendere decisioni».
Lui stesso però aveva deciso di avere due co-amministratori delegati (l’altro insieme a Mehboob-Khan era Vian che è comunque rimasto al suo posto).
Un altro esempio sul perché della sua decisione? «Internet: ci sono gruppi molto più piccoli di Luxottica che fanno numeri nettamente più grandi con l’e-commerce... Luxottica è una grandissima azienda, ma se un’azienda non segue il tempo in cui vive diventa vecchia».
LA VISIONE DI UN 80ENNE. Non sono espressioni di uno studente universitario che sta preparando la tesi e neanche di un consulente strategico che poi manda una fattura lunare per la sua consulenza, ma la visione del fondatore dell’azienda che a 80 anni ha deciso di tornare a guidarla.

Perché se il progetto fallisce la colpa viene data solo al manager?

Che dire? In bocca al lupo a tutti perché le tre aziende rappresentano un patrimonio nazionale che non vorremmo mai diventassero preda di qualche Gruppo estero (e la raccomandazione vale in particolare per le Generali).
Tre grandi aziende tre scelte diverse con il rispettivo top manager da parte degli azionisti.
CERCASI ''MARADONA''. Il tema è che quando le aziende vanno male, o meno bene dei loro peers, gli azionisti vorrebbero un “Maradona” al vertice.
Se il campione non riesce però nell’intento, la colpa è tutta la sua.
Se viceversa riesce, allora gli azionisti, in particolare alcuni rappresentanti i cosiddetti “poteri forti”, vorrebbero riprendere a muoversi come sempre trascurando talvolta le regole del mercato per privilegiare quella che veniva definita «l’economia relazionale».
Un azionista/fondatore con la storia del Cav. Del Vecchio fa storia a sé.
GOVERNANCE DA RIPENSARE. A questo punto si potrebbe aprire tutto un capitolo anche sulle regole di governance, sul ruolo degli amministratori indipendenti e dei vari comitati (Controllo & rischi, Remunerazione & nomine, Parti correlate eccetera) a seconda del tipo di azionariato.
In questo articolo ho solo cercato di sintetizzare (forse troppo) tre storie attuali.
E direi che si può concludere così: è certamente giusto criticare i manager per tante ragioni, ma talvolta è anche molto difficile capire certi azionisti.


Twitter @FrancoMoscetti

Correlati

Potresti esserti perso