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INTERVISTA 18 Marzo Mar 2016 1206 18 marzo 2016

Cazzola: «La busta arancione? Meglio un chiromante»

Sarà inviata a 7 mln di giovani. E servirà a calcolare l'importo della pensione. Cazzola: «Soldi buttati». Sulla legge Fornero: «Non c'è margine per intervenire».

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Se gli si chiede della “busta arancione”, Giuliano Cazzola non risponde in maniera diplomatica: «Sono soltanto di soldi buttati», dice a Lettera43.it. «A cosa possa servire fare una simulazione su un giovane che inizia adesso a lavorare non lo sa nessuno. Tanto vale andare dal chiromante».
TRA SLOGAN E PRIORITÀ. Il presidente dell’Inps Tito Boeri, dopo un lungo braccio di ferro con il governo, ha sbloccato i fondi per inviare a 7 milioni di italiani in età da lavoro un prospetto per calcolare l’importo del futuro assegno.
Cazzola - esperto previdenziale e un passato diviso tra Cgil (è stato segretario nazionale), Inps (ha guidato il collegio dei sindaci) e commissione Lavoro della Camera (vicepresidente eletto per il Pdl) - dice che è tempo perso: «Sarebbe meglio occuparsi di risolvere il problema dei giovani, che rischiano di trovarsi senza una pensione adeguata. Io quei soldi li userei diversamente».

Giuliano Cazzola.

DOMANDA. Parliamo di poco più di 3,5 milioni di euro.
RISPOSTA.
Dipende. Le buste arancioni le mandano soltanto per email o per posta? Perché le allora cose cambiano.
D. Perché boccia la busta arancione?
R.
Con il contributivo, un conteggio uno se lo può fare anche da solo: basta sommare quanto si è versato. Fare un conteggio ai giovani, poi, è avere la pretesa di indovinare il futuro. Come si fa a dire quanto guadagnerà? O se avrà successo o se cambierà lavoro? L’unico risultato è mettere un’ipoteca su qualcosa che non esiste, che è in evoluzione.
D. All’estero funziona.
R.
La busta è stata copiata dalla Svezia, che la manda a casa e tutti sono felici e contenti. Noi, quindi, seguiamo l’esempio del Paese più avanzato in termini di welfare. In verità, anche l’Inps faceva una cosa del genere: mandava a casa l’estratto contributivo, che aveva più senso della busta arancione perché almeno serviva al lavoratore per vedere se c’erano buchi.
D. Perché l’istituto smise di inviarlo?
R.
Perché costava troppo.
D. Boeri promette di mandare la busta anche agli statali.
R.
In teoria è giusto che anche questi dipendenti abbiano coscienza della loro pensione futura. Ma i dati al presidente dell’Inps chi li dà? Non crederà mica di averli dall’Inpdap?
D. Cosa muove il presidente dell’Inps?
R.
Il politicamente corretto. È la solita storia che riempie giornali e tivù: i giovani guadagnano poco, lavoreranno fino alla vecchiaia e avranno pensioni da fame. Il che potrebbe essere anche in parte vero, ma intanto la politica ripete questa solfa in modo da lavarsi la coscienza e non fare nulla di concreto.
D. Lei cosa avrebbe fatto?
R.
Intanto, avrei usato quei soldi per informare i lavoratori sulle regole pensionistiche e sulla loro applicazione.
D. Boeri, come dimostra la staffetta padre e figli, sembra preoccuparsi più degli over 50.
R.
Intanto la staffetta l’ha inventata l’ex ministro Enrico Giovannini. Ma Boeri dice che mettere in equilibrio i conti del sistema pensionistico aiuta anche i giovani.
D. In fondo l’atteggiamento della politica non è diverso.
R.
Infatti sono sorpreso da questa conversione e da questo appiattimento che ha fatto un’economista autorevole e coraggioso come Boeri. Non prendiamoci in giro: l’intenzione generale è soltanto quella di anticipare il pensionamento.
D. Lei invece è un fautore della Fornero.
R.
Io non sono contro la flessibilità, che pure in parte è contenuta nella riforma Fornero. Io di flessibilità ho parlato quando la sinistra era contraria e le leggi prevedevano che ci si potesse ritirare a 58 anni: io proponevo un’età di uscita tra i 62 e i 70 anni.
D. È un problema di soldi?
R.
Anche. Se dobbiamo spendere 7 miliardi di euro per anticipare il pensionamento, tanto vale utilizzare questi soldi per finanziare una pensione di base o un’integrazione al minimo.
D. Qual è la sua proposta?
R.
Per i nuovi assunti lo Stato copre con la fiscalità una parte della pensione base. Al resto ci pensa il datore lavoro con un’aliquota massima di contribuzione del 25%. In questo modo, chi non può versare il Tfr alla pensione integrativa può destinare parte dei suoi contributi al secondo pilastro.
D. Boeri invece è convinto che si potrà modificare la Fornero con la prossima manovra. Intenzione ribadita il 18 marzo al Corriere.
R.
Non credo ci siano i margini finanziari per intervenire. Margini finanziari e anche politici. L’Europa una cosa del genere non ce la perdonerebbe mai. Poletti non a caso dice che bisogna fare bene i conti e sentire prima la Commissione. Eppoi il ministro mi sembra abbastanza piccato verso Boeri.

Twitter @FrrrrrPacifico

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