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WELFARE 30 Marzo Mar 2016 1725 30 marzo 2016

Pensioni, boom delle uscite anticipate: +89% nel 2015

Per evitare la stretta introdotta dalla legge Fornero. Il 63,4% degli assegni è sotto i 750 euro, ma il dato migliora di 0,9 punti percentuali.

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Il presidente dell'Inps, Tito Boeri.

Pensioni basse, ma con un leggero miglioramento sia per gli uomini che per le donne. E un vero e proprio boom, nel 2015, delle uscite anticipate dal lavoro, in aumento dell'89% sull'anno precedente per effetto della stretta sui criteri d'accesso, introdotta dalla legge Fornero ed entrata in vigore nel 2016.
In attesa che l'Inps pubblichi i numeri aggiornati relativi anche a dipendenti pubblici ed ex Enpals («saranno oggetto di una rilevazione separata, attualmente in fase di preparazione», fanno sapere a Lettera43.it dall'istituto presieduto da Tito Boeri), sono questi i due aspetti principali che colpiscono nei nuovi dati diffusi mercoledì 30 marzo.
IL 63,4% DEGLI ASSEGNI È SOTTO I 750 EURO. All'inizio del 2016, è scritto nel rapporto curato dall'Osservatorio sulle pensioni, in Italia risultano erogate 18,1 milioni di pensioni, con una «forte concentrazione» nelle classi d'importo più basse. Concentrazione che però si riduce rispetto alla rilevazione precedente, mentre il numero degli assegni è rimasto pressoché invariato, passando da 18 a 18,1 milioni.
Se oggi infatti il 63,4% degli assegni in essere, pari a 11,5 milioni di pensioni, è inferiore a 750 euro, gli stessi dati Inps aggiornati ad aprile 2015 certificavano che a scendere sotto la soglia dei 750 euro era il 64,3% delle pensioni erogate, 0,9 punti percentuali in più.
Per le donne, gli assegni inferiori a 750 euro sono oggi più dei tre quarti del totale, pari al 77,1%. Una percentuale che tuttavia era più alta all'inizio del 2015, quando corrispondeva al 78,2% (1,1 punti percentuali in più).
UNA SPESA DA 197 MILIARDI. Per le pensioni vigenti al primo gennaio 2016, sempre escludendo quelle dei lavoratori pubblici ed ex Enpals, la spesa complessiva ammonta a 196,8 miliardi di euro, 176,7 dei quali sostenuti dalle gestioni previdenziali.
Sul totale dei trattamenti esistenti a inizio 2016 (18,1 milioni), 14,3 milioni sono di natura previdenziale, cioè «prestazioni che hanno avuto origine dal pagamento di contributi (vecchiaia, invalidità, superstiti) durante l'attività lavorativa del pensionato».
Le rimanenti (3,8 milioni, in aumento di 0,1 punti percentuali) sono invece di natura assistenziale, cioè «prestazioni erogate per sostenere una situazione di invalidità congiunta o meno a situazione di reddito basso». Queste ultime comprendono la gestione degli invalidi civili, le indennità di accompagnamento, le pensioni e gli assegni sociali.
ASSISTENZA, 63 PRESTAZIONI OGNI MILLE ABITANTI. Il panorama delle prestazioni assistenziali, assegni sociali compresi, varia in maniera significativa da una regione all'altra. A fronte di 63 prestazioni ogni mille abitanti in Italia, in Trentino se ne contano 26, in Emilia Romagna 45 e in Calabria 97. Pensioni e gli assegni sociali sono percepiti per il 54,9% al Sud (22,6 persone ogni mille residenti ne hanno una), per il 25,3% al Nord (7,8 ogni mille residenti) e per il 19,8% al Centro (14,1 ogni mille residenti). Al Sud è più alta anche la percentuale delle prestazioni di invalidità previdenziale, con il 47% del totale degli assegni contro il 31,2% al Nord e il 20,4% al Centro.
In pratica al Sud ci sono 23,9 residenti su mille con una prestazione di invalidità previdenziale, contro gli 11,9 su mille residenti al Nord. Anche per quanto riguarda le sole pensioni per invalidità civile (2.980.799 a inizio 2016), esse risultano erogate per il 44,8% al Sud, per il 34,7% al Nord e per il 20,6% al Centro.
PIÙ PENSIONATI AL NORD. Se si guarda però al complesso delle prestazioni pensionistiche, è l'Italia settentrionale a usufruirne di più. Il 48,1% delle pensioni totali viene infatti percepito da soggetti residenti al Nord, il 19,2% viene erogato al Centro, mentre il 30,5% in Italia meridionale e isole. Il restante 2,3% (416.369 pensioni) viene erogato a soggetti residenti all'estero. Se si rapporta il numero di pensioni alla popolazione residente di ciascuna area geografica, il Nord del Paese continua ad essere l'area con il maggior numero di pensioni (314 per mille), seguita dal Centro (288 per mille) e dal Mezzogiorno, con 265 pensioni per mille residenti.
IL BOOM DELLE PENSIONI ANTICIPATE. Nel 2015 sono state liquidate a lavoratori del settore privato 158.589 pensioni anticipate rispetto all'età di vecchiaia con un aumento dell'89% rispetto al 2014. Il dato rilevato dall'Inps nell'Osservatorio sulle pensioni (che non tiene conto degli assegni pubblici e ex Enpals) è determinato dalla stretta sull'accesso alle pensioni anticipate che si è avuta con la legge Fornero sulla previdenza. Nel 2015 erano necessari per accedere alla pensione anticipata 42 anni e 6 mesi di anzianità contributiva per gli uomini e 41 e 6 mesi per le donne. Dal 2016 per uscire dal lavoro prima dell'età di vecchiaia sono necessari 42 anni e 10 mesi di contributi (41 anni e 10 mesi per le donne).
PENSIONI E PENSIONATI NON COINCIDONO. Occorre inoltre ricordare che il numero delle pensioni erogate non corrisponde al numero dei pensionati, che sono di meno: 16,4 milioni, secondo gli ultimi calcoli fatti dall'Istat. La differenza è dovuta al cumulo di diversi tipi di assegni. Ogni pensionato, infatti, ne riceve in media 1,4 sommando, per esempio, all’invalidità civile l’indennità di accompagnamento. Oppure percependo, accanto alla propria pensione, quella di reversibilità del coniuge.

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