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VISTI DA VICINISSIMO 5 Aprile Apr 2016 1520 05 aprile 2016

Telecom, Bolloré è solo di passaggio

Per il patron di Vivendi l'azienda non è strategica. E la nomina di Cattaneo (suggerita da Nagel) serve a risanarla. L'affare Mediaset? Non c'entra coi telefoni.

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Pier Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri.

Ma che c’entra la nomina di Flavio Cattaneo al vertice di Telecom con la vicenda Vivendi-Mediaset?
Nulla. Eppure tutte le spiegazioni, più o meno dietrologiche, che avete letto in queste ore sulla decisione presa da Vincent Bolloré, con la consulenza di Tarak Ben Ammar, vanno in quella direzione: mister Ferilli, come lo chiama scherzosamente un banchiere potente, è stato scelto su indicazione di Berlusconi (Silvio, ma soprattutto Paolo, che gli è più amico del fratello) e per mano del duo Letta-Confalonieri, che ne avrebbero tirato a lucido il curriculum agli occhi del finanziere bretone. In questo aiutati appunto dal fidato Tarak.
E perché mai il nuovo azionista di riferimento di Telecom avrebbe dovuto accondiscendere?
Ma per poter celebrare le nozze con Mediaset, cominciando da Premium per finire all’intero cucuzzaro, narrano i giornaloni (come li chiama Giuliano Ferrara).
Strabuzzo gli occhi (di lince). Che non vedono niente di tutto questo. Anzi.
L'AFFARE MEDIASET NON C'ENTRA. Intendiamoci, che Cattaneo sia antico sodale di Paolo Berlusconi è vero. E che a Cologno Monzese lo considerino nella lista (scarna) degli amici o comunque non in quella (lunghissima) dei nemici è altrettanto vero. Ma oltre non si va.
E poi riflettete: quell’operazione con Mediaset mica la deve fare Telecom, ma la controllante Vivendi, e dunque Cattaneo non ci metterà becco.
Inoltre, siccome nasce come tentativo di sistemare quel buco nero creato da Pier Silvio Berlusconi con l’acquisto dei diritti televisivi della Champions league di calcio, mica si può pensare che Bolloré gli faccia anche il favore di assumere l’amministratore delegato di Telecom che più piace al Cavaliere e ai suoi.

Il legame tra Silvio Berlusconi e Vincent Bolloré

Silvio Berlusconi.

Come se non bastasse, Berlusconi e Bolloré si conoscono da una vita, presentati nel primo momento in cui il francese è sbarcato in Italia da Antoine Bernheim, il banchiere scomparso nel 2012 che fu per due volte presidente delle Assicurazioni Generali, che a sua volta conosceva bene il Cavaliere per avergli offerto i servigi di Lazard quando a metà degli Anni 80 ha lanciato in Francia la prima tivù generalista privata, La Cinq (che si rivelerà un costoso errore per il Biscione).
IL RUOLO DI BERNHEIM. Legame che si è accentuato quando Bernheim si trasferì in Italia per presiedere Generali e chiese a Silvio (e a Giancarlo Elia Valori) di vegliare sulla figlia Martine, che nel 1977 aveva sposato il principe Domenico Napoleone Orsini, carico come un mulo di titoli (22° Duca di Gravina, 13° Principe di Solofra, 10° Principe di Vallata, 9° Principe di Roccagorga, Principe del S.R.I. e Conte Palatino, Principe Romano, Principe Assistente al Soglio Pontificio, Conte di Muro Lucano, Patrizio Romano Coscritto, Patrizio Napoletano, Patrizio Veneto, Patrizio Genovese e Patrizio di Ancona, Nobile di Corneto, Nobile onorario di Forlì e Grande di Spagna di prima classe; Cavaliere d’Onore e Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta) ma non particolarmente portato per gli affari.
IL TRAMITE SI CHIAMA BEN AMMAR. E fu lo stesso Berlusconi, quando era a Palazzo Chigi, a indirizzare Bolloré, che aveva rastrellato le prime azioni di Mediobanca, da Cesare Geronzi, altro incontro per lui fondamentale.
Infine, se c’è bisogno di un tramite quello è Ben Ammar, cui già nel 1995 Berlusconi affidò il compito di trovare un compratore per Mediaset (il franco-tunisino gli portò sia Rupert Murdoch che il principe saudita Al-Waleed, che alla fine rilevò una piccola quota).

