Borsa Milano chiude in forte calo, -3,2%
MERCATI 3 Febbraio Feb 2016 2100 03 febbraio 2016

Borse, Milano crolla con i bancari

Petrolio a 30 dollari. Dati negativi da Cina e Usa. Piazza Affari perde il 2,85%.

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Se Shanghai tiene, Tokyo crolla. E l'Europa segue tra alti e bassi. Quella del 3 febbraio è stata un'altra seduta nera per le Borse mondiali, ma con qualche sfumatura di grigio su alcune piazze. La giornata si era aperta con il -3,15% giapponese e il -0,38% cinese. Ed è proseguita con i tonfi di Milano (Ftse Mib -2,85%), Madrid (-2,51%) e Atene (-4,12%). Hanno invece limitato i danni Parigi (-1,33%), Londra (-1,43%) e Francoforte (-1,53%), così come i listini Usa.
GREGGIO IN ALTALENA. A pesare sui listini il taglio delle stime sulla crescita cinese e l'altalena dei prezzi del greggio, prima sopra e poi sotto quota 30 dollari a barile.
A rimetterci sono state, però, soprattutto le banche, dopo una serie di tagli al prezzo obiettivo da parte di Citigroup su alcuni istituti italiani, che hanno scatenato la corsa al ribasso dell'intero settore in Piazza Affari, con diverse sospensioni.
Banco popolare ha ceduto il 10%, Ubi banca l'8,99%, Mps il 6,67%. Male anche sugli istituti spagnoli, mentre a rendere meno pesante il resto delle Borse continentali hanno contribuito Lvmh (+4,5% a Parigi) e l'offerta di ChemChina sulla svizzera Syngenta (+2,7% a Zurigo).
DATI AMERICANI PEGGIORI DELLE ATTESE. Effetto ridimensionato dalla diffusione dei dati americani peggiori delle attese, dalle richieste settimanali di ipoteche agli indici Markit sulla fiducia del settore dei servizi, fino all'indice Ism, sceso ai minimi dal 2014.
In controtendenza le indicazioni di Adp sull'occupazione a gennaio, che devono essere verificate con i dati ufficiali. Il leggero incremento rispetto alle stime ha dato un po' di ossigeno alle Borse a metà seduta, ma il tutto è durato pochi minuti.
LA FED POTREBBE RINVIARE IL RIALZO DEI TASSI. Il timore è che un progresso inferiore alle stime dell'economia Usa possa spingere la Fed a rinviare i rialzi dei tassi previsti nel 2016, come indicato dalla dinamica dei futures sui Fed fund. Un quadro propizio per i titoli di Stato tedeschi, oggetto di forti acquisti in uscita dai listini azionari, il cui rendimento per quelli a scadenza biennale è sceso per la prima volta sotto lo 0,5%, in vista di ulteriori misure espansive da parte della Banca centrale europea.
Sul fronte valutario, invece, l'euro ha superato quota 1,1 dollari per la prima volta da ottobre.

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