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CONTI ALLA MANO 6 Marzo Mar 2016 0900 06 marzo 2016

Migranti, i costi per l'economia tedesca

La spesa pubblica tedesca per i profughi impenna: oltre 50 miliardi fino al 2017. Merkel non cede: le casse del welfare sono in rosso, ma la disoccupazione cala.

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In Germania le spese per l’accoglienza e l’integrazione dei profughi si ingrossano a dismisura.
Solo il costo dei «corsi particolari» di lingua è stimato sui 400 milioni di euro: nell’autunno si parlava nella peggiore delle ipotesi di 120 milioni ma, constatato il milione e 100 mila ingressi nel 2015 (con punte di 10 mila al giorno) e gli altrettanti che verranno nel 2016, la cifra si sta impennando e ora si faranno pagare ai migranti 10 euro al mese per le lezioni.
L'INTEGRAZIONE COSTA. L’Agenzia per l’impiego tedesca (Ba) vuole formare i richiedenti asilo per inserirli nel mondo del lavoro, anche le scuole e le università offrono loro corsi di lingua e professionali: è un investimento.
Ma con i test e lo screening dei documenti si vuole anche verificare, in coordinamento con il Dipartimento statale per le migrazioni, la loro effettiva conoscenza degli idiomi dai Paesi dai quali dicono di provenire - come l’arabo levantino dei siriani, l’arabo iracheno, le lingue afghane ed eritree - per rispedire indietro i non aventi diritto allo status di profugo di guerra o rifugiato.
LA SCOMMESSA TEDESCA. Un compito titanico, del quale i tedeschi si sono investiti con forza di volontà e prontezza d’animo nella convinzione iniziale che aprire le porte fosse una scelta più lungimirante che chiuderle e che le braccia e le menti di migliaia di giovani potessero avvantaggiare la loro economia.
Il futuro lo dirà. A breve termine i costi per l'accoglienza si stanno gonfiando in tutta l'Ue. Tra alloggi, mense, spese sanitarie, centri di identificazione e anche aerei per le espulsioni è un circolo vizioso: in Germania se ne andranno più di 50 miliardi di euro in due anni.

Esborso totale di 55 miliardi di euro nel prossimo biennio

Angela Merkel e Wolfgang Schaeuble.

La previsione è dell’Istituto dell’Economia tedesca di Colonia (Iw) della rete degli industriali, che sui migranti hanno perplessità crescenti.
Si calcola che vitto e alloggio per almeno 1 milione e mezzo di richiedenti asilo vengano a costare 17 miliardi nel corso del 2016 e quasi 28 miliardi nel 2017, quando il numero dei profughi nel Paese è stimato salire a 2 milioni e 200 mila. Altri 5 miliardi serviranno per i corsi di lingua e per l’integrazione.
Il preventivo è in linea con con le proiezioni dell’Istituto dell’Economia mondiale di Kiel (Ifw), per il quale l’esborso totale del governo tedesco per assorbire i richiedenti asilo sarà di quasi 55 miliardi di euro nel prossimo biennio.
SUSSIDI PER 10 ANNI. Una cifra che andrà man mano aumentando fino a diventare annua dal 2020.
Il boom di arrivi alle frontiere europee è lungi dal fermarsi. Dovesse anche sgonfiarsi dal 2018 in poi, come è tuttavia improbabile, «nel caso più economico» la Germania spenderebbe comunque «circa 25 miliardi l’anno».
Un peso che graverà per un decennio, come se aumentassero i disoccupati: tra due anni si prevede che il 68% dei profughi sarà ancora a carico dello Stato, un terzo tra cinque e oltre il 17% tra 10 anni.
L'IPOTESI DI NUOVE TASSE. Chi non ha un’occupazione continuerà a beneficiare di qualche centinaia di euro mensili di sussidio statale.
E i rimpatri che il Paese, travolto dall’ondata di arrivi, si appresta a fare - soprattutto in Afghanistan -, dopo aver ristretto i parametri per ottendere l'asilo, costeranno parecchio.
Dal 2000 i governi europei hanno speso oltre 11 miliardi di euro per espellere gli irregolari e un altro miliardo e mezzo per rafforzare i controlli alle frontiere, in anni meno problematici di quelli dal 2015.
Comunque vada è già un boomerang: perciò Bruxelles non sa che pesci prendere e anche la Germania, che è lo Stato più solido dell’Ue, valuta di introdurre nuove tasse o chiedere un contributo sociale ai cittadini.

Ogni richiedente asilo costa 13 mila euro all'anno

Migranti sbarcano alla stazione ferroviaria di Passau, Germania meridionale.

Le Krankenkassen (l’istituto delle assicurazioni sanitarie tedesche che in parte regola anche il welfare in Italia gestito dall’Inps) sarebbero già in sofferenza di diverse centinaia di milioni di euro per i contributi insufficienti a coprire le spese per i migranti.
Nel 2017, secondo le indiscrezioni di alcuni media, il buco è destinato a estendersi per oltre 1 miliardo di euro.
Il costo di ogni richiedente asilo in Germania non è d'altra parte molto diverso da quello negli altri Paesi Ue: 13 mila euro all’anno, circa 35 euro al giorno.
I DUBBI DEGLI INDUSTRIALI. In Italia, dai dati aggiornati del ministero dell’Interno, ne risultano distribuiti 104.750 in 20 regioni per una spesa che oscilla tra i 35 e i 45 euro al giorno per vitto e alloggio: nella migliore delle ipotesi, oltre 1 miliardo e 300 euro di spese attuali l’anno.
A questi costi vanno aggiunti gli oneri per i trasporti, le cure sanitarie, gli eventuali rimpatri, le spese amministrative e burocratiche per la loro identificazione e la concessione del permesso d’asilo.
Certo, l’ondata di migranti crea anche posti di lavoro: ma persino in Germania i gruppi industriali cominciano a dubitare della bilancia positiva, alla fine dei conti, tra la manodopera in arrivo e le assunzioni per i servizi a loro necessari e i finanziamenti per la sussistenza e graduale integrazione.
LA DISOCCUPAZIONE CALA. L’Agenzia per l’impiego tedesca rassicura che, nonostante le stime sul Pil in leggera flessione (+1,7%) e l'export in calo, nel 2016 la disoccupazione è scesa ancora al 6,2%, e anche per il Fondo monetario internazionale a lungo termine i benefici dell’Ue dall’immigrazione supereranno le prime perdite
L’Austria non è così ottimista e, coalizzandosi con i governi della sua area di influenza dei Balcani, ha drasticamente limitato il tetto dei richiedenti asilo a un massimo di i 127.500 sino alla metà del 2019. Mentre la Svezia, prima baluardo dell’accoglienza, minaccia 80 mila espulsioni per dimezzare i quasi 6 miliardi e mezzo di euro di spese per i profughi preventivate nel 2016.

Twitter @BarbaraCiolli

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