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VISTI DA VICINISSIMO 4 Aprile Apr 2016 1031 04 aprile 2016

Unicredit, il futuro passa dalla partita BpVi

Tensioni al vertice. E la tentazione di sfilarsi dal salvataggio della Popolare. L'operazione può costare cara all'istituto milanese. Il dossier sul tavolo di Renzi.

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La sede di Unicredit.

Il futuro di Unicredit, oltre che da Panama, passa da Vicenza.
No, non perché, come qualcuno dice, la banca milanese rischia la pelle se dovesse coprire l’intero aumento di capitale di 1,5 miliardi di Banca Popolare di Vicenza, con la quale ha sottoscritto un contratto per il consorzio di garanzia.
Anche perché, nel caso, potrebbe comprarsela prima della ricapitalizzazione a un costo decisamente inferiore. E poi perché Francesco Iorio, l’amministratore delegato che si è caricato sulle spalle l’onere di traghettare la BpVi dalla disastrosa era Zonin al futuro, fa sapere che l’inoptato sarà residuale o quasi.
UNICREDIT, VERTICI SUI CARBONI ARDENTI. No, il fatto è che questa vicenda s’intreccia con quella in corso da settimane sugli assetti interni della banca milanese, e vede su carboni a dir poco ardenti sia l’amministratore delegato Federico Ghizzoni (con i suoi sodali, a cominciare dal capo delle relazioni esterne Maurizio Beretta), sia i vicepresidenti Luca Cordero di Montezemolo (per via delle rivelazioni dell’Espresso sulla Lenville Overseas domiciliata presso lo studio Mossack Fonseca con sede a Panama, che lo inserisce nel lungo elenco degli italiani con l’offshore) e Fabrizio Palenzona (con la filiera di manager, dal vicedirettore generale Paolo Fiorentino al responsabile del corporate banking Gianni Franco Papa, agganciata a quest’ultimo).

Lo scaricabarile tra Papa e Ghizzoni

Federico Ghizzoni.

Il punto di contatto, secondo quanto i miei occhi (di lince) hanno potuto vedere da vicino, è dato dal fatto che ora questo contratto con la Popolare di Vicenza, che per pochi milioni di commissioni rischia di costare comunque tantissimo a Unicredit, è oggetto di scaricabarile tra Papa, che lo ha gestito in prima persona, e Ghizzoni, che comunque lo ha avallato, considerato anche che il secondo reputa il primo in cima alla lista dei candidati a portargli via la poltrona (per quanto eventualmente compensata da quella di presidente).
IL DOSSIER SUL TAVOLO DI RENZI. E tutto questo sotto gli occhi del governo, visto che il dossier Unicredit-Vicenza è sul tavolo sia di Matteo Renzi che del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, i quali hanno ricordato a Ghizzoni l’importanza sistemica dell’operazione che salva la vita alla Popolare berica.
Ciò è avvenuto quando lui ha fatto loro presente che, volendo, Unicredit potrebbe sfilarsi dalla partita sostenendo che lo sbarco in Borsa della Vicenza si configura come una Opv (offerta pubblica di vendita) con tanto di Ipo (quotazione in Borsa), cosa che giuridicamente gli darebbe il diritto di fermare l’operazione per sopravvenute ragioni di mercato.
L'IPOTESI DI UNA GARANZIA PUBBLICA. Unicredit avrebbe chiesto l’appoggio del governo per dare una garanzia pubblica all’aumento di capitale. E in effetti è circolata l’idea che si potesse creare un veicolo apposito sia per Vicenza che per l'altra disastrata popolare della zona, Veneto Banca (dove il consorzio di garanzia è in capo a Intesa), che vedesse il coinvolgimento di Cdp, delle fondazioni bancarie e dei due istituti garanti, appunto Unicredit e Intesa.
Anche se il timore del Tesoro e della stessa Cdp – dove peraltro le acque tra il presidente Claudio Costamagna e l'ad Fabio Gallia sono piuttosto agitate – è che l’operazione diffcilmente otterrebbe il via libera di Bruxelles, configurandosi come aiuto di Stato.
IL GOVERNO NON VUOLE CORRERE RISCHI. Inoltre, il numero uno di Banca Intesa, Carlo Messina, ha subito fatto sapere che non vuole mischiare le carte («ognuno si fa la sua operazione»). Ma con il bail in in agguato e la crisi reputazionale che ha già investito il sistema bancario italiano, il governo non vuole correre rischi sulle due banche venete.
Dunque? La partita si gioca nei prossimi 15 giorni, e sono pronto a scommettere che sarà decisiva non solo per Vicenza e Montebelluna, ma anche e soprattutto per la nuova governance di Unicredit. Tranquilli, la vostra lince terrà gli occhi ben aperti.

(*) Con questo “nome de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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