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POLITICA 8 Aprile Apr 2016 2010 08 aprile 2016

Consiglio dei ministri, approvato il Def

Il premier Renzi annuncia in conferenza stampa il via libera al Documento di economia e finanza. Deficit del 2016 al 2,3%, Pil +1,2%.

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Il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

La crescita ci sarà, ma sarà inferiore alle stime di qualche mese fa. Anche il debito calerà ma meno del previsto, mentre il deficit, pur in discesa, dovrebbe sfruttare i margini di flessibilità concessi dall'Unione europea sia per quest'anno che per il 2017. E - sottolinea il premier Matteo Renzi - «non ci saranno manovre correttive. È un termine che abbiamo rottamato».
RIPRESA MENO BRILLANTE DEL PREVISTO. Il quadro delineato dal nuovo Def fotografa un'economia italiana in ripresa, anche se meno brillantemente di quanto auspicato fino all'ultimo trimestre dello scorso anno, registra un accordo di fatto con l'Unione europea sull'aggiustamento del deficit per quest'anno e getta le basi per la richiesta in Europa di ulteriori margini d'azione sull'indebitamente per l'anno prossimo. Nel 2016 il Pil accelererà all'1,2% dal +0,8% del 2015, ma la nuova stima è nettamente inferiore all'1,6% contenuto nella Nota di aggiornamento di settembre. Segno che il clima economico è cambiato, non solo in Italia ma in Europa e a livello internazionale.
DEFICIT AL 2,3%. Il deficit si fermerà quest'anno al 2,3%, per poi scendere all'1,8% nel 2017. E proprio qui sta il fulcro delle trattative con Bruxelles. Stando alle nuove tabelle del Def, il compromesso sulla flessibilità 2016 sarebbe stato trovato dunque a metà strada tra il 2,2% della Nota di aggiornamento al Def e il 2,4% inserito nella legge di stabilità, in cui l'Italia è arrivata a chiedere complessivamente un intero punto di margine tra clausole per le riforme, gli investimenti ed emergenze rifugiati/sicurezza.
Il decimale di differenza non richiederà una manovra correttiva, come ribadito anche da Renzi, ma solo un «aggiustamento amministrativo», invisibile agli occhi dei contribuenti.
Per il prossimo anno la richiesta è invece tutta nuova e sta nella differenza tra l'1,1% di deficit calcolato a settembre scorso e il nuovo 1,8%, in totale quindi altri 11 miliardi. Una cifra che da sola non basterà a disinnescare, come promesso, le salvaguardie su Iva e accise (che valgono 15 miliardi), ma che si aggiungerà a quelli che nella premessa del Documento vengono indicati come «maggiori entrate e risparmi di spesa, realizzati mediante un ampliamento del processo di revisione della spesa», tali da poter confermare lo sforzo di riduzione della pressione fiscale che il governo