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INNOVAZIONE 30 Marzo Mar 2016 2012 30 marzo 2016

Macchine utensili italiane, gli Usa il primo mercato di sbocco

Esportazioni in crescita a 389 milioni di euro (+5,1% nel 2015). Nel 2016 si stima un aumento della produzione del 7,2%. L'eccellenza italiana nel settore di scena al forum 'I3 Impact. Innovate. Integrate di Chicago'. 

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Gli Usa sono già il primo mercato di sbocco per le macchine utensili italiane, che vi esportano per 389 milioni di euro (+5,1% nel 2015).

Robot, laser e torni made in Italy alla conquista degli Usa. Le macchine utensili italiane sono protagoniste al forum 'I3 Impact. Innovate. Integrate' di Chicago mercoledì 30 marzo. L'evento è organizzato il ministero dello Sviluppo economico, insieme a Ice-Agenzia, Confindustria e all'associazione di categoria Ucimu per presentare le novità del settore.
GLI USA PRIMO MERCATO DI SBOCCO. Gli Usa sono già il primo mercato di sbocco per le macchine utensili italiane, che vi esportano per 389 milioni di euro (+5,1% nel 2015) e puntano a crescere ancora accorciando le distanze da Germania e Giappone, gli unici due concorrenti con quote di mercato maggiori. La tecnologia meccanica italiana comincia peraltro a penetrare anche nella fabbrica delle superauto elettriche Tesla nella Silicon Valley, dove la torinese Comau (Gruppo Fca) realizza le linee di montaggio di alcune scocche.
+7,2% LA PRODUZIONE NEL 2016. Le prospettive per il settore, secondo le previsioni di Ucimu, sono positive con un incremento della produzione del 7,2% nel 2016, fino a 5,8 miliardi di euro, dopo il +12,2% del 2015 e aumenti sia per il mercato interno (del 8,3%) sia per quello estero (del 6,6%).
APP E ROBOT LE ULTIME TENDENZE. Era il 1985 quando una delle aziende presenti a Chicago, la Salvagnini di Sarego (Vicenza), ha venduto negli Stati Uniti il suo primo sistema automatico per produrre senza interruzioni in una fabbrica non presidiata. Le ultime tendenze sono app per controllare gli impianti a distanza via smartphone e torni come quelli della Pietro Carnaghi con tavole di diametro compreso tra 800 e 10 mila millimetri. Ma i protagonisti sono soprattutto i robot, come il piccolo Racer3 di Comau, simile a un cobra: pesa appena 30 chili ma il suo braccio può raggiungere 630 millimetri e compiere le operazioni di assemblaggio delicate.
UCIMU: IL SEGRETO È LA FLESSIBILITÀ. «La forza delle macchine utensili italiane», spiega il direttore generale di Ucimu, Alfredo Mariotti, «è la loro flessibilità, non sono macchine standardizzate, ma realizzate su misura per risolvere specifici problemi di singole aziende. In questo siamo avanti: quello che adesso si chiama Industria 4.0, noi lo stiamo facendo da venti anni senza chiamarlo con quel nome». Come mai l'Italia è così avanti nel settore? «Le nostre imprese sono in prevalenza di medie dimensioni», spiega Mariotti, «e per questo nel tempo hanno avuto la necessità di sviluppare alcuni strumenti, come per esempio, l'assistenza a distanza dei clienti con chip istallati sulle macchine, che oggi sono al centro delle nuove fabbriche 4.0», conclude Mariotti.

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