Banca Popolare Vicenza 120225110820
VERSO LA BORSA 4 Marzo Mar 2016 1608 04 marzo 2016

Bpvi, l'assemblea della rabbia contro Zonin & Co.

A Gambellara 10 mila soci e misure di sicurezza imponenti. L'ultimo voto per un percorso obbligato. Ma con un Cda ormai compromesso.

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I casellanti dell'autostrada Brescia-Padova sono stati richiamati in servizio straordinario; 110 tra agenti di polizia, carabinieri e persino la celere di Padova, abituata a tenere a bada ultrà e centri sociali, saranno attivi, pronti a intervenire in caso di emergenza. E ci saranno anche poliziotti in borghese.
A Gambellara, piccolo comune nella provincia berica, poco più di 3 mila abitanti circondati da capannoni e vigne, sono state dispiegate misure di sicurezza straordinarie per accogliere i 10 mila soci che parteciperanno all'ultima assemblea per voto capitario della Banca popolare di Vicenza (BpVi).
GRANDI E PICCOLI SOCI VERSO IL SÌ. Il percorso è obbligato: trasformazione in Spa - imposta per legge alle banche che hanno 8 miliardi di attivi -, aumento di capitale da 1,75 miliardi - per rispettare i parametri Bce - e quotazione in Borsa - condizione prevista nell'accordo con Unicredit che ha garantito la ricapitalizzazione.
La cordata dei soci 'nobili', professionisti e imprenditori da fatturati a nove zeri, rappresentata dall'associazione Futuro 150, è pronta a imboccare il sentiero stretto, l'unico che permette la sopravvivenza dell'istituto e che nel tempo può riportare guadagno. E dello stesso avviso è anche l'associazione nazionale azionisti di Bpvi, una delle più rappresentative tra i piccoli soci.
I PM : «NUMERO INDEFINITO DI REATI». Ma la rabbia è tanta tra gli azionisti di un istituto che fino a pochi mesi fa Bankitalia proponeva puntualmente come acquirente di altre banche, dalla vicina Veneto Banca a Banca popolare dell'Etruria, e che, invece, in meno di due anni, dopo un aumento di capitale pagato illegalmente dalla stessa banca con prestiti fino a 974 milioni di euro, ha bruciato 4 miliardi di patrimonio e fatto perdere il 90% del capitale a chi ci aveva investito.
Alla vigilia dell'assemblea, Antonino Cappelleri, procuratore capo di Vicenza, ha annunciato che dai reati ipotizzati a settembre, ostacolo alla vigilanza e falso in bilancio, si è passati all'associazione a delinquere. Il pool di magistrati che ha in mano l'inchiesta sulla popolare è convinto che quella di via Frammarin sia stata per anni «una banca deviata», che all'interno della popolare esistesse una «struttura organizzata che avrebbe operato per mettere a segno un numero indefinito di reati». E ha fatto capire che il numero degli indagati potrebbe aumentare.
ZONIN FUORI DALL'ESPOSTO CONTRO I VERTICI. L'annuncio del direttore generale e consigliere delegato, Francesco Iorio che ha fatto sapere di aver presentato un esposto contro i vertici già a luglio del 2015, non è bastato a placare la collera di chi ha visto sfumare migliaia o milioni di euro.
Con quell'esposto, ha scritto in un comunicato l'Associazione nazionale azionisti Bpvi, sono stati colpiti «solamente Sorato (l'ex direttore generale che ha lasciato a maggio, ndr), Giustini e Piazzetta, tenendo fuori il presidente della banca allora ancora in carica, Zonin, avallando in tal modo il mantra che 'il Cda non sapeva nulla'».

Le cariche sociali di Banca popolare di Vicenza.

L'assemblea nel paese di Zonin, i cui uomini sono ancora nel Cda

Ironia della sorte, a Gambellara Zonin ha la sua villa, le sue cantine, il suo museo del vino e 1.800 ettari di terreno. Tutti obiettivi potenzialmente sensibili per i soci arrabbiati. Al punto che la questura ha predisposto misure di sicurezza speciali, in difesa del banchiere che ha trascinato nella sua caduta 117 mila azionisti.
Lui, il dominus di Banca popolare di Vicenza, l'uomo che ha guidato, trasformato e governato l'istituto fin dal 1996, ha resistito a tutto: all'ispezione della Bce, alle perquisizioni della guardia di finanza, agli avvisi di garanzia, e si è dimesso dalla carica di presidente solo a fine novembre.
UN CDA DI CONTINUITÀ. Ma nel Cda siedono ancora i suoi uomini tutti lautamente ricompensati per decenni.
Il vicepresidente Marino Breganze ricopre la carica dal 1998. Il numero uno del collegio sindacale, quello che avrebbe compiti di vigilanza, Giovanni Zamberlan, dal 1997. Il segretario del consiglio di amministrazione, Giorgio Tibaldo è lì dal 1996.
E poi il sindaco Paolo Zanconato, commercialista di fiducia della famiglia Zonin. La commercialista Laura Piussi, altro sindaco, svolge l'incarico dal 2005. E tutti i membri del comitato esecutivo, dal presidente di Confindustria Veneto, Roberto Zuccato, a quello della camera di commercio di Treviso, Nicola Tognana, sono nel consiglio di amministrazione almeno dal 2011.
Giuseppe Zigliotto, numero uno della potente Unindustria Vicenza, che risulta tra gli indagati e che avrebbe venduto le azioni della banca prima della maxi svalutazione, dovrebbe dimettersi a marzo.
Ma intanto nel pacchetto che l'assemblea è chiamata ad approvare c'è anche la proroga degli incarichi fino alla quotazione. Solo dopo lo sbarco sul mercato, come è ovvio, ci sarà il rinnovamento degli organi societari. Una continuità che risulta indigesta agli osservatori, figuriamoci a coloro che in quella banca avevano investito i risparmi di una vita.

Gli emolumenti per il cda relativi al 2014 e approvati con il bilancio nell'assemblea dei soci dell'aprile 2015.  

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