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CICLONE 4 Aprile Apr 2016 0657 04 aprile 2016

Panama Papers, i conti offshore di vip e potenti del mondo

Miliardi nei paradisi fiscali: Putin, Cameron e Messi tra i personaggi coinvolti. Aperta un'inchiesta. Le cose da sapere.

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Uno scandalo di proporzioni planetarie, la più grossa fuga di notizie finanziarie mai registrata.
A tremare leader politici, sovrani e vip di mezzo mondo.
DA XI JINPING A LEO MESSI. I Panama Papers, milioni di documenti che hanno origine in uno studio legale internazionale specializzato in paradisi fiscali, gettano l'ombra del sospetto su fortune riconducibili - pare - all'entourage di Vladimir Putin e del suo arcinemico ucraino Petro Poroshhenko; a familiari del leader cinese Xi Jinping e al re saudita Salman, al defunto padre di David Cameron (Ian), ma anche a Luca Cordero di Montezemolo, a banche italiane, a primi ministri e loro parenti, a criminali, personaggi dello spettacolo e dello sport come Lionel Messi, a funzionari d'intelligence e a celebrità varie.
RETE DI BANCHE E CONSULENTI. Tutti uniti, stando a queste esplosive rivelazioni, da una gigantesca rete di banche e consulenti in grado di dirottare, di nascosto da ogni controllo di legalità, verso discreti isolotti offshore, enormi masse di denaro: miliardi e miliardi di dollari. Il governo panamense ha già dichiarato di aver aperto un'inchiesta.

L'origine dello scandalo: lo studio legale a Panama City

Le rivelazioni sono saltate fuori da uno sterminato archivio di documenti denominati Panama Papers, fatti filtrare da uno studio legale, Mossack Fonseca, con sede nel Paese centroamericano del canale: non molto noto, ma con uffici sparsi nei cinque continenti, da Miami a Hong Kong, da Zurigo a 42 altre località.
FILE ALLA SUDDEUTSCHE ZEITUNG. Documenti passati al giornale tedesco Suddeutsche Zeitung e da questo condivisi poi con un pool di oltre 300 reporter investigativi di vari media internazionali facenti parte dell'International consortium of investigative journalist, tra cui i britannici Guardian e Bbc (per l'Italia l'Espresso). I file riguardano operazioni che vanno dal 1977 fino alla fine del 2015 e offrono uno spaccato inedito sulla gestione dei grandi flussi di denaro attraverso il sistema finanziario globale.

I sospetti su Putin: quei 2 miliardi sotto banco all'amico musicista

Il Guardian si è concentrato in particolare su Putin, da tempo nel mirino di Washington e Londra sullo sfondo dello scontro in atto tra Mosca e l'Occidente.
Il leader russo viene ritenuto coinvolto indirettamente attraverso la figura di Sergei Roldugin, un musicista indicato tra i suoi migliori amici e padrino di battesimo di una delle figlie.
DENARO ALLE ISOLE VERGINI BRITANNICHE. Roldugin appare il terminale - almeno nominale - di un trasferimento sotto banco di due miliardi di dollari partiti da Bank Rossia (istituto di credito guidato da Yuri Kovalciuk, che gli Usa sostengono essere una sorta di banchiere del Cremlino) per essere indirizzati poi a Cipro e nel paradiso delle Isole Vergini britanniche.
Sospetti che un portavoce del Cremlino ha subito respinto parlando di montatura politica e assicurando che Mosca ha i mezzi per difendere in sede legale la reputazione di Putin.

