Confindustria a candidati, bocche cucite
VISTI DA VICINISSIMO 29 Febbraio Feb 2016 1533 29 febbraio 2016

Confindustria, le trame di Vacchi, Regina e Bonometti contro Boccia

Durante l'udienza del papa i tre imprenditori chiaccheravano amabilmente. Una strategia per far fuori il leader della Piccola Industria?

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Li ho visti con i miei occhi.
Vi giuro, se non erano pappa e ciccia poco ci mancava. Sarà stata la soggezione provata per essere alla presenza di Francesco, un papa che Fausto Bertinotti non esita a chiamare «compagno», sarà stato il calore verso Bergoglio mostrato dai 7 mila imprenditori che affollavano l’Aula Paolo VI per la prima udienza nella storia dell’associazione degli industriali – nonostante abbia dato loro più di una sferzata populista in faccia – sta di fatto che tre dei quattro candidati alla presidenza di Confindustria accorsi al Giubileo dell’Industria sono apparsi molto più amici che nemici, agli occhi dei loro colleghi “grandi elettori” lì presenti. Più vogliosi di trovare le ragioni della convergenza e, forse, dell’unità, che non quelle dello scontro, che pure negli ultimi giorni era al calor bianco.
LE CHIACCHERE DI BONOMETTI, REGINA E VACCHI. Parlo di Marco Bonometti, Aurelio Regina e Alberto Vacchi (rigorosamente in ordine alfabetico), che sono stati sorpresi in più momenti nel corso della lunga mattinata in Vaticano a conversare amabilmente. Questo mentre il quarto candidato, Vincenzo Boccia, presidente della Piccola Industria ed espressione della continuità della burocrazia che comanda la struttura centrale di Confindustria, era confinato tra il ristretto gruppo ammesso, in una sorta di recinto, all’immediato cospetto del papa.
Un’area riservata al comitato di presidenza di Confindustria guidato da Giorgio Squinzi e agli “sponsor” della giornata, Unicredit (abbiamo notato oltre ad un “dimesso” Ghizzoni e a un austero Vita, che non si sono rivolti la parola, anche il pierre Beretta e il capo di Roma Forestiero) ed Eni (c’era Emma Marcegaglia, ma è stata notata l’assenza di Claudio Descalzi).
Ma se Boccia, separato da tutti gli altri imprenditori, era impossibilitato a fare campagna elettorale, gli altri tre hanno invece fatto non solo un bagno di folla tra i loro colleghi, ma hanno trovato il modo di intrecciare fitti colloqui tra loro. E specie quelli tra Bonometti e Vacchi sono apparsi a molti come dei veri appeasement in vista della definitiva selezione delle candidature per il voto finale che i saggi stanno facendo.
«Dei quattro, Bonometti e Vacchi sono i due veri imprenditori», diceva a tutti il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. «Devono avere il coraggio di mettersi insieme», ribadiva sottovoce il presidente di un’importante associazione territoriale a suoi interlocutori nelle more dell’evento. «Sì, ma anche i manager sono imprenditori, quella distinzione è ormai arcaica», sottolineava Claudio Gemme, manager di multinazionali a capo dell’Anie.
BOCCIA TROPPO VICINO 'ALLA CASTA, ORA È PIÙ DEBOLE. È anche per questo che il sorriso e l’afflato con cui Regina ha salutato entrambi i suoi colleghi concorrenti ha fatto intendere, a chi osservava la scena per cogliere qualche segnale di come si mettono le cose nella corsa alla successione di Squinzi, che anche all’uomo indicato da Roma e Lazio (ma non da Luigi Abete, che dopo un iniziale endorsement lo ha mollato a favore di Boccia) non dispiacerebbe una aggregazione a tre in funzione anti-Boccia, che invece gode della aperta sponsorizzazione della Marcegaglia, che ha persino sguinzagliato il suo lobbysta aziendale (nel senso del gruppo Marcegaglia) Rinaldo Arpisella.
Ed è per questo che, dopo questa indimenticabile giornata degli imprenditori italiani con il papa, i sismografi confindustriali hanno unanimemente registrato Boccia decisamente più debole di prima nella corsa alla raccolta del consenso. In primo luogo perché agli occhi di tutti, ma soprattutto dei suoi della Piccola Industria, è apparso più “casta” che “popolo”.
E poi perché gli altri flirtano con l’obiettivo di mettersi insieme. E se così fosse, la partita sarebbe chiusa.



(*) Con questo “nome de plume” inizia la collaborazione a Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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