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QUI VIALE DELL'ASTRONOMIA 6 Febbraio Feb 2016 0900 06 febbraio 2016

Confindustria, la corsa 2016 entra nel vivo

Boccia favorito su Vacchi e Regina. Ma potrebbe emergere un'altra candidatura.

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Vincenzo Boccia, candidato alla presidenza della Confindustria.

La sera del 6 febbraio alla festa di Emma Marcegaglia (anche se il suo compleanno è stato il 24 dicembre), strategicamente posizionato nel cuore della corsa alla presidenza di Confindustria, Enzo Boccia potrebbe andarci da candidato più avanti degli altri poiché il 4 febbraio ha avuto il via libera della Piccola Industria e poiché la stessa padrona di casa non ha fatto mistero di poterlo appoggiare. Gli altri due concorrenti ufficiali, Alberto Vacchi da una parte e Aurelio Regina dall'altra, sono un passo indietro perché il primo ha problemi a casa propria in Emilia e il secondo fatica a raccogliere consensi a Nord. Dall'Emilia e dalla Lombardia potrebbero arrivare infatti il quarto e il quinto uomo, o uno solo dei due: Fabio Storchi, capo di Federmeccanica, e Marco Bonometti, 'meccanico' anch'egli.
BOCCIA SOSTENUTO DALLA PICCOLA INDUSTRIA. Boccia dunque ha mantenuto il posizionamento di partenza, cioè il sostegno della Piccola industria di cui è stato presidente e ha capitalizzato anche il buon lavoro fatto come responsabile del settore credito della Confindustria per conto della quale ha negoziato con le banche la moratoria che in questi anni molto ha aiutato le piccole e medie imprese. È stato anche ben lanciato in consiglio centrale giovedì dal presidente della Piccola, Alberto Baban, che ha cucito su di lui uno dei migliori identikit progettuali del prossimo presidente degli imprenditori ventilato nelle stanze di via dell'Astronomia in questa tornata elettorale. Baban, che aveva rinunciato a presentarsi direttamente quando si è reso conto che il suo Veneto ancora una volta non riusciva a giocare da protagonista, ha ritagliato su Boccia le aspirazioni della Piccola, rintuzzando anche bene le obiezioni di alcuni lombardi e di qualche pugliese.
POSSIBILE GIOCO DI INCROCI TRA CANDIDATI. Ma molti colleghi esperti di Confindustria sostengono che il sipario sulla corsa 2016 sia ancora ben lungi dall'essere calato, per due motivi: intanto ancora non è chiaro il gioco degli incroci che potrebbero esserci tra i tre candidati e il quarto in arrivo. Boccia infatti potrebbe accordarsi con Regina, mentre Vacchi avrebbe maggiori difficoltà a fare lo stesso con Storchi o con Bonometti. In secondo luogo, una eventuale impasse potrebbe favorire l'emergere di una candidatura oggi ancora non censita, e magari capace di aggregare più dell'attuale 20-25% dei consensi di ciascuno dei tre candidati ufficiali e del quarto in arrivo. Quest'ultima possibilità da una parte fa a pugni con la componente più manovriera del comitato dei past president, cioè con Marcegaglia, Abete e Fossa, che appaiono ben decisi a far arrivare al traguardo Boccia o Regina, favorendo magari anche l'accordo tra i due; dall'altra incontra il favore di molti colleghi i quali sono convinti che Confindustria abbia bisogno di un capo carismatico capace di traghettarla davvero nel terzo millennio, dopo la fine del duopolio con i sindacati, dopo l'inizio dell'era del disintermediatore Renzi e nella globalizzazione come parametro del mercato.
UN RUOLO FORTE PER CONFINDUSTRIA. Un personaggio che magari resta solo due anni, come alla fine degli Anni 70 del secolo scorso fece Guido Carli, già governatore della Banca d'Italia che integrò i due anni di presidenza Agnelli e poi riconsegnò Confindustria agli allora rappresentanti della media impresa dell'epoca, prima Vittorio Merloni e poi Sergio Pininfarina. Il paragone non appare a molti di noi del tutto appropriato, anche perché Fiat allora esercitava una riconosciuta egemonia su Confindustria, ma l'idea di un personaggio capace di ridare un ruolo forte alla nostra associazione non ci è affatto estranea. E pensiamo anche a qualcuno capace di farci giocare un ruolo di contrappeso politico rispetto alle tentazioni totalizzanti del premier fiorentino, così come esse emergono dal disegno delle riforme istituzionali e da molti comportamenti operativi di governo. Magari per aiutarlo a rimanere più equilibrato, visto che non possiamo non essere filogovernativi. Troppo per un imprenditore che debba continuare a badare alla sua azienda e contemporaneamente provare ad essere un buon presidente? Forse sì, se pensiamo che ciascuno di noi pensa di esserne capace ma poi vede che nei fatti non sempre è così. Per questo non tutto appare ancora deciso. Ma saprò dirvi di più nei prossimi giorni. Intanto complimenti a Emma due volte: per i suoi splendidi 'anta' e per il fatto di aver ben scelto la data per festeggiarli.

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