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IN USCITA 4 Aprile Apr 2016 1600 04 aprile 2016

«L'impresa oltre la crisi», il nuovo libro di Gianluca Comin

Volkswagen, Moncler, Barilla, ma anche le stragi di Parigi: come salvarsi dalla tempesta.

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È uscito il 31 marzo 2016 L'impresa oltre la crisi (Marsilio editori, 176 pagine, 16 euro, ebook 9,99 euro), il nuovo libro di Gianluca Comin.
Il tema affrontato è quello delle crisi d’impresa che oggi non sono più (o non solo) crisi di produttività.
Vengono provocate da violenti e improvvisi attacchi esterni o, a volte, da passi falsi del management nella gestione della comunicazione.
Sono all’ordine del giorno e possono assumere proporzioni globali, come avvenuto nel caso Volkswagen con lo scandalo delle emissioni, il cosiddetto Dieselgate, ma anche Moncler e Barilla: sono solo alcuni esempi di gravi crisi che possono provocare il crollo in Borsa delle azioni e compromettere la stabilità delle aziende.
Gianluca Comin, editorialista di Lettera43.it, per anni ha ricoperto incarichi di primo livello nella comunicazione e nelle relazioni esterne - in Enel, Telecom e in altri gruppi - gestendo i rapporti con la stampa e le istituzioni.
CASI CONCRETI E INTERVISTE. Il libro raccoglie la sua esperienza e propone casi concreti, esempi, interviste a dirigenti, consigli per affrontare il nemico più insidioso per ogni azienda: gli attacchi alla credibilità, alla reputazione e al management.
Non riservato ai soli addetti ai lavori, il volume si rivolge a chiunque voglia capire come funzionano oggi i meccanismi della comunicazione di sé e del proprio brand.
Comin ha fondato Comin & Partners, società di consulenza strategica con un’esperienza consolidata nella gestione di grandi operazioni aziendali, campagne internazionali di advocacy e scenari di crisi.
Autore di 2030, La tempesta perfetta (Rizzoli 2012), insegna Strategie di comunicazione alla Luiss Guido Carli e siede nel consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia.
Di seguito un estratto del suo nuovo libro.

Gli attentati a Parigi: la reazione di Hollande

Nel chiudere questo libro, sono arrivati in corsa gli attentati di Parigi.
Una tragedia enorme, ben più vasta e drammatica di un evento critico in ambito aziendale.
Come contributo finale, ci sembrava giusto riflettere brevemente su due aspetti che hanno segnato le ore appena successive agli attentati.
Parliamo di come i social network hanno contribuito a gestire il panico e ad aiutare i soccorritori.
Ma anche della reazione del presidente francese Hollande, che con molto sangue freddo ha saputo fronteggiare subito l’ondata emotiva di un’intera popolazione.
Partiamo proprio da François Hollande, lo stesso presidente che nel gennaio 2014 aveva messo a repentaglio la sua immagine per essere stato «paparazzato» mentre si recava (con il motorino e i croissant nella busta) a un appuntamento amoroso con l’attrice Julie Gayet.
Ebbene, secondo i sondaggi, a distanza di un paio di settimane dagli attentati di Parigi, Hollande ha registrato un balzo di popolarità (il 50% dei cittadini ha fiducia in lui).
La determinazione mostrata dopo i fatti dolorosi ha portato consensi a un politico che fino a qualche mese prima veniva definito «il più impopolare della Quinta Repubblica».
Nonostante le polemiche tra le forze politiche e le associazioni di difesa dei diritti civili, la popolazione sembra però per il momento apprezzare la decisione e la rapidità con le quali il presidente Hollande ha reagito dopo le stragi del 13 novembre.
Un rialzo della sua popolarità si era già verificato a gennaio, dopo gli attentati a Charlie Hebdo e al supermercato ebraico, «ma in quel caso i cittadini avevano apprezzato soprattutto la sua empatia e la capacità di esprimere il sentimento nazionale», ha detto Frédéric Dabi, direttore dell’istituto di sondaggi Ifop.
«Stavolta Hollande raccoglie consensi per le misure concrete che ha adottato in fretta, in particolare per lo stato di emergenza».
Come si è mosso Hollande appena dopo gli attentati di Parigi? Come ha gestito le prime ore?
Ecco i sei passaggi che hanno dimostrato la sua leadership sul fronte della determinazione e della comunicazione politica.

1. IL RIENTRO ALL'ELISEO. Ore 21.45. Mentre Hollande è allo Stade de France a vedere l’amichevole Francia-Germania, un kamikaze si fa esplodere nei pressi dello stadio iniziando l’assalto terroristico.
Un suo collaboratore lo avvisa immediatamente di quanto sta accadendo.
Il presidente viene così «esfiltrato», come si dice in gergo: in pratica, portato fuori alla massima velocità possibile, per la sua incolumità personale ma anche perché potesse continuare a incarnare, fisicamente, lo Stato.
In pochi minuti, già durante quel tragitto in automobile, Hollande prende la decisione di chiudere le frontiere e di decretare lo stato di emergenza.


2. PRIMO DISCORSO IN TELEVISIONE. Ore 23. Appena giunto all’Eliseo, nel mentre si organizza la riunione del Consiglio di emergenza, Hollande si presenta in televisione per un breve ma intenso discorso alla nazione.
Teso, pallido, emozionato, in tono grave, il presidente della Repubblica si rivolge ai francesi: «Nel momento in cui vi parlo, degli attacchi senza precedenti sono in corso nella metropoli parigina».
Sa che il momento è storico, si nota dal tono e dal linguaggio del corpo.
Hollande racconta cosa sta accadendo, fa un sommario bilancio delle stragi, rivolge un pensiero alle vittime, chiede ai francesi solidarietà, compattezza e unità.
In chiusura cerca di scuotere e rassicurare emotivamente la popolazione («di fronte al terrore c’è una Nazione che sa difendersi e che ancora una volta saprà vincere il terrorismo») e infine elenca le misure pratiche che ha deciso.
Lo stato di emergenza in tutto il territorio (coprifuoco, divieto di libera circolazione, di manifestazioni, divieto di ingresso in luoghi pubblici, perquisizioni immediate) e la chiusura immediata delle frontiere.


3. CONSIGLIO DEI MINISTRI D'EMERGENZA. Ore 24. Nella riunione con tutti i ministri, viene aggiornato sugli sviluppi in corso.
Si decide di ratificare le decisioni prese a caldo: stato d’emergenza in tutta la Francia e chiusura delle frontiere.


4. VISITA AL BATACLAN. Ore 1.30. Hollande riparte dall’Eliseo in direzione del Bataclan, il teatro dove quattro terroristi hanno ucciso 89 persone.
In Boulevard des Filles du Calvaire, a poche centinaia di metri dal massacro, viene allestito un ospedale da campo.
Hollande si ferma diversi minuti per esprimere cordoglio e solidarietà alle famiglie delle vittime, ringraziando le forze di sicurezza per il loro intervento tempestivo.


5. «SIAMO IN GUERRA». Ore 12. Il giorno successivo agli attentati, Hollande ritorna in televisione per ribadire che la Francia è in guerra.
«Un atto di guerra compiuto dall’esercito dell’Isis, preparato all’esterno con complicità interne. La Francia saprà essere spietata».
Un discorso, questo, dai toni fermi ma paterni. Lo stato di emergenza viene accolto dai francesi come un’iniziativa rassicurante, che rafforza i consigli alla prudenza del presidente.


6. ALLA REGGIA DI VERSAILLES. 16 novembre A tre giorni di distanza dagli attentati, Hollande riunisce le due Camere del Parlamento a Versailles, un fatto rarissimo nella storia della Quinta Repubblica.
Rivolgendosi per la prima volta ai parlamentari nella sala del congresso del Re Sole, il presidente, che ora veste i panni di capo delle forze armate, annuncia una serie di misure straordinarie per rispondere all’odio jihadista.
Dice che incontrerà a breve Obama e Putin e chiede aiuto all’Unione europea attraverso la clausola di solidarietà.
Tocca insomma diversi punti che coinvolgono la popolazione in una guerra non tradizionale.
Alla fine, dopo l’applauso dei 772 parlamentari, Hollande stesso intona la Marsigliese in un coro di profonda commozione.
Questo è stato Hollande nei momenti successivi agli attentati.
Questa è stata la sua gestione, non troppo diversa per certi aspetti da una crisi che investe un’organizzazione.
Sangue freddo, decisione, rapidità: tutte caratteristiche che abbiamo ritrovato più volte nelle pagine di questo libro.
I francesi sono stati rassicurati dal fatto che Hollande conosceva i fatti (anche se da più parti sono piovute critiche all’incapacità dell’intelligence francese di prevedere gli attentati) e che non ha nascosto la gravità della situazione.
Ha elencato i rischi, ha ribadito i punti di forza di una nazione che ha fatto la storia d’Europa, e ha infine indicato una direzione, un obiettivo di guerra e non solo.
Un periodo difficile presentato alla popolazione con la stessa solennità di certi discorsi che i leader avevano durante la seconda guerra mondiale.
«Dopo aver seppellito i morti, ripareremo i torti dei sopravvissuti», ha detto, per poi aggiungere che «la Francia resterà se stessa, così come l’avevano amata coloro che sono scomparsi. Se ci fosse bisogno di una ragione per restare in piedi, per batterci per i nostri principi e difendere la nazione, la ritroveremo nel loro ricordo!».


«Da qual drammatico venerdì 13 novembre», ha scritto Simone Cosimi su la Repubblica, «i social network (su tutti il solito terzetto Facebook, Twitter e Instagram) hanno dimostrato, una volta di più, le loro molteplici facce: strumenti di allerta, canali di informazione immediata, piattaforme di dibattito e di scambio di notizie. Non senza dure polemiche, bufale, mezze notizie e passi falsi. Ma confermandosi binario parallelo dell’informazione tradizionale oltre che acceleratore delle dinamiche d’opinione».
Diversi gli hashtag che nei primi momenti hanno guidato le persone sconvolte e i loro familiari.
Il primo è stato #PorteOuverte, quando moltissimi parigini hanno segnalato i loro indirizzi per accogliere e proteggere chi era per strada. Immediatamente dopo si è attivato #RechercheParis, per indirizzare i soccorritori nella ricerca di chi ancora era rimasto nascosto, per comunicare a casa che si era sani e salvi, per chiedere informazioni su qualcuno di cui non si avevano più notizie da ore.
Da lì a breve sono partiti #JeSuisParis, #Bataclan e #PrayForParis con messaggi di solidarietà da tutto il mondo.
Nel frattempo Facebook proponeva alla sterminata community da 1,5 miliardi di utenti i suoi due strumenti, sui quali non sono mancate polemiche.
La possibilità di modificare la foto del profilo con un filtro tricolore francese e il Safety Check per comunicare la propria incolumità o, al contrario, chiedere aiuto.
Pare che Mark Zuckerberg in persona abbia annunciato un cambio di marcia nella diffusione dello strumento, con nuovi criteri per renderlo più utile.

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