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VISTI DA VICINISSIMO 11 Marzo Mar 2016 1133 11 marzo 2016

Poste e Telecom, i dossier che scottano sul tavolo di Renzi

Palazzo Chigi vuole silurare Caio. E per l'azienda di tlc pensa a Gubitosi, Cattaneo o Sciolla.

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Roberto Garofoli.

Per Guido Rossi un tempo (quello dalemiano) Palazzo Chigi era «una merchant bank dove non si parla inglese».
Oggi, al tempo del duo Renzi-Lotti, ai più sembra una società di head hunter.
Da quelle parti non fanno altro che cercare nomi di candidati da piazzare ovunque, anche in posti dove lo Stato formalmente non c’entra.
GAROFOLI È DI TROPPO. Una volta i cacciatori di teste stavano prevalentemente dalle parti di via XX Settembre, ma oggi al Tesoro non toccano palla neppure sulle partecipate insignificanti, tanto che il premier e il suo fido scudiero (quello che non conosce né il parrucchiere né il pettine) vogliono giubilare l’unico che al Tesoro prova a mettere becco nelle partite di potere, il potente (ma non troppo) capo di gabinetto del ministro Padoan, Roberto Garofoli, magistrato del Consiglio di Stato e condirettore nella Treccani Giuridica (segno di appartenenza all’area Amato-D’Alema-Bray).
Ma su quali dossier si stanno muovendo Renzi e Lotti?
Oltre a tutti quelli che già si conoscono, i miei occhi (di lince) si sono posati su due: Poste e Telecom.

Caio pronto a essere cacciato: il nome del successore lo sceglierà Verdini

Francesco Caio, amministratore delegato e direttore generale del gruppo Poste Italiane.

Il primo dossier in realtà sono due: quello riguardante il posto di Francesco Caio, amministratore delegato di Poste Italiane, e quello relativo a Maria Bianca Farina, amministratore delegato di Poste Vita e Poste Assicura.
Su Caio in verità circolano voci insistenti da tempo, e finora si sono rivelate se non infondate certamente premature.
Ma fino a poco tempo fa il tema era quello della quotazione in Borsa, e un cambio sarebbe stato destabilizzante.
Oggi, fatto quel passaggio - bene o male che sia andato - le cose stanno diversamente, e per Palazzo Chigi non c’è più nessun motivo per continuare la convivenza con un manager che viene definito «così stravagante da risultare impossibile».
LUNGA LISTA DI INTERESSATI. Chi ci vogliono mettere al suo posto? Il mio occhio, pur di lince, non è (ancora) riuscito a sbirciare i nomi scritti da Lotti su un foglietto, ma che i giochi siano aperti è sicuro, viste la quantità di gente interessata, che si ritiene all’altezza (sic) e che si fa raccomandare dal primo amico toscano che ha sottomano.
Sono pronto però a fare una scommessa: sarà Denis Verdini a suggerire a suoi due conterranei il nome che taglierà il traguardo.
Renzi glielo deve, e preferisce pagare con questo tipo di moneta che non con quella politica o istituzionale.

Farina da pensionare: al suo posto l'Opus dei spinge per Carniol

Maria Bianca Farina.

L’altro dossier riguarda la brava e arcigna numero uno delle due compagnie di assicurazione controllate da Poste.
Lei, la Farina, è approdata alla presidenza dell’Ania e ha già una certa età, e quindi, pur essendo molto apprezzata, deve essere sostituita.
Il suo posto è molto ambito, e il mercato e le lobby più potenti è già in moto.
Per esempio, pare che l’Opus dei abbia in mente di promuovere a quel posto il responsabile del ramo vita di Helvetia, che si dice sia molto fedele e obbediente, tal Fabio Carniol.
CONCORRENZA TOSCANA. Genovese, per molti anni in una società di consulenza (la Towers Watson), un curriculum scarno ma dotato di grandi ambizioni, Carniol spera che i suoi amici dell’Opus lo aiutino a superare tutti i toscani che già si sono messi in fila davanti a Palazzo Chigi. Vedremo.

Gubitosi, Cattaneo e Sciolla per Telecom: ma Bollorè non si fida

Luigi Gubitosi, direttore generale della Rai.

Intanto, Renzi parla con sempre più intensità e competenza di Telecom.
L’ultima occasione è stato il vertice italo-francese di Venezia, in cui ha fatto presente a François Hollande che Nicolas Sarkozy continua a essere un fidato e ascoltato suggeritore di Bollorè.
Ora, il Tesoro non ha alcuna rappresentanza nel consiglio di amministrazione, ma è vero che intorno a Telecom si gioca la partita della banda larga, con Enel da un lato e Metroweb (in parte Cassa depositi e prestiti via F2i) protagoniste.
RECCHI E PATUANO VIA. Per cui il buon Matteo si sente legittimato a parlare del tema, e avendo capito che Bollorè - al di là delle parole di rito - vuole mandare via tanto il presidente Recchi quanto l’amministratore delegato Patuano, si sente in diritto di fare dei nomi.
Quali? Sul foglietto il mio occhio (di lince) ha visto sottolineati con l’evidenziatore giallo i nomi di Luigi Gubitosi (al quale sembra che Renzi voglia trovare per forza un posto dopo averlo giubilato alla Rai, chissà perché…), di Flavio Cattaneo, ora amministratore delegato di Ntv, un tempo vicino al centrodestra.
E di Corrado Sciolla, che evidentemente vuole a tutti i costi lasciare British Telecom visto che nei mesi scorsi si era proposto anche a Fincantieri (ma la sua candidatura è stata abilmente fatta abortire dall’inossidabile Giuseppe Bono).
Peccato per tutti e tre che Vincent Bollorè, uomo diffidente e guardingo, veda come fumo negli occhi qualunque nome venga dagli head hunter di Palazzo Chigi.


(*) Con questo “nome de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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