Oltre 140 i nomi coinvolti: 12 sono leader politici

Ma non è solo la Russia al centro di uno scandalo che si basa su 11 milioni di documenti analizzati dai giornalisti di 76 Paesi: di fatto la più grande fuga di notizie o indiscrezioni nella storia della finanza e della politica, persino più vasta di quelle di Wikileaks nel 2010 e delle intercettazioni della Nsa americana svelate da Edward Snowden nel 2013. Carte nelle quali compaiono i nomi di almeno 140 tra politici, personaggi famosi, imprenditori e sportivi e di 12 leader politici tra re, presidenti e primi ministri.
SPUNTA ANCHE MONTEZEMOLO. I 307 reporter dell'International consortium of investigative journalists, impegnati per mesi a spulciare le carte, hanno allargato la cerchia dei sospetti a personaggi dei Paesi di appartenenza: così l'Espresso, tra gli 800 italiani coinvolti, ha evocato Luca Cordero di Montezemolo, l'imprenditore Giuseppe Donaldo Nicosia, latitante e coinvolto in un'inchiesta per truffa con Marcello Dell'Utri, l'ex pilota di Formula 1 Jarno Trulli oltre a Ubi e Unicredit; mentre Haaretz ha citato ad esempio alcuni dei più ricchi e influenti uomini d'affari di Israele. Non mancano intere società che, secondo i Panama Papers, farebbero riferimento diretto ai capi di governo di Islanda e Pakistan.
DA XI JINPING A POROSHENKO. Mentre emergono presunte somme da capogiro e beni di lusso (fra cui yacht da favola) sottratti al fisco da Salman, re dell'Arabia Saudita, dal re del Marocco Mohammad VI, dai figli del presidente dell'Azerbaigian, dal presidente filo-occidentale ucraino Poroshenko. E pure da da familiari di Xi Jinping: il leader di Pechino che a parole ha fatto della lotta alla corruzione il suo slogan.
ANCHE GHEDDAFI E MUBARAK. Nella lista anche parenti e persone vicine al presidente siriano Bashar Al Assad, ma anche il defunto Muammar Gheddafi e l'ex presidente egiziano Hosni Mubarak, oltre al presidente dell'Argentina Mauricio Macri e a Michel Platini.

Sportivi e personaggi dello spettacolo: spunta ancora Messi

Altro denaro risulta riconducibile a 33 sigle o individui inseriti nella lista nera degli Usa per asserite connessioni con i signori della droga messicani, con organizzazioni definite terroristiche come gli Hezbollah sciiti libanesi, con Stati quali Corea del Nord o Iran. E non finisce qui. Perché a essere toccati dal sospetto sono il mondo dello sport miliardario e quello dello spettacolo.
COINVOLTI DIRIGENTI FIFA. Ecco allora saltar fuori il nome del campionissimo Lionel Messi, bandiera del calcio argentino e del Barcellona, oppure quello dell'attore cinese Jackie Chan. E ancora dirigenti sportivi sudamericani già comparsi nello scandalo Blatter, come l'ex vicepresidente del calcio mondiale Eugenio Figueredo e suo figlio Hugo, nonché l'uruguaiano Juan Pedro Damiani, del comitato etico della Fifa. Il nome di Messi, in particolare, viene collegato a una società con sede a Panama, denominata Mega Star Enterprises Inc. e creata nel 2012 - apparentemente per sottrarre capitali al fisco - da Mossack Fonseca.

Chi è Mossack Fonseca: attiva dal 1977 in 42 Paesi

Lo studio Mossacik Fonseca, che ha immediatamente preso le distanze dalle accuse, è il quarto più grande fornitore al mondo di servizi offsjhore. Agisce per conto di 300 mila aziende e si avvale di una rete di 600 persone dislocate su 42 Paesi. Fondata da Jurgen Mossack nel 1977, offre anche altri tipi di consulenza legale principalmente per attività di tipo societario. Più della metà delle società create o gestite da Mossack Fonseca ha sede in paradisi fiscali legati al Regno Unito, come le isole della Manica o le Isole Vergini o lo stesso Regno Unito.
SOCIETÀ OFFSHORE NON ILLEGALI. Occorre ricordare che in molti casi e per molti Paesi è lecito avere società in paradisi fiscali, a patto che questo e la quantità di soldi che gestiscono venga dichiarato alle autorità. Spesso i paradisi fiscali vengono usati per superare regole particolarmente rigide di alcuni Paesi sullo scambio di valuta, per proteggere la ricchezza da furti e per gestire complicate pratiche di bancarotta o acquisizioni. In molti casi, tuttavia, i paradisi fiscali vengono usati per scopi illegali: in primo luogo nascondere ricchezza per evitare di dover pagare le tasse e per riciclare denaro.

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