È stato Nagel a suggerire il nome di Cattaneo

Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca.

Insomma, Cattaneo con tutto questo non c’entra un fico secco.
E allora come arriva il suo nome sul tavolo del bretone?
Possibile che abbia fatto tutto Arnaud De Puyfontaine, ad di Vivendi e plenipotenziario di Bolloré, che lo ha conosciuto come consigliere di Telecom?
IL PRECEDENTE DI NTV. No, la verità è un'altra. A suggerire il nome di Cattaneo è stato Alberto Nagel. Sì, proprio l’amministratore delegato di Mediobanca, che nonostante negli ultimi tempi trascorra più tempo a Londra (dove vive la famiglia) che a Milano, ha trovato modo di portare il suo amico Cattaneo al vertice dell'ex monopolista dei telefoni.
Già lo aveva fatto ai tempi di Telco mettendolo nel cda di Telecom, e fu sempre lui a suggerirlo in Ntv (quando Renzi lo ha giubilato in Terna), usando il ruolo che Generali aveva (e ha) nella società dei treni Italo.
BOLLORÉ HA L'8% DI MEDIOBANCA. E non è difficile capire perché Bolloré abbia ascoltato il consiglio di Nagel: tra il banchiere italiano e il bretone c’è un’intesa che dura da anni, anche se il francese non dimentica che Bernheim gli aveva sempre suggerito di diffidare di lui.
Bolloré, attraverso Sofibol e Financiére de l’Odet, controlla l’8% di Mediobanca, cosa che gli consente di mettere il becco in Generali, di cui l'istituto di piazzetta Cuccia è primo azionista. Non è forse stato il duo Nagel-Bolloré che ha scelto e indicato agli altri soci il francese Roger Philippe Donnet quale sostituto di Mario Greco al vertice della compagnia triestina?
Ma da qui deriva un’altra osservazione, ancor più importante: perché Bolloré ha accettato che a Telecom gli fosse “imposto” un manager che di telecomunicazioni non sa nulla?

La permanenza in Telecom? Obiettivi finanziari più che strategici

Vincent Bolloré.

Se è vero che il primo pacchetto di Telecom la sua Vivendi se lo è ritrovato nelle mani per caso, è altrettanto vero che per arrivare al 24,9%, a un millimetro dalla soglia dell’opa obbligatoria, ha speso dei bei soldi.
PERCHÉ UN CATTANEO QUALUNQUE? Dunque, perché un Cattaneo qualunque? E perché tenersi come presidente, per di più ampliandogli le deleghe (comunicazione, security e Sparkle), quel Giuseppe Recchi che ha subito considerato un nemico e che gli sta pure antipatico?
Si dice: al successore del dimissionario Marco Patuano alla guida del gruppo viene chiesto solo di tagliare draconianamente i costi dell’azienda, sapendo invece che i ricavi non possono aumentare più di tanto, e per far questo non serve un manager specializzato.
Sarà. Ma Bolloré aveva in mano i curriculum di un paio di manager del settore, italiani, che avrebbero potuto fare lo stesso, e meglio.
L'UNICA SPIEGAZIONE PLAUSIBILE. Perché rinunciare? Solo per far un piacere a Nagel? Non regge.
Allora, l’unica spiegazione plausibile è che per il bretone amico di Nicolas Sarkozy la permanenza in Telecom risponda più a obiettivi finanziari che strategici.
Insomma, Vincent potrebbe essere lì solo di passaggio. Che c’entri in questa sua attitudine il fatto che il preannunciato matrimonio tra Orange e Bouygues non si farà, e che dunque viene meno la premessa necessaria per far diventare Telecom una società totalmente francese?
Gli occhi della vostra lince sono puntati sulla vicenda, pronti a darvi la risposta.

(*) Con questo “nome de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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