LO SPORTELLO 1 Aprile Apr 2016 0900 01 aprile 2016

Banchieri avvoltoi, giù le mani dal mattone

Gli istituti che si comportano da agenzie immobiliari? Una sciagura. La storia di Patrizia.

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Nelle ultime settimane abbiamo affrontato il tema del nuovo business delle banche, dapprima analizzando le cause e poi il regalo fatto dal governo Renzi con il decreto salva-mutui
Ma questa settimana vogliamo farvi toccare con mano le conseguenze di tutta questa manovra lobbistica, raccontandovi la storia di Patrizia come paradigma di quanto potrebbe accadere ora a tutti coloro che sono colpiti dalla violenza verbale e psicologica di personaggi di basso profilo incaricati di recuperare crediti.
TUTTO INIZIA NEL 2006. Patrizia ha 36 anni e una bimba di 4. Fa la commercialista e l’amministratore locale in un piccolo paese nella provincia di Trento, Lavis, la patria del porfido.
La incontro la prima volta a Padova nel gennaio del 2015, durante la presentazione del mio libro perché voleva parlarmi per mettermi a conoscenza del suo caso e trovare insieme una soluzione.
La sua disavventura bancaria inizia nel 2006, quando il fidanzato di allora – titolare di una piccola impresa in difficoltà – chiede a un istituto del luogo, una di quelle Casse rurali un tempo molto radicate sul territorio e attente agli interessi della comunità, un mutuo di 130 mila euro a cui si aggiunge un fido per scoperto di conto corrente di 50 mila euro, entrambi assistiti da garanzia ipotecaria su un immobile di proprietà di Patrizia, ricevuto come donazione dai genitori.
UN'IMPRESA CON DEBITI PREGRESSI. Nel frattempo, è il settembre del 2006, il ragazzo di Patrizia è diventato suo marito. È chiaro che sia l’uomo, che ha bisogno di quei soldi per far ripartire l’azienda con debiti pregressi, sia Patrizia, che di fatto non ha alcun potere decisionale all’interno dell’impresa e vive di «un reddito da borsa di studio di 550 euro mensili», non possano avere, sulla base dei più semplici criteri di analisi creditizia, quel finanziamento.
Insomma, come per Alberto, il titolare della pompa di benzina di Mondragone di cui abbiamo parlato nelle settimane precedenti, si tratta di un altro caso in cui si configura la possibilità di imputare alla banca, a titolo di responsabilità, le conseguenze del dissesto provocato dall’esercizio di un potere discrezionale nella concessione del credito.
L'ABITAZIONE AUMENTA DI VALORE. Ma andiamo avanti. «Nel 2007, presso un’altra banca locale, ci viene concesso un mutuo di 250 mila euro che prevede un’ipoteca sempre sullo stesso immobile», racconta Patrizia.
Manco fosse la reggia di Versailles.
Mutuo trentennale e destinato alla ristrutturazione della stessa abitazione, che a questo punto aumenta il proprio valore e la rendita.

Il marito di Patrizia segnalato in Centrale Rischi

Passa qualche anno, Patrizia diventa commercialista e comincia a esercitare.
Nel novembre del 2010, a seguito della crisi ormai imperante, suo marito «viene segnalato in Centrale Rischi come sofferenza bancaria dal primo istituto, quello in cui avevamo affidamenti per 180 mila euro (che per effetto della restituzione di 30 mila euro erano scesi a 150 mila euro), che senza preavvisi chiede il rientro totale con scadenza entro 10 giorni».
RICHIESTE IRRICEVIBILI. Non serve un genio a capire che si tratti di una richiesta impossibile da soddisfare soprattutto in un così ristretto lasso di tempo. «Il giorno che il direttore ci ha imposto di restituire i soldi, entravo nel nono mese di gravidanza: quella notizia per me ha avuto conseguenze drammatiche: sia fisiche che psicologiche», mi confessa la donna.
Dunque, i soldi non ci sono, l’azienda non gira come dovrebbe, la tensione dentro casa sale di giorno in giorno. L’istituto a quel punto – in parte non dovrebbe sorprenderci – non ha pietà e mostra il peggio di sé.
Minaccia di procedere con la segnalazione di insolvenza sull’unica fonte di reddito familiare: Patrizia, appunto, che da lì a poche ore sarebbe andata in ospedale a partorire.
UN ALTRO MUTUO SULLE SPALLE. «Il mio reddito certificato allora era di 13 mila euro l’anno. Avevo appena cominciato la professione, non avevo un grande giro di clienti, sempre che in un paesino di 800 anime sia possibile averne uno. Ero a pezzi. Neanche l’idea di mettere al mondo mia figlia riusciva a rasserenarmi».
E quindi? Semplice: un altro mutuo caricato sulle spalle della donna sempre con ipoteca sulla reggia di Versailles.
«Nel febbraio 2011 viene erogato un finanziamento in 10 anni di 150 mila euro con rata di 1.500 euro mensili», mi racconta Patrizia. Avete capito bene: con un reddito di circa 1.083 euro al mese lei, e un’impresa a pezzi lui, ne avrebbero pagati 1.500 di finanziamento.
Un’evidente concessione abusiva del credito. Ma così è: i due non vogliono mollare e accettano la proposta assurda della banca.

La separazione e il riconoscimento di tutti i debiti

Nel 2013, a giugno, arriva un’altra doccia fredda: Patrizia si lascia con il marito. Ma attenzione, perché la separazione consensuale incorpora il riconoscimento di tutti i debiti, anche extrabancari, contratti direttamente o tramite garanzia prestata: parliamo di oltre 500 mila euro.
«Ho chiesto, come previsto dalla legge, una sospensiva totale sia in parte quota capitale che in parte quota interessi per tutte le posizioni di mutuo esistenti presso tutti gli istituti di credito», dice Patrizia.
SPUNTA UN ALTRO CONTRATTO. Sospensiva concessa fino a dicembre 2014 da parte della prima banca e a gennaio 2015 dalla seconda.
Nel frattempo Patrizia mette in vendita l’abitazione con il benestare di entrambi gli istituti conferendo il mandato esclusivo a una agenzia immobiliare di Trento.
«In seguito ho chiesto di inserire l’annuncio anche sul sito della società immobiliare ad hoc della prima banca», prosegue la donna. E a questo punto la realtà supera la fantasia.
A febbraio 2014 «facendo seguito all’azione di recupero credito avviata nei confronti del mio ex marito, la Cassa rurale mi convoca quale garante prestatore sia di ipoteca sia di fideiussione per un altro contratto di mutuo siglato dal mio ex coniuge nel 2012 per un totale di 70 mila euro di cui io non sapevo nulla».
I DEBITI SI MOLTIPLICANO. I colpi di scena si susseguono, i debiti si moltiplicano. Patrizia, è costretta a intaccare i risparmi di famiglia: versa 100 mila euro per non venire segnalata in qualità di garante (le intimazioni del responsabile ufficio legale della banca erano sempre più pressanti a riguardo) grazie ai quali viene estinto il mutuo da 70 mila e in parte abbattuto il fido stipulato nel 2006 di 50 mila euro e garantito da ipoteca.
La strada per la chiusura della pratica è però lunga e soprattutto piena di ostacoli. Nel novembre 2015 la donna attiva una mediazione civile con i due istituti per proporre, caso rarissimo, una donazione dell’immobile – la oramai celebre reggia di Versailles di Lavis –e ripianare i debiti rimanenti.
BUSINESS COL MATTONE. «Le banche in un primo momento sembrano aderire, pagando i diritti di segreteria, però poi disdettano la mediazione con esito dichiarato nullo nel gennaio 2015», dice Patrizia.
Forse erano interessate ad altro? Forse iniziavano a fare anche queste business con il mattone? Forse iniziavano ad avere bisogno di quelle commissioni di intermediazione (3% compratore+3% venditore) oltre a portarsi a casa i soldi dei debiti del marito di Patrizia?
Caso strano, nel maggio 2015 dalla prima banca viene notificato un precetto – l’atto con cui il debitore viene messo a conoscenza dal creditore che lo stesso inizierà, entro 90 giorni, l’azione esecutiva per la vendita dell’immobile – per il mutuo del 2006 di 130 mila euro.
Attenzione perché il precetto è un classico strumento di terrorismo psicologico per indurre chi ha debiti a rassegnarsi a sottostare ai voleri della banca.

L'eccesso di garanzia presa dalla banca

A quel punto comincia il nostro lavoro di concerto.
Rispondiamo al precetto costituendoci in giudizio.
Dalle perizie sul mutuo, infatti, emerge l’applicazione di tassi d’usura. Non solo, ma in questo caso c’è anche una evidente contestazione in merito all’eccesso di garanzia presa dalla banca.
VALORE STIMATO DI 640 MILA EURO. Infatti, se la perizia dell’immobile, eseguita dallo stesso istituto, venisse confermata dal giudice, la banca si troverebbe nella difficile condizione di dover spiegare perché a fronte di un credito residuale effettivo di 42 mila euro (al netto dell’usura calcolata) metta in vendita una casa dal valore stimato di 640 mila.
Il 15 maggio 2015, caso strano, l’altra banca, rimasta fino a quel momento in attesa, invia una raccomandata in cui fa presente che «a seguito della scadenza della sospensiva accordata, nel caso in cui entro il 15 giugno 2015 non fosse rientrata delle rate impagate (da febbraio a maggio), sarebbe stata segnalata come posizione a sofferenza con le conseguenze e ricadute del caso».
LE PERIZIE EVIDENZIANO USURA. A quel punto Patrizia conferisce mandato per costituirsi in giudizio anche per quest'ultima posizione debitoria visti gli esiti delle perizie che evidenziano anche in questo caso usura.
Ma il disegno è ben chiaro: le banche vogliono svendere l’immobile della donna per darlo a qualche loro cliente facoltoso.
Tant’è che appena pochi giorni che l’annuncio viene messo sul sito della prima – a febbraio 2015, subito dopo l’esito nullo della mediazione – arriva una proposta scandalosa da parte di un funzionario della banca: «C’è un acquirente (e cliente dell’istituto, nda) che offre 380 mila euro». Una cifra superiore al debito residuo di Patrizia nei loro confronti, 270 mila euro circa, ma comunque ampiamente al di sotto del prezzo di mercato. Follia pura.
IL CROWDFUNDING BOCCIATO. La donna però non si arrende e tira fuori dal cilindro un colpo a sorpresa degno di lode: avvia un progetto di crowdfunding dal nome «Castagne giocose da Guinness».
L’idea è di raccogliere i soldi che mancano per estinguere il debito con le banche e regalare (piuttosto che svendere) un terzo della sua casa ai bambini e alla comunità della Valsugana per farne, possibilmente, un asilo.
Progetto boicottato dalla comunità, forse “influenzata” dalle banche locali.
Un ultimo appunto: l’ex marito della donna non ha mai ricevuto alcun decreto ingiuntivo né azione esecutiva volta a valutare la sua consistenza patrimoniale e rispondere per i debiti di cui è il primo debitore. Sarà un caso? Oppure è verosimile pensare che ci sia un interesse su quella casa da parte delle banche che va oltre ogni cosa?

Twitter @VincenzoImpera1

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