Apple, non posso costringerci a sblocco
DIATRIBA 26 Febbraio Feb 2016 1837 26 febbraio 2016

Apple contro Fbi: «Se perdiamo sarà stato di polizia»

Braccio di ferro sempre più duro sull'iPhone del killer di San Bernardino. Silicon Valley compatta.

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La Silicon Valley si compatta a sostegno di Apple.
Superando le rivalità reciproche, i colossi hi-tech scendono in campo a favore di Cupertino nel braccio di ferro contro l'Fbi per lo sblocco dell'iPhone del killer di San Bernardino.
Una polemica dai toni infuocati, alimentati dalle ultime dichiarazioni di Ted Olson, legale di Apple: «Se perdiamo, si va verso uno stato di polizia».
RISCHIO DI UN PRECEDENTE. Parole che confermano la linea dura di Apple, il cui messaggio e chiaro: creare un codice per sbloccare l'iPhone vuole dire creare una porta d'ingresso che può essere rubata, mettendo a rischio milioni di consumatori. «Il caso non riguarda un unico iPhone», ribadisce Apple nella documentazione depositata in tribunale per spiegare il proprio rifiuto alla richiesta dell'Fbi, aggiungendo che «si creerebbe un precedente».
TEMPI LUNGHI PER LO SBLOCCO. I tempi per un eventuale sblocco, aggiunge Apple, sono poi lunghi: lo sviluppo di un codice richiederebbe 10 ingegneri al lavoro per ben quattro settimane. Per la sicurezza e la privacy, difese a spada tratta da Apple, si schierano anche Facebook, Google, Twitter, Amazon, Verizon e Microsoft che intendono depositare in tribunale mozioni a sostegno di Cupertino.
MICROSOFT STA CON APPLE. Per problemi del 21esimo secolo «c'è bisogno di una legge del 21mo secolo», afferma Microsoft, che appoggia Apple nonostante la presa di distanza del suo fondatore, Bill Gates, secondo il quale Apple dovrebbe invece collaborare con le autorità. Una collaborazione, come chiesto dal numero uno dell'Fbi James Comey. Resta però il nodo dello sblocco: Apple ha offerto alle autorità le informazioni a sua disposizione, ma rifiuta di sbloccare l'iPhone del killer di San Bernardino, creando un precedente.
SENSIBILI ALLA SICUREZZA. Se infatti Cupertino dovesse adempiere alla richiesta, inserendo un 'tallone di Achille' negli iPhone, «ogni singolo esponente delle forze dell'ordine, non solo l'Fbi, si sentirebbe in diritto di richiedere un nuovo prodotto per entrare in qualcosa. Anche un giudice statale potrebbe ordinare alla Apple di realizzare qualcosa per sbloccare o violare ciò che è contenuto nei telefoni o nei tablet»». «La sicurezza dell'iPhone» - continua Olson - ««è la ragione per cui molte, molte persone lo comprano. E Apple è molto sensibile alla sicurezza nazionale e agli sforzi compiuti dalle forze dell'ordine per proteggere i cittadini americani. Ma nel caso contro l'Fbi il governo ha oltrepassato la sua autorità legale».

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