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VERGOGNA 10 Marzo Mar 2016 1600 10 marzo 2016

Marchio 'Mafia', business mondiale che nuoce all'Italia

Caffè ‘Mafiozzo’. Vino ‘Il Padrino’. Panino ‘don Buscetta’. Dalla Bulgaria agli Usa, la ristorazione fa affari grazie al brand ‘Cosa nostra’. La Coldiretti: «Un oltraggio».

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A Vienna c'è il pub ‘Don Panino’.

In Bulgaria c’è il caffè espresso ‘Mafiozzo’, in Gran Bretagna gli snack ‘Chilli Mafia’, mentre nella Napa Valley, in California, sull’etichetta del vino si può trovare la scritta ‘Il Padrino’.
E a Catania, nell’ambito della mobilitazione nazionale degli agricoltori ‘Sos dieta mediterranea’, Coldiretti ha segnalato i casi sempre più numerosi di prodotti agroalimentari, venduti in tutto il mondo, con nomi che richiamano la criminalità organizzata.
ITALIA DANNEGGIATA. Dietro c’è un business che si aggiunge a quello della contraffazione e che danneggia i veri prodotti agroalimentari Made in Italy.
«Un oltraggio», denuncia Coldiretti.
Che appare come un paradosso, dato che proprio nel settore delle produzioni alimentari e agricole gli affari dei clan hanno superato i 16 miliardi di euro nel 2015.
CONTI E DIGNITÀ IN ROSSO. Insomma la mafia a tavola guadagna, come chi sfrutta questo ‘marchio’.
A perderci è l’Italia: una questione di conti e di dignità.
Risale al 2014, per esempio, il caso di un pub di Vienna, il ‘Don Panino’, che utilizzava i nomi dei boss o degli eroi anti-mafia per distinguere i panini offerti ai clienti. Così accanto al ‘don Corleone’ e ‘don Buscetta’ c’erano anche il panino ‘don Falcone’.
Intervenne persino l’ex ministro degli Esteri Emma Bonino, si sollevò un polverone. Nel frattempo in giro per il mondo i locali si sono moltiplicati.

Dall Messico a Sharm El Sheik, dal Minnesota alla Macedonia: i casi

Il ristorante spagnolo 'La Mafia se sienta a la mesa'.

C’è di tutto: dal sugo piccante rosso sangue ‘Wicked Cosa Nostra’ del Missouri, fino alle spezie ‘Palermo Mafia shooting’ della Germania.
E a Bruxelles sugli scaffali di alcuni market si vendono la ‘SauceMaffia’ e la ‘SauceMaffioso’.
In tutto il mondo continuano ad aprire ristoranti e pizzerie con nomi espliciti: ‘Cosa Nostra’ e ‘Mafia’ ne sono solo due esempi.
LA MAFA VA IN RETE. In Rete non va certo meglio. «È possibile acquistare il libro di ricette ‘The mafia cookbook’, comprare caramelle sul portale www.candymafia.com o leggere i consigli sulle ricette del sito www.mamamafiosa.com».
Coldiretti spiega che «il marchio ‘Mafia’ è usato a raffica nella ristorazione internazionale per fare affari».
MURALES DEI BOSS. E ricorda il caso della catena di ristoranti ‘La Mafia’, diffusa in Spagna, dove i clienti possono mangiare accanto ai murales che raffigurano i gangster più noti, da Lucky Luciano ad Al Capone, ma anche le varie pizzerie ‘Cosa Nostra’ spuntate ormai ovunque: dal Messico a Sharm El Sheik, dal Minnesota alla Macedonia.
E a Phuket, in Tailandia, c'è addirittura un servizio take away.
SPAGNA, CASO DIPLOMATICO. Un altro caso eclatante è quello della catena spagnola ‘La Mafia se sienta a la mesa’.
Di italiano non c’è nulla, eppure con il richiamo alla criminalità organizzata sono stati aperti oltre 30 locali.
Un anno fa il deputato catanese Claudio Fava, figlio del giornalista Pippo Fava (assassinato da Cosa nostra nel 1984) ha presentato un'interrogazione parlamentare, chiedendo al governo di fare pressioni per fare cambiare quel nome alla catena di ristoranti.
Non c’è stato nulla da fare: secondo le autorità spagnole la parola mafia è talmente diffusa nel mondo che non è riconducibile a un fenomeno solo italiano.

Che alimenti sono? Dietro il marchio c'è ben poco di italiano

Le confezioni di ‘Chilli Mafia’ contengono salse piccanti che di italiano hanno ben poco.

Al di là della discutibile scelta dei nomi, il problema è anche quello della sicurezza alimentare.
Cosa si nasconde dietro quei marchi che richiamano, anche se nel peggiore dei modi, all’Italia?
La confezione di ‘Chilli Mafia’, per esempio, contiene noccioline aromatizzate al peperoncino e la scritta in etichetta avverte che occorre stare attenti e utilizzare with caution il prodotto che risulta essere estremamente piccante.
Di italiano c’è davvero ben poco.
SALSINE E PATATE. «Vengono da Bruxelles, in Belgio», spiega Coldiretti, «le salse che servono per insaporire le patatine con la ‘Sauce Maffia’ della Good ’n Food di Malines».
Questo prodotto è fatto con olio di colza, rosso d’uovo, aceto, senape, polvere di cipolla, zucchero e spezie varie.
La ‘Sauce Maffioso’, realizzata a Diest, nelle Fiandre e commercializzata con il marchio The Smiling Cook è invece a base di spinaci, cipolla, aglio, formaggio emmenthal, pepe rosso e aromi vari.
ETICHETTA CON PISTOLA. La salsa piccante ‘Wicked Cosa Nostra’ è prodotta in Missouri e le spezie ‘Palermo Mafia shooting’ in Germania.
Sull’etichetta di queste ultime c’è una pistola calibro 9, tanto per restare in tema.
È commercializzato dalla Psc Start S.A. di Blagoevgrad (Bulgaria) il ‘Caffè Mafiozzo’ in cui l’unica scritta che si legge nella nostra lingua è «lo stile italiano».

E c'è anche il danno economico della contraffazione: 60 miliardi

Il prodotto tedesco 'Palermo Mafia shooting'.

Oltre al danno, la beffa.
Il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo ha sottolineato che «l’attacco al Made in Italy viene anche dalla contraffazione e dalla falsificazione dei prodotti che solo nell’agroalimentare ha ormai superato i 60 miliardi di euro, quasi il doppio delle esportazioni, e che costa all’Italia 300 mila posti di lavoro».
BENI CONFISCATI, MA POI? Il business legato al marchio ‘Mafia’ e il danno economico che deriva dalla contraffazione e dal tentativo di far passare per italiani prodotti che arrivano dall’altra parte del mondo hanno un sapore ancora più amaro alla luce degli ultimi dati del Rapporto agromafie pubblicato nel ventennale dell’approvazione della legge 109/96 per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie.
Il risultato? Tra i 20 ed i 25 miliardi di euro vengono sprecati per il mancato utilizzo dei beni confiscati sulla base delle stime dall’Istituto nazionale degli amministratori giudiziari (Inag).
26 MILA TERRENI IN CATTIVE MANI. Dal rapporto elaborato dalla Coldiretti con Eurispes e Osservatorio criminalità in agricoltura, risulta che su tutto il territorio nazionale sono 26.200 i terreni nelle mani di soggetti condannati in via definitiva per reati che riguardano, tra l’altro, l’associazione a delinquere di stampo mafioso e la contraffazione.
Un serpente che si morde la coda.

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