MERIDIONE 5 Aprile Apr 2016 1200 05 aprile 2016

Emiliano-Pittella: guerra Pd tra soldi, greggio e acqua

Interessi diversi nel petrolio. Litigi sul referendum. E scintille per l'olio tunisino. Gli intrecci nel partito tra il n.1 della Puglia Emiliano e i ras di Potenza Pittella.

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Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Nel 2015 Gianni Pittella - costretto a fare la rivoluzione meridionale da Bruxelles - veniva a Bari e affidava il Mezzogiorno a Michele Emiliano.
«Deve guidare la cabina di regia per il Sud con l’attuale assessore regionale allo Sviluppo economico, Loredana Capone».
L’ex sindaco di Bari non era stato ancora eletto come successore di Nichi Vendola in Regione.
Il potente ras lucano però già prevedeva «una vittoria di Michele. Non perché non vada atteso il giudizio dei cittadini, ma perché Emiliano ha saputo costruire una leadership con un forte radicamento territoriale, che ne fa un candidato con un grande appeal. Avrà il mio sostegno e la mia collaborazione».
C’ERAVAMO TANTO AMATI. Un anno dopo quella collaborazione e quel sostegno sono andati a farsi benedire.
E sull’asse Potenza-Bari, precedente e parallelamente all’inchiesta sull’oleodotto di Tempa Rossa, è scoppiata una battaglia dove in palio ci sono il controllo del Partito democratico al Sud così come il tentativo di fare della propria regione l’hub energetico del Paese.

Come Mosca e Kiev, Potenza e Bari litigano sul petrolio

Gianni e Marcello Pittella.

Perché alla base di tutto c’è una questione di soldi. Tantissimi soldi.
Sorta ben prima che dalla procura di Potenza qualcuno girasse alla stampa l’intercettazione dove il compagno di Federica Guidi, Gianluca Gemelli, rivelava il suo attivismo per far sbloccare alla fidanzata ministro Tempa Rossa con un emendamento ad hoc.
E la cosa ha rafforzato non poco Emiliano. Il quale, al di là delle guerre politiche (contro Renzi e i Pittella) ha un problema molto prosaico: lui, con il maxi impianto che estrae il petrolio lucano, non ci guadagna nulla.
Nonostante quel greggio sarà lavorato alle raffinerie di Taranto dell’Eni.
EMENDAMENTO ANTI-EMILIANO. Nella città portuale pugliese sorgeranno due serbatoi per lo stoccaggio di 120 mila e 60 mila tonnellate.
Impianti che porteranno da 50 a 140 le petroliere che attraccano ogni anno nel porto.
Eppure alla regione Puglia non andrà un centesimo dei 158 milioni che le compagnie petrolifere pagano come royalty alla Basilicata.
Soprattutto, dopo il famigerato emendamento, viene annullato ogni potere di veto dei governatori.
Tanto che Emiliano si è lamentato: «Siccome è stato costruito un impianto sulla terra ferma in un’altra Regione, ci hanno detto ''non sappiamo da dove portar via il petrolio e quindi passiamo da casa vostra''. Così non va. Queste cose si decidono insieme».
BOICOTTARE IL TAP. Anche per questo, da mesi, il presidente si diverte a “boicottare” un progetto che sta molto a cuore al governo: il gasdotto Tap.
Nel progetto iniziale deve approdare a San Foca, la Regione invece ha rilanciato con Brindisi. L’ipotesi, per il governo, è insostenibile dal punto di vista logistico e ambientale.
E che la tensione sia alta lo dimostra un’interrogazione di alcuni parlamentari renziani (come la senatrice Linda Lancillotta) nella quale si chiede «se è vero che l’iter autorizzativo dell’opera ha incontrato e continua a incontrare la persistente opposizione della Regione Puglia, al momento focalizzata sulla questione della rimozione e ricollocazione di un centinaio di alberi di ulivo, peraltro già autorizzata, nel mese di febbraio 2016, dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, determinando ritardi nella tabella di marcia stabilita».

Il Partito democratico si scala da Sud

L'impianto Tempa Rossa.

In questi giorni la procura di Potenza invischia il governo nazionale e il capo di Stato maggiore della Marina nelle indagine sul disastro ambientale legato all’estrazione di petrolio.
Quella dove l’Eni è accusata di avere avvelenato il territorio per risparmiare 80 milioni di euro nella gestione dei rifiuti.
Il tribunale potentino ha condannato in primo grado (e in un’inchiesta aperta dal pm Henry John Woodcock) manager della Total per il loro vizio di corrompere amministratori e funzionari locali.
Ma accanto a tutti questi submovimenti Matteo Renzi deve guardarsi anche dall’attivismo dei due politici meridionali, gli ex amici Emiliano e Pittella.
Che non a caso tenteranno di chiudere il loro conti - e presentare il conto a Palazzo Chigi - anche attraverso il referendum NoTriv del 17 aprile 2016.
LA SCOPERTA DELL’ACQUA SPORCA. La dichiarazione di guerra - ma le scaramucce e le ritorsioni andavano avanti da tempo - l’ha proclamata Emiliano.
A metà marzo il Consiglio regionale pugliese ha approvato una mozione con la quale si chiede di accertare la presenza di idrocarburi e metalli pesanti nelle acque della diga del Pertusillo - in Vald’Agri, dove si pompa il petrolio - e che rifornisce l’Acquedotto pugliese.
Ma qualcuno ha letto in quell’atto un richiamo alla magistratura. Infatti si chiedeva di «avviare ogni utile iniziativa, in sede regionale, nazionale e comunitaria, per poter accertare e verificare, in tempi brevi, anche attraverso controlli dell’Arpa Puglia, congiuntamente all’organismo omologo della Regione Basilicata».
Cioè di commissariare il feudo dei Pitellas, l’europarlamentare Gianni e il governatore Marcello.

Il 17 aprile si vota sul governo. E sul Pd

Un'azione di protesta contro le trivelle in Adriatico.

Proprio il Renzismo divide i due ex alleati.
Nel Sud dove Emiliano, De Luca, Oliviero e Crocetta sono spine nel fianco del premier, Marcello Pittella è il solo governatore non ostile al governo.
Qualcuno, come Gad Lerner, lega la cosa al fatto che il “rottamatore” non si sia opposto alla ricandidatura di Gianni Pitella a Bruxelles, nonostante fosse al quarto mandato.
Per lo stesso motivo Massimo D’Alema può entrare a Montecitorio soltanto come ospite.
TESTIMONIAL DEL VOTO. Proprio Emiliano e il fratello di Gianni Pittella, Marcello, sono tra i nove governatori promotori della consultazione. Il primo è rimasto coerente sulla vicenda diventando il primo testimonial del voto.
In un’intervista a Libero ha scandito: «Matteo Renzi ha commesso un errore gravissimo. L’emendamento Tempa Rossa è un regalone ai petrolieri».
Cioè quello che secondo i magistrati è stato ispirato dall’ex compagno di Federica Guidi e che il premier ha rivendicato come suo, ospite dei Lucia Annunziata, a In Mezz’ora.
A POTENZA HANNO CAMBIATO IDEA. Marcello Pitella, come ha spiegato al Il Foglio, andrà a votare domenica 17 aprile, ma forse non più “Si”.
Eccolo mandare un messaggio all’ex alleato: «Non è un referendum contro il governo e non è un referendum sul petrolio. Lo dico a Emiliano e a tutti quei reduci che vogliono strumentalizzare il referendum per una rivincita sul governo Renzi. Contesto fermamente il suo atteggiamento populista e demagogico e di chi porta avanti una battaglia che col referendum non ha nulla a che fare».

Ogni tema è buono per scontrarsi: anche l’olio tunisino

L'Ue ha dato il via libera all'import di olio tunisino senza dazi.

Indipendentemente dalle ragioni dell’uno o dell’altro, i due adesso non perdono occasione di litigare.
Come avvenuto il 23 marzo sul palco del Teatro Team, alla manifestazione di Coldiretti “le mani dell’Europa nel piatto”.
Emiliano e Pittella jr prima si sono abbracciati. Poi, quando al centro del dibattito sono finite le ultime decisioni dell’Europarlamento dove Pittella sr è capogruppo dei socialisti, le cortesie sono finite.
In Puglia, dove si produce il 60% dell’olio italiano, non è stata gradita la decisione europea di ampliare le esportazioni di olio tunisino senza dazi.
Ed Emiliano ne ha subito approfittato per presentarsi come paladino degli agricoltori.
IL TRIBUNO E L'EUROPARLAMENTARE. «Dovete fare attenzione a non sfidarmi troppo sulle grandi battaglie perché le prendo sul serio. Sull’olio ho fatto arrabbiare qualche deputato del mio partito. Non ce l’ho con i tunisini, ma mi sono chiesto se in una situazione confusa come quella delle etichette dell’olio dobbiamo proprio aumentare la confusione».
A chiarire chi era quel deputato ci ha pensato il fratello dell’interessato, cioè Marcello Pittella.
«Queste sono parole da arringa popolo. Non mi hanno dato neppure la possibilità di replicare all’intervento per rimarcare le differenze tra le nostre posizioni».
Cioè tra uno che punta a conquistare il Pd da Sud e altri che rischiano di saltare anche in nome della fedeltà all’uomo forte di Palazzo Chigi.


Twitter @FrrrrrPacifico

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