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POLTRONE 18 Marzo Mar 2016 0800 18 marzo 2016

BpVi, la caduta di Ferrante e Falchi

L'ex finanziere Ferrante dall'anti riciclaggio a semplice dirigente. Falchi, ex capo segreteria di Draghi in Bankitalia, via in sordina. 

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A chi lo accusava di un mancata discontinuità durante l'assemblea destinata a sancire la fine della Popolare di Vicenza e la trasformazione in Società per azioni, il nuovo consigliere delegato di BpVi, Francesco Iorio, ha ricordato di aver cambiato 11 uomini su 13 nella prila fila del management dell'istituto di credito.
I soci chiedevano al commissario de facto della banca (ma non di diritto) il rinnovamento del consiglio di amministrazione, presieduto ancora fino a novembre 2015 da Gianni Zonin e dove tutt'ora siedono 12 consiglieri della vecchia gestione, compresi i due vice presidenti Marino Breganze - braccio destro dell'ex presidente indagato e a sua volta sotto inchiesta per usura - e Andrea Monorchio, il grand commis dello Stato chiamato in provincia per le sue buone entrature nelle stanze dei bottoni di Roma.
Ma anche del consiglio di sorveglianza, presieduto dalla fine degli Anni 90 da Giovanni Zamberlan, il cui controllo era considerato già da allora «del tutto inadeguato».
Il rinnovamento del consiglio è rimandato al dopo quotazione. Ma intanto dentro le stanze di via Framarin qualcosa, silenziosamente, si muove. E alcuni nomi scomodi hanno lasciato i loro ruoli.
RESPONSABILE 'REVISIONE' DAL 2011. È il caso per esempio di Giuseppe Ferrante, l'ex capo del nucleo di polizia tributaria di Vicenza che, come aveva riportato già Vittorio Malagutti su l'Espresso, era stato arruolato da Zonin nel 2006, dopo aver assistito a uno degli interrogatori di Glauco Zaniolo, co-imputato dell'ex presidente della banca durante l'inchiesta per truffa, falso in bilancio e conflitto di interessi finita in prescrizione nonostante per la procura di Venezia alcuni degli illeciti fossero «pacificamente accertati».
Secondo il curriculum pubblicato dallo stesso Ferrante, l'ufficiale delle Fiamme gialle prima era stato inserito come audit manager e poi nel 2011, il primo dei quattro anni consecutivi in cui il valore delle azioni della Banca popolare di Vicenza è stato fissato a 62,5 euro, era stato promosso a responsabile della compliance e dell'anti-riciclaggio, incaricato dunque di assicurarsi che consiglio di amministrazione, management e impiegati si attenessero alle regole dettate dalle autorità di controllo, quindi di Consob e Bankitalia.
Ma a febbraio del 2016, dopo cinque anni nel ruolo, il curriculum è stato aggiornato: Ferrante risulta essere un semplice dirigente di BpVi.
«A DISPOSIZIONE DEL CONSIGLIERE DELEGATO». Iorio aveva già spiegato a ottobre 2015, durante la presentazione del nuovo piano industriale, che «la catena di controllo e il sistema dell'audit sarà completamente rivista».
Ma alle domande di Lettera43.it sul caso Ferrante, da via Framarin si limitano a dire che si tratta di una normale prassi legata al cambio di direzione.
Nessun dettaglio sull'avvicendamento, né sul ruolo che l'uomo rivestirà nel nuovo assetto dell'istituto di credito. Attualmente l'ex finanziere sarebbe «a disposizione del consigliere delegato».

Terminato anche il contratto dell'ex capo segreteria di Bankitalia Falchi

Starà a Iorio decidere della sorte dell'ex ufficiale della Guardia di finanza come di altri.
Sarebbero diversi infatti i dirigenti su cui pende il giudizio del nuovo direttore generale: la loro posizione, fanno sapere dal gruppo, «sarà valutata in modo da dare un ruolo corrispondente a esperienza e competenze di ognuno».
La procedura dovrebbe risolversi entro due, massimo tre settimane.
L'ADDIO A DICEMBRE. Tra loro non ci sarà però Giannandrea Falchi.
L'ex capo della segreteria particolare di Bankitalia negli anni in cui il governatore di Palazzo Koch si chiamava Mario Draghi, scelto come capo delle relazioni istituzionali di Banca Popolare di Vicenza a settembre 2013, ha lasciato il gruppo a fine anno.
La sua, fanno sapere dall'istituto di credito, era una consulenza e il contratto è regolarmente terminato il 31 dicembre 2015.
Un addio in sordina. E pensare che, solo due anni e mezzo fa, Zonin lo aveva presentato con orgoglio ai giornalisti durante la conferenza stampa di inaugurazione della nuova sede romana della Banca popolare di Vicenza.

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