Dolcetta 160330201856
CONFLITTO D'INTERESSI 31 Marzo Mar 2016 0800 31 marzo 2016

BpVi, Dolcetta e una discontinuità che non c'è

Prometteva trasparenza e un cambio di marcia in BpVi. Ma si affida agli uomini del predecessore Zonin. Come Zamberlan. Salvato dall'azione di responsabilità.

  • ...

Il passaggio di consegne tra Gianni Zonin (a sinistra) e Stefano Dolcetta alla guida della Banca popolare di Vicenza (BpVi).

«Dobbiamo essere capaci di riscoprire il valore di una storia lunga un secolo e mezzo, e di instaurare un rapporto di grande trasparenza con azionisti, management, clienti».
Così Stefano Dolcetta, appena nominato presidente della Banca Popolare di Vicenza dopo le dimissioni dell'indagato Gianni Zonin, riassumeva al Messaggero Veneto il senso della sua missione.
Dopo l'assemblea del 26 marzo 2016, però, il rapporto con gli azionisti appare compromesso. E la trasparenza anche.
E L'AZIONE DI RESPONSABILITÀ? Nel momento del voto sull'azione di responsabilità per far valere in giudizio le inadempienze degli amministratori dell'era Zonin, l'attuale numero due di Confindustria e amministratore delegato di Fiamm Spa ha ammonito i soci: «Vorrei che riflettessimo sul fatto che basterà solo il 2,5% del capitale per chiedere che l’azione di responsabilità sia inserita nell’ordine del giorno di una prossima assemblea».
E alla fine l'istanza del presidente dell'Associazione nazionale azionisti della Bpvi, Renato Bertelle, che chiedeva il risarcimento danni a consiglio di amministrazione e collegio sindacale «in carica al tempo di esecuzione dei fatti che hanno causato le poste negative del bilancio», è stata bocciata. Ha votato a favore il 38%, contro il 18,6 e il 43% si è astenuto.
I piccoli azionisti accusano i dipendenti e i dipendenti se la prendono a loro volta con i soci imprenditori, ma su un punto sono tutti d'accordo: a pesare è stato il sistema di voto. Dolcetta, infatti, lo ha modificato ad hoc per quell'unico punto all'ordine del giorno, ha introdotto una modalità inedita e conteggiato tra gli astenuti anche coloro che non si sono presentati al voto.
ZAMBERLAN E I LEGAMI DISCUTIBILI. La mossa del presidente è contestata, ma risulta ancora più discutibile considerando i suoi legami con i componenti del collegio sindacale della banca.
Giovanni Zamberlan, sindaco della BpVi dal luglio del 1987 - 28 anni di servizio lautamente remunerato - e presidente del collegio sindacale dell'istituto di credito dal 2002, svolge lo stesso ruolo in quattro società del gruppo Fiamm. Senza contare quelle in cui ha da poco cessato gli incarichi.
E in quelle stesse società siede come consigliere anche Marco Poggi, attuale sindaco della Popolare di Vicenza oltre che presidente del collegio sindacale di Bpvi Multicredito. Incroci societari che assimilano Dolcetta al suo predecessore.

I membri del collegio sindacale di Fiamm Spa. 

Dolcetta, Zamberlan, Poggi e il conflitto d'interessi

A settembre 2016, il dottor commercialista Zamberlan compirà 77 anni. Ma l'uomo è attivissimo: come aveva già riportato Claudio Gatti sul Sole 24 Ore, oltre all'incarico in Banca Popolare di Vicenza, è sindaco della Azionaria Conduzione Terreni Agricoli, società di cui è presidente il cognato di Zonin, Franco Zuffellato, e vice presidente la moglie, Silvana Zuffellato.
Contemporaneamente, però, è anche presidente del collegio sindacale di Fiamm Holding Srl (la finanziaria che detiene il 100% di Fiamm Spa), di Fiamm Solar Spa, di Fiamm Componenti Accessori Spa, di Fiamm Energy Storage Solutions Spa. Tutte società del gruppo della famiglia Dolcetta.
FINANZIARIA DI FAMIGLIA. Fino al 21 dicembre 2015, inoltre, è stato presidente del collegio sindacale di Dofin Spa, la finanziaria di famiglia, e ha svolto lo stesso incarico nella sua controllata Astron Fiamm Safety, specializzata in tecnologie di illuminazione Oled. Al suo posto in Dofin oggi siede Raffaele Lombardi, che a sua volta è sindaco anche di Fiamm Solar, Fiamm Energy, Fiam Accessori e componenti e Fiamm Holding.
Almeno fino a maggio 2015, poi, Zamberlan è stato presidente del collegio sindacale anche di Pardo Spa, la controllante del gruppo che nel 2015 risulta cancellata dal registro imprese. E ancora prima di Elettrofin.
LE POLTRONE DI POGGI. Nelle società del gruppo Fiamm è consigliere anche Marco Poggi, presidente dell'ordine dei commercialisti ed esperti contabili di Vicenza, sindaco della Popolare, presidente del collegio sindacale di BpVi Multicredito e, come aveva fatto già notare Gatti, anche sindaco supplente di Acta (vice presidente la moglie di Zonin) e della Fattoria ''Il Palagio'' del gruppo Zonin.
Ma Poggi siede anche nel board di Fiamm Spa e di Fiamm componenti e accessori.
Nel 2014 è passato anche dal cda della Dofin e da quello di Pardo Spa.
TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE. Zamberlan, Poggi e Lombardi, inoltre, si conoscono da tempo: hanno fondato insieme lo ''Studio Simonetto, Zamberlan, Lombardi, Poggi'' assieme a Gianfranco Simonetto, presidente della Maltauro e già membro del consiglio di amministrazione della Banca popolare di Vicenza, e soprattutto a Giuseppe Zanetti, il commercialista di famiglia dei Dolcetta che nel maggio del 2007 è diventanto presidente di Fiamm Spa. Il nome di Zanetti oggi non risulta tra i soci fondatori dello studio, ma compariva nella lista almeno fino al 2009, tanto che sui motori di ricerca in Rete appare anche la dicitura 'Studio Simonetto, Zanetti, Zamberlan & Partners'. Il quinto commercialista ha gestito la difficilissima ristrutturazione finanziaria del gruppo Fiamm, grazie anche al coinvolgimento della Banca popolare di Vicenza. E è diventato un uomo chiave per gli affari dell'attuale presidente di Bpvi.

I soci fondatori dello studio Simonetto-Zamberlan come appare oggi e come appariva nel 2009.


L'accordo con Bpvi che permise a Fiamm di ripartire

Fiamm, multinazionale leader nella produzione di batterie per il settore automotive, ha vissuto il suo momento più buio tra il 2002 e il 2006: per quattro anni di fila ha registrato risultati costantemente negativi e alla fine del 2006 presentava un indebitamento netto di 155,3 milioni di euro a fronte di un patrimonio di 31,4 milioni.
L'azienda è stata salvata attraverso una profonda ristrutturazione societaria, il cambiamento di top management e compagine azionaria e il sostegno di tre banche. Nel 2007 Stefano, che aveva abbandonato l'impresa nel '98, è rientrato come amministratore delegato e Zanetti è stato nominato presidente. Sotto la regia del commercialista socio di Zamberlan, è stata creata la finanziaria di famiglia Dofin controllante della holding Pardo Spa che a sua volta controllava Fiamm Spa e Elettrofin Spa.
INCROCI SIN DAL 2007. Nell'agosto del 2007 la Pardo ha avviato un aumento di capitale da 10 milioni di euro tramite Dofin, si è accollata i debiti della Fiamm e ha convertito il debito in capitale della stessa società. E a fine 2008, il gruppo è tornato in utile.
Nel marzo del 2009 il commercialista spiegava così al Giornale di Vicenza la 'rinascita' della multinazionale: «Il debito è stato portato sopra, a livello della controllante Pardo, sgravando la Fiamm e permettendole di riconquistare commesse e tornare a recitare un ruolo di primo piano nel mercato. Nel contempo abbiamo raggiunto un importante accordo con Popolare di Verona, Popolare di Vicenza e Veneto Banca che ci ha permesso di saldare il debito ai fondi, ottenendo un forte sconto, e ripartire con un finanziamento a medio termine che permette alla Fiamm di avere adesso una posizione finanziaria netta pari a circa 110 milioni, un equity di 100 milioni, un Ebitda di 33 milioni e un fatturato di 470 milioni».
ZANETTI, UOMO CHIAVE DI DOLCETTA. Oggi Zanetti è consigliere delegato di Dofin spa, di Fiamm componenti e accessori e di Fiamm Solar Spa, presidente di Fiamm Energy Storage solutions e consigliere di Fiamm Holding. I suoi vecchi soci hanno ottenuto incarichi di rilievo nel gruppo.
E l'edificio in via Contrà Porti 16, sede dello studio di commercialisti Zamberlan Simonetto, ospita anche la Anorak srl, società di cui è amministratore unico Alessandro Dolcetta, cugino di Stefano, e che deteneva fino al 2014 il 20,36% delle quote di Fiamm holding e di Dofin Spa.


La ristrutturazione societaria di Fiamm in un documento del gruppo.

La nomina del n.2 di Confindustria a capo della BpVi era opportuna?

Coincidenze, si dirà. E a Vicenza sono davvero tante.
Nei collegi sindacali di diverse società del gruppo Fiamm, per esempio, Zamberlan e Lombardi sono affiancati da Benedetto Tonato, socio fondatore dello Studio Adacta assieme a Giacomo Cavalieri, già presidente del collegio sindacale di BpVi ai tempi della prima ispezione di Bankitalia del 2001 e della prima grande inchiesta su Zonin e poi sindaco a fianco di Zamberlan, sanzionato assieme a tutto il collegio sindacale e al consiglio di amministrazione nel 2009.
Tonato Benedetto è inoltre fratello di Franco, vice direttore della BpVi per 35 anni, dal 1977 al 2012, e per nove anni amministratore delegato di Immobiliare Stampa, la società immobiliare della Banca popolare di Vicenza.
INTRECCI DIFFUSI. I rapporti e gli intrecci tra gli uomini di Banca popolare e le società del gruppo Fiamm, insomma, sono diffusi.
Ma sarebbero bastati i legami con Zamberlan, che Dolcetta ha scelto come controllore di gran parte delle imprese riferibili alla sua famiglia, per chiedersi se la nomina del numero due di Confindustria alla presidenza della banca fosse opportuna.

I componenti del cda di Banca popolare di Vicenza ai tempi della prima ispezione di Banca d'Italia nel 2001, quella che definì insufficiente l'attività dei sindaci e che venne inviata alla procura di Vicenza. 

Relazioni note, ma nessuno ha mosso un sopracciglio

Quando Zamberlan è diventato sindaco di Bpvi, il muro di Berlino era ancora in piedi. Quattordici anni dopo, nel 2001, Bankitalia già bocciava l'azione del collegio sindacale dell'istituto di credito. Ventisette anni più tardi, nell'aprile del 2014, quando il commercialista è diventato presidente del collegio sindacale, il socio Maurizio Della Grana chiedeva verifiche su «eventuali prestiti erogati con lo scopo di acquistare illecitamente azioni o obbligazioni dell'istituto».
NEGÒ GLI ILLECITI SULLA COMPRAVENDITA DI AZIONI. A dicembre del 2014, Zamberlan assicurava a Della Grana di aver incontrato presidente e organo di controllo, spiegava che «le verifiche richieste rientrano tra le attività che le funzioni aziendali di controllo della banca continuativamente pongono in essere» e concludeva che «al Collegio sindacale non sono state segnalate situazioni afferenti alla fattispecie descritta nel suo intervento in assemblea». Pochi mesi più tardi l'ispezione della Bce avrebbe scoperchiato quella che il procuratore di Vicenza, Antonino Cappelleri, ha chiamato una «banca deviata».
Le relazioni tra Zamberlan e le società del nuovo presidente risultano da tutti i documenti depositati dalla Popolare di Vicenza presso la Consob. Eppure nel momento della nomina di Dolcetta nessuno ha mosso un sopracciglio: è stato salutato come l'uomo della discontinuità.
Ora il numero due di viale dell'Astronomia, che dovrebbe lasciare le cariche confindustriali il 31 marzo, dice che l'azione di responsabilità contro i vecchi amministratori può essere approvata dopo la quotazione in Borsa, in concomitanza di fatto con il rinnovo del cda.
RAPPORTI COL PASSATO DA ELIMINARE. Ma per assicurare di fronte al mercato la trasparenza di cui Dolcetta si era fatto portavoce, sarebbe opportuno che si dimettessero tutti coloro che hanno rapporti discutibili con la vecchia dirigenza, nuovi arrivati compresi.


Twitter @GioFaggionato

Correlati

Potresti esserti perso