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RISPARMIO TRADITO 30 Marzo Mar 2016 1844 30 marzo 2016

BpVi, lo statuto boccia la mossa di Dolcetta

Il presidente avrebbe dovuto proporre ai soci le modalità di votazione. Invece le ha decise favorendo il rifiuto dell'azione di responsabilità contro i vertici.

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Un presidente che viola lo Statuto della sua stessa banca per una votazione destinata a garantire, almeno per ora, l'impunità ai vertici e ex vertici dell'istituto di credito.
Potrebbe essere questo l'ultimo, clamoroso, risvolto dell'assemblea della Popolare di Vicenza del 26 marzo, che ha visto l'altrettanto clamorosa bocciatura dell'azione di responsabilità contro il consiglio di amministrazione e il collegio sindacale in carica nel momento in cui sono stati compiuti illeciti che, secondo l'istanza presentata dal presidente dell'Associazione nazionale azionisti di Bpvi, Renato Bertelle, hanno arrecato danni alla banca per 1,804 milioni di euro.
Il presidente di Banca Popolare di Vicenza Stefano Dolcetta ha infatti gestito la votazione in modo inusuale rispetto alle precedenti.

L'articolo dello Statuto della Banca popolare di Vicenza a cui possono fare appello gli azionisti.   

Il bilancio è stato approvato con 'normale' voto palese. Concretamente significa che chi vota sì alza la mano, chi vota no o si astiene deve specificare nome e cognome per potere eventualmente impugnare la delibera. Ma quando è stato il momento di votare la richiesta danni contro vertici ed ex vertici, Dolcetta ha prima espresso i suoi dubbi sull'opportunità di approvare l'azione di responsabilità prima della quotazione, chiedendo di fatto ai soci di rimandare la questione all'assemblea di giugno. E poi li ha invitati «a recarsi alle postazioni con la documentazione attestante la presenza e le deleghe, per esprimere il voto favorevole o contrario o l’astensione», sottolineando che «coloro che non andranno a votare saranno considerati». Alla fine è il numero degli astenuti che ha deciso la bocciatura.
LE MODIFICHE AL TESTO. Bertelle si era premurato di specificare nel suo testo la lista dei danni arrecati alla banca che hanno avuto effetto sul bilancio 2015, tanto che «gli stessi legali dello studio Erede», riferisce l'avvocato a Lettera43.it, «hanno riscontrato la ammissibilità dell'istanza». Ma il suo testo non è mai arrivato al voto: «La presidenza», prosegue il presidente dell'Associazione nazionale azionisti Bpvi, «ha cambiato la formulazione cancellando l'elenco puntuale dei danni, limitandosi a citare ''fatti illeciti ravvisabili'', tanto che mi sono chiesto se in quel caso sarebbe stata ammissibile, ma soprattutto ha deciso di modificare al momento il sistema di voto, considerando quindi l'azione di responsabilità più importante del bilancio che era stato votato 10 minuti prima».
SOTTO ACCUSA LA MODALITÀ DI VOTO. I soci della Banca Popolare di Vicenza, sicuramente, non hanno mostrato coraggio. Ma su una cosa concordano tutti, associazioni degli azionisti e sindacati: se la votazione fosse stata come le precedenti e a dare il loro nome fossero stati chiamati solo contrari e astenuti, l'azione di responsabilità sarebbe passata. C'è chi ha dichiarato di volersi appellare alla Bce, chi ha minacciato di rivolgersi al tribunale. E quest'ultima strada potrebbe avere successo.
La scelta sulle modalità di votazione - questo è il nodo fondamentale - è stata presa dalla presidenza, assistita in forza durante tutta l'assemblea dai legali dello studio Bonelli-Erede. Ma lo Statuto della Banca popolare di Vicenza recita che chi presiede l'assemblea «ha pieni poteri, nel rispetto delle previsioni di legge e di Statuto, per la direzione dell'Assemblea e, in particolare (...) per dirigere e regolare la discussione e per proporre le modalità delle votazioni, accertandone e proclamandone i risultati».
NIENTE DISCUSSIONE IN ASSEMBLEA. 'Proporre' le modalità delle votazioni non significa imporle e 'regolare' la discussione non significa eliminarla. Ma la modifica del sistema di voto è stata decisa dal presidente e il punto all'ordine del giorno non è stato dibattuto. A questo cavillo legale, che cavillo poi non è, si possono aggrappare ora i piccoli soci.
Bertelle si dice «pronto ad impugnare la delibera». E spera che, anche in nome della violazione dello statuto, il tribunale possa annullarla, schierandosi dalla parte dei risparmiatori traditi, beffati, ma non ancora rassegnati a vedere impuniti chi ha giocato con i loro soldi.

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