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BASSA MAREA 4 Aprile Apr 2016 1629 04 aprile 2016

Boeri, un Robin Hood accecato dall'ambizione

Il presidente Inps punta pensioni d'oro e pre-1980: un modo per creare consenso, non per curare le storture del nostro sistema. 

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Tito Boeri.

Presidente dell’Inps dal febbraio 2015, l’economista Tito Boeri è entrato nelle case degli italiani come l’uomo che vuole ridurre le pensioni alte, diciamo dai 45-50 mila euro lordi annui in su, per fare varie cose: aumentare le minime, favorire la flessibilità in uscita soprattutto, e pensare di più ai giovani, assai meno tutelati in futuro.
Il governo per ora dice no. Adesso Boeri ha aperto, con le dichiarazioni fatte il 3 aprile a Vicenza, anche il fronte degli “immarcescibili”, i pensionati usciti dal mercato del lavoro prima del 1980, e quindi con l’assegno da almeno 36 anni, alto o piccolo.
Come noto, qualsiasi versamento quando si avvicina ai 20 anni di pagamenti ha esaurito tutte le possibili riserve accumulate e il pensionato è a pieno carico della comunità.
Il sistema è stato ideato così, e quelli in vita beneficiano di quanto lasciato dai defunti. E integrato dallo Stato, che complessivamente versa all’Inps più di 50 miliardi netti (dedotta l’Irpef quindi) all’anno.
LE AMBIZIONI DI BOERI. Se Boeri però fosse più fedele a quanto scriveva in tema di pensioni prima di diventare presidente dell’Inps, sul sito lavoce.info e in altre sedi, sarebbe meglio.
Nonostante la docenza alla Bocconi e la formazione da economista di tutto rispetto, Boeri non è un tecnico. È un politico al quale la poltrona dell’Inps va un po’ stretta.
Da bravo economista di grido vorrebbe, come la maggior parte dei suoi colleghi di tutto il mondo, passare dall’altra parte della barricata e diventare ministro dell’Economia, fra i protagonisti quindi al Fondo Monetario, al G20 e altrove. E magari diventare anche qualcosa di più.
Dopotutto spesso gli economisti si autodefiniscono “scienziati” e pensano che con in mano le leve giuste saprebbero cosa fare. E quindi Boeri fa il Robin Hood, come se questo bastasse. E fosse serio.
LE REGALIE NEL MIRINO. Prima di arrivare all’Inps Boeri dava del sistema pensionistico italiano più o meno questo quadro.
L’Inps fa troppe cose e con troppa confusione fra assistenza e pagamento vero e proprio delle pensioni a fronte di effettivi versamenti. Fa troppi regali, alle pensioni d’oro ma non solo.
Ha troppe categorie a regime speciale. Fa regali anche a livelli non “d’oro”. Anzi è qui che, quantitativamente, si annida il grosso dei regali, degli scostamenti cioè tra quanto effettivamente versato o comunque accreditato come montante pensionistico (la somma dei versamenti rivalutati).
In ordine decrescente, spiegava Boeri, i regali più grossi sono: pensioni pubbliche di anzianità, pubbliche di vecchiaia, private di anzianità e, infine, categoria in media meno “regalata” di tutte, pensioni di vecchiaia del settore privato.

La mission impossible della busta arancione

Il presidente dell'Inps, Tito Boeri, con la busta arancione.

Boeri diceva che era necessario spiegare bene agli italiani tutte queste realtà. Lo ha fatto inizialmente, con alcuni studi di categoria, piloti di aerei, ferrovieri, magistrati e altro.
Risultava che, tra i militari ad esempio, un ufficiale superiore che percepisce 5.730 euro lordi al mese con il retributivo scenderebbe a 2.750 con il contributivo.
Poi questi utili squarci si sono fermati e Boeri ha preferito la busta che spiega ai futuri pensionati come sarà il loro assegno, previsione impossibile come ha spiegato a Lettera43.it Giuliano Cazzola.
La ragione dello scemato entusiasmo a spiegare le storture dell’Inps ce la offre involontariamente il Bilancio del sistema previdenziale italiano, preparato ogni anno dall’ex sottosegretario al welfare Alberto Brambilla.
Dice che il 52% abbondante dei pensionati Inps, cioè circa 8,8 milioni di persone, la metà del tutto, sono in Italia «totalmente o parzialmente a carico della fiscalità generale».
UNA PLATEA DA NON INIMICARSI. È chiaro che pochi, soprattutto se hanno ambizioni politiche, vogliono inimicarsi questa grossa platea perché tutti i pensionati, proprio tutti, sono convinti che il loro assegno sia sudato, dovuto e intoccabile, soprattutto quando sanno di essere stati ben lontani dai versamenti necessari.
Quindi meglio prendersela con i 500 mila “d’oro” e in particolare con i 33 mila “over 90 mila lordi”, fra cui indubbiamente non scarseggiano i casi scandalosi. E ora con i 500 mila veterani pre-1980, un calcolo che esclude le baby pensioni, categoria e scandalo a sé stante, ma ha un sapore ultrageriatrico.
E che colpa hanno se sono ancora in vita? I fondi comunque, dice Boeri, non andrebbero prelevati da questi ultimi, ma «con un contributo di solidarietà» (c’è già) da imporre «andando per importi elevati».
LE STORTURE DELL'INPS. Boeri, se procede così, e procederà così, mancherà l’impegno di spiegare bene le storture dell’Inps e confermerà una strategia basata sull’invidia sociale, fatto pernicioso e comunque deplorevole da parte di chiunque voglia occuparsi seriamente della cosa pubblica.
Lui intanto sa che, se toglie ai 500 mila, gli 8,8 milioni ai quali pure qualcosa andrebbe tolto non si lamentano. Anzi.
Ma chi ha più regali pensionistici, ad esempio, tra un insegnante di scuola media con 40 anni di anzianità e 1.800 netti di pensione al mese e un manager con 40 anni di anzianità e 4.200 netti?
Dipende dal montante pensionistico.
UN ESEMPIO EMBLEMATICO. Mettiamo, caso concreto e preciso, che il manager abbia di montante rivalutato 1,4 milioni di euro, tutti documentati dall’Inps.
Difficile calcolare il montante dell’insegnante, perché lo Stato fino a non molti anni fa gestiva diversamente i conti pensionistici dei suoi dipendenti, allora non nell’Inps.
Calcoliamo, molto generosamente e irrealisticamente, un montante basato su una media rivalutata di 30 mila euro annui per 40 anni, cioè, alla aliquota del 33%, un montante di circa 400 mila euro.
È facile vedere come in percentuale sul netto pensionistico riceva molto più “regalo” l’insegnante del manager, e forse anche in cifra assoluta sia maggiore la quota “regalo” del primo.
UNA LOGICA SBAGLIATA. Che si fa? Si decurtano i 1.800 euro dell’insegnante? No, però chi propone di toglierne 300 al manager “per solidarietà”, avrà la decenza di proporre 5 euro in meno all’insegnante per ricordargli che anche lui riceve un regalo?
E le pensioni baby, che andrebbero tutte dimezzate perché in linea di massima i beneficiari percepiscono la metà dei colleghi arrivati a 40 anni di versamenti ma la percepiscono e percepiranno per il doppio del tempo avendo fatto metà dei versamenti?
Nessuno fiata. L’unica asticella è quella “d’oro” dai 45-50 mila in su. Non basta, professor Boeri, se vogliamo essere uomini e non caporali. Ambiziosi. E un po’ troppo furbetti.

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