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LEGAL&LAW 23 Marzo Mar 2016 1712 23 marzo 2016

La corsa all'oro iraniano nasconde tante insidie

Il mercato fa gola agli imprenditori italiani. Ma per evitare sorprese occorre affidarsi a professionisti. Che conoscano il sistema giuridico locale.

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L’interesse sul sistema paese iraniano è molto elevato, soprattutto dopo la rimozione delle sanzioni divenuta ufficiale lo scorso 16 gennaio.
Già si è scritto molto sulle potenzialità dell’area (per risorse naturali, capacità industriale, popolazione, eccetera).
La Repubblica islamica dell’Iran viene considerata la seconda più grande economia dell’area dopo l’Arabia Saudita, con un Pil stimato in circa 415 miliardi di dollari e previsioni di crescita molto interessanti.
Si moltiplicano quindi le missioni istituzionali: si è conclusa recentemente quella organizzata da Confindustria e Ice l’8 -10 febbraio 2016 ed è già in fase di preparazione quella annunciata dal primo ministro Renzi per il prossimo aprile.
UN MERCATO IN CRESCITA. È evidente come l'Iran sia un mercato destinato a una crescita esponenziale: per questo molti imprenditori lo stanno seguendo con grande attenzione e aspettative. Pare veramente che sia il caso di dire “ora o mai più”.
Infatti, un precoce ingresso delle apprezzatissime imprese ed eccellenze italiane nel mercato iraniano, che presenta molti settori ancora da costruire e sviluppare, potrebbe garantire un importante vantaggio competitivo sui concorrenti delle altre economie occidentali.
Tuttavia, allo stato attuale e almeno in termini generali, molti sono i proclami relativi alla chiusura di accordi commerciali che di fatto si sostanziano in mere intese di carattere preliminare, spesso non vincolanti.
TANTI ASPETTI DI CRITICITÀ. Questo perché permangono ancora molti aspetti di criticità e diffidenza che debbono essere correttamente metabolizzati. Da un lato le imprese iraniane e le istituzioni si attendono forti investimenti stranieri; dall’altro, i nostri imprenditori – in un periodo di economia asfittica– invece sono molto più interessati a trovare un mercato di sbocco nel quale esportare i propri prodotti, lasciando che siano gli iraniani ad investire.
E ciò anche per diffidenza verso un mercato di cui non si conosce il sistema legale, bancario (ancora fuori da circuiti internazionali) e l’affidabilità nei pagamenti (al riguardo si segnala tuttavia che gli iraniani sono tradizionalmente considerati dei buoni pagatori).

Le insidie del sistema legale

Come entrare nel mercato iraniano? La comunicazione in questo periodo ha puntato molto sulle sue potenzialità, senza però indicare quali siano le opportune cautele per entrare nel mercato di un Paese che presenta molte differenze rispetto alla cultura occidentale, anche negli affari.
Infatti, il sistema legale iraniano è certamente diverso da quello italiano ed europeo, pur presentando taluni punti di contatto con la cultura giuridica del nostro continente.
L’impianto giuridico iraniano è ispirato al modello romano-germanico nonché al codice civile e commerciale napoleonico, per quanto successivamente integrato con i precetti della Sharia, soprattutto riguardo al diritto penale e al diritto di famiglia.
IMPORTANTE RIVOLGERSI A PROFESSIONISTI. Tra le normative di maggior interesse per gli investitori e imprenditori stranieri vale la pena menzionare la legge sulla promozione e la protezione di investimenti stranieri (e in particolare l’accordo bilaterale tra Iran e Italia del 1999), la legge a protezione del software dell’anno 2000 e la più recente legge per la registrazione di invenzioni, disegni industriali e marchi del 2007.
Peraltro, non si dimentichi che l’Iran ha aderito alla convenzione di New York del 1968 per il riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze arbitrali straniere.
È quindi opportuno avvicinarsi a tale mercato affidandosi a soggetti che possano accompagnare l’impresa in modo professionale, limitando così il rischio di avviare rapporti commerciali dai risultati non prevedibili.
UN APPROCCIO FAMILIARE. «Il mondo della professione e degli studi legali in Iran», dichiara Behzad Saeedi Bonab, docente di International Business e di Economic Law presso l’Università di Teheran, «risulta ancora informato a un approccio di tipo familiare con studi individuali o di dimensioni estremamente ridotte».
«Ecco perché», prosegue, «ho ritenuto molto interessante la proposta degli avvocati Iacopo Destri e Guido Ferradini di entrare a far parte di C-Lex Studio Legale per fornire a imprese italo-iraniane un servizio di valore aggiunto che potesse accompagnarle con maggiore consapevolezza, avendo la possibilità di beneficiare di uno studio italiano con vocazione internazionale ma con una conoscenza diretta del mercato iraniano».
Lo studio legale milanese C-Lex Studio Legale può vantare quindi un primato importante: essere uno tra i primi studi a livello internazionale ad aver aperto una sede a Teheran, puntando sul fatto che l’Italia è considerata un Paese fortemente «interessante» dal punto di vista imprenditoriale e ciò grazie anche all’importante lavoro di intermediazione diplomatica svolto dall’ambasciata Italiana e dall’Ice.

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