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BOCCIATURA 7 Marzo Mar 2016 2100 07 marzo 2016

L'Ue presenta il conto a Renzi: manovra bis e stangata

È attesa a ore la lettera della Commissione. Che richiama l’Italia su deficit, debito e crescita. Bruxelles ci concederà meno flessibilità.

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Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker.

Una manovra correttiva da 3,2 miliardi di euro da fare già a maggio 2016.
Nessuna flessibilità sul deficit per il 2017.
I rapporti tra Roma e Bruxelles sono meno tesi di un tempo, ma per l’Italia si sta profilando, a livello europeo, lo scenario peggiore sulla finanza pubblica: l'Ue respinge in parte le nostre richieste di un allentamento sulla strada del pareggio di bilancio, chiede un intervento dei conti già in primavera, quando deve darci un giudizio.
E tanto basterebbe per evitare nuovi sconti al nostro Paese per la manovra 2017, dove Pier Carlo Padoan è chiamato a trovare 15 miliardi per disinnescare la clausola di salvaguardia che potrebbero far aumentare l’Iva.
RENZI: «CONTI AL SICURO». Matteo Renzi, dal canto suo, ha smentito correzioni, lasciando Bruxelles: «Non c'è nessun rischio di manovra. I conti italiani non sono al sicuro, sono allo ''stra-sicuro''. Da quando ci siamo noi, se c'è una manovra, è per ridurre le tasse».
CRESCITA TROPPO LENTA. Ma a Roma dovrebbe arrivare una lettera da Bruxelles che mette in guardia l’Italia perché cresce poco e non è riuscita a rallentare la dinamica del debito.
Il nostro ministro dell’Economia non sembra preoccupato dalla cosa. «L'eventuale lettera fa parte delle procedura standard, non c'è niente di nuovo. E io non sono preoccupato».
Ma all’Eurogruppo che si è aperto il 7 marzo Bruxelles ha messo le carte in chiaro.
RISCHIO DI DEVIAZIONE. Nelle sue conclusioni il consesso che riunisce i ministri delle Finanze dell’area euro ha fatto sapere: «Dalla valutazione di novembre sono state prese misure che aumentano il deficit, e c'è un rischio di significativa deviazione dall'aggiustamento verso l'obiettivo di medio termine».
Con il Pil che nel 2015 è cresciuto soltanto dello 0,6% e il deficit strutturale per il 2016 che va verso un deterioramento di 0,7 decimali, l’anno prossimo «il rischio di deviazione significativa rimane anche se venisse accordato il massimo potenziale di flessibilità».

I numeri sono impietosi: l'alto debito ci condanna

Il commissario agli Affari europei, Pierre Moscovici, e il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan.

Nulla è ancora deciso, ma l’Italia è nel mirino.
E questo, indipendentemente dalla volontà politica a Bruxelles di evitare sconvolgimenti che possano mettere a rischio la stabilità italiana. A condannare Roma sono i numeri.
MISURE URGENTI. L’Italia non sfora, mantiene un avanzo primario degno della crescita tedesca, ma «l’alto debito resta motivo di preoccupazione. In base alle previsioni d'inverno l'Italia non rispetterà la regola del debito nel 2015 e 2016. In questo contesto», si legge nelle conclusioni dell’Eurogruppo, «attendiamo in primavera la nuova valutazione della Commissione e accogliamo con favore l'impegno dell'Italia ad attuare le misure necessarie per assicurare che il bilancio 2016 sia in linea con le regole».
PADOAN FIDUCIOSO. A Roma sono convinti che l'Ue autorizzerà sicuramente la maggiore flessibilità legata ai maggiori investimenti e al ciclo negativo.
Padoan, poi, ha già messo da parte un paio di miliardi (quelli non utilizzati per l’emergenza profughi) e si è detto pronto a trovare un accordo con la Commissione.
Proprio l’atteggiamento propositivo del ministro non soltanto fa dimenticare le minacce di Renzi - «Se ce la respingono la manovra, la rimandiamo uguale» -, ma rasserena i rapporti con Bruxelles.
MOSCOVICI APRE. Al riguardo il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha spiegato: «Continuiamo a scambiarci informazioni in una prospettiva che è quella di trovare un accordo, in maniera concreta, lettera o non lettera. Sono fiducioso che se vogliamo trovare un accordo, lo troviamo».

Nel mirino anche Austria, Spagna, Portogallo, Lituania e Belgio

Il governatore della Bce Mario Draghi.

Moscovici dice che «l’Italia sa cosa deve fare per essere in regola con le norme, e stiamo discutendo con le autorità italiane su base quotidiana, sia a livello tecnico sia politico».
Ma, come ha sottolineato la Banca dei regolamenti internazionali (Bri), il problema degli squilibri legati al troppo debito non riguarda soltanto il nostro Paese.
Infatti dall’Eurogruppo sono arrivati identici richiami anche ad Austria, Spagna, Portogallo, Lituania e Belgio.
«Il collegio», ha detto il commissario francese, «si riunirà domani (l’8 marzo, ndr) a Strasburgo e parlerà dell'insieme delle procedure per squilibri macroeconomici, non solo per l'Italia, ma per l'insieme dei Paesi interessati. E prenderà le decisioni che deve».
RIPERCUSSIONI PER DRAGHI. La cosa potrebbe mettere in imbarazzo non soltanto Matteo Renzi, ma anche Matteo Draghi.
Giovedì 10 marzo il presidente della Banca centrale europea (Bce) dovrebbe annunciare nuove misure di politica monetaria: incremento del tasso negativo sui depositi, più acquisti nell’ambito del Quantitative easing (Qe) su titoli di Stato e collaterali, forse persino un ritocco al costo del danaro.
Ma il banchiere centrale deve già in queste ore fronteggiare le ire della Bundesbank, la banca centrale tedesca, che vede queste nuove misure come un aiuto per i governi più indebitati come l’Italia o la Spagna.
E dopo le conclusioni dell’Eurogruppo sarà più difficile tranquillizzare i tedeschi.

Twitter @FrrrrrPacifico

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