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ECONOMIA 15 Marzo Mar 2016 1430 15 marzo 2016

Etiopia: la crescita da record e gli interessi italiani

L'Etiopia cresce dell'11% all'anno. È il Paese più stabile nella regione. E traina il mercato energetico. Roma intensifica i rapporti, tra fondi allo sviluppo e appalti.

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Sulla scia del premier Matteo Renzi, anche il capo di Stato Sergio Mattarella visita l’Africa.
Una settimana, dal 13 marzo, tra Etiopia e Camerun, ed era dal 1997 che un presidente della Repubblica italiano non raggiungeva il cuore del Continente nero.
Carlo Azeglio Ciampi era stato in Sud Africa nel 2002 ma per un vero parallelo bisogna risalire alle scuse all’Etiopia chieste ormai quasi 20 anni fa da Oscar Luigi Scalfaro ad Addis Abeba, nel primo ritorno dal fascismo di un capo di Stato italiano nelle vecchie terre d’Abissinia. Una visita «storica», affermò l’allora presidente d'Etiopia Negasso Gidada.
DA 11 ANNI IL PIL CRESCE DI OLTRE L'8%. Stavolta invece la priorità non è rievocare un passato di sangue in parte elaborato. Il tempo sta rasserenando i rapporti tra l’Italia e l’ex colonia, che con il suo +11% di Pil annuo (dal 2004 il dato è sempre stato superiore al +8%) è, secondo il Fmi, tra i cinque Paesi più in crescita a livello mondiale.
Il nuovo presidente Mulatu Teshome e il suo l’establishment hanno rivestito di tutti gli onori Mattarella, arrivato in Etiopia soprattutto per avvicinare i due Paesi sul tema dell'emergenza migranti, che è materia di scambio anche per grossi interessi economici.
Ad Addis Abeba c'è la sede dell’Unione africana, tra le sue tappe istituzionali prima di fare ingresso, il 16 marzo, in uno degli affollati campi rifugiati nella regione di Gambella.
Oltre 100 mila profughi vivono nella tendopoli al confine con il Sudan e l’Etiopia è anche l’incubatore di migliaia di eritrei e somali che vogliono andare in Europa.

Pistelli, Renzi e Mattarella: l'Italia presidia il Corno d'Africa

Il viaggio di Mattarella spiana il terreno alla conferenza Italia-Africa di Roma del 18 maggio, per la quale sono stati propedeutici anche i tour in Africa del 2015 e del 2016 di Renzi e, prima ancora, di un suo (fedelissimo) funzionario fiorentino allora alla Farnesina, Lapo Pistelli.
Meno di un anno fa il premier fece scalo in Etiopia, per la terza Conferenza Onu per il finanziamento allo sviluppo, poi volò in Kenya. Infine quest'anno è stato in Nigeria, Ghana e Senegal.
La priorità di Roma è accelerare la cooperazione con gli Stati dell’Africa centrale di transito e provenienza di migranti, stringendo con loro anche collaborazioni per l'antiterrorismo e accordi bilaterali per i rimpatri dei cosiddetti migranti economici.
IL CANALE CON L'ERITREA. L’Italia terra d’approdo delle rotte africane su Lampedusa si è fatta capofila, nell’Ue, della difficile e pure essa sbrigativa politica di eliminare le cause di fuga nei Paesi d’origine: il che ha incluso nei pacchetti - senza per ora segni di progressi «a casa loro» - anche grossi compromessi come la riapertura, nel 2014, dei canali diplomatici con il regime eritreo di Isaias Afewerki.
Grazie alla ripresa del dialogo con Asmara dell’allora vice ministro degli Esteri italiano con delega all’Africa Pistelli (ora vice presidente dell’Eni), Bruxelles avrebbe poi annunciato «aiuti da 200 milioni di euro per la lotta alla povertà all'Eritrea»: dittatura tra le più dure e per questo ostracizzata da decenni in Occidente come la Corea del Nord
SCOPERTI NUOVI GIACIMENTI. Eppure Etiopia ed Eritrea sono due Paesi del Corno d’Africa divisi tuttora da contenziosi territoriali e storici, ma profondamente intrecciati per problematiche e anche per risorse: li uniscono da sempre le croniche crisi alimentari per siccità e carestie di milioni di bambini.
Ma, come in Somalia, nelle due ex colonie italiane sono stati di recente scoperti giacimenti di petrolio e gas naturale che fanno gola a molte compagnie straniere.
In Etiopia sono in corso saggi in Ogaden, sul confine somalo. Le coste e le acque dell’Eritrea e della Somalia sono lo scrigno ancora intatto di vero un tesoro di idrocarburi. Per non parlare del petrolio riposto nel suolo del Sudan.

Fondi allo sviluppo, appalti per 5 miliardi. Poi il petrolio?

Dietro il processo di Karthoum (2014) avviato senza chiedere troppe garanzie tra l’Ue e la cordata di Paesi africani - capitanati dal presidente del Sudan Omar al Bashir, super ricercato dal tribunale dell’Aja -, per «combattere il traffico di esseri umani e intervenire sui fattori scatenanti dell’emigrazione», ci sono molti interessi economici.
In questo solco affondano i pellegrinaggi dei rappresentanti italiani degli ultimi anni nel Corno d'Africa. Prima di Mattarella e Renzi, Pistelli ne è stato l’apripista, dichiarando l’Italia «vero partner strategico del Corno d’Africa».
Nel 2014 il governo Renzi ha investito quasi 15 milioni di euro in progetti per il miglioramento del sistema sanitario ed educativo dell'Etiopia.
DUE DIGHE PER SALINI-IMPREGILO. In cambio, un anno dopo, Addis Abeba ha spalancato alla Salini-Impregilo le porte dell'appalto della diga faraonica sul Nilo azzurro: la più grande e avveniristica dell'Africa che, dalla sua centrale idroelettrica, esporterà energia anche in Sudan, Egitto, Kenya, Somalia, e in prospettiva, dicono, verso la Penisola araba e tutta l’Africa.
In Etiopia il colosso di costruzioni italiano sta ergendo anche un’altra diga minore, visitata da Renzi durante la sua toccata e fuga, dalla quale era stata promessa acqua per irrigare le piantagioni, ma che per adesso sta invece sconvolgendo l'ecosistema delle tribù meridionali della valle dell’Omo: in totale sono comunque 5 miliardi di commesse per i due enormi progetti ingegneristici, nella terra dell’antico impero che, dopo la Nigeria, con circa 95 milioni di abitanti è il secondo Stato più popoloso dell’Africa.
OLTRE 600 MILA RIFUGIATI. Sul fronte dei migranti, anche Addis Abeba vive l’aggravarsi delle emergenze umanitarie della regione: da anni ospita centinaia di migliaia di profughi dal Sudan e dal Sud Sudan, e altrettanti dalla Somalia e dall’Eritrea.
Con l'acuirsi della crisi, è il Paese che con il Kenya raggiunge il picco massimo di rifugiati in Africa, oltre 600 mila.
La guerra in Yemen del 2015 ha innescato un ulteriore flusso verso il Corno d’Africa di rifugiati somali di ritorno, anche verso le tendopoli in Etiopia che - nonostante grandi sacche di povertà, arretratezza e carenza di risorse - resta sempre il Paese più stabile e più in crescita della regione.

Twitter @BarbaraCiolli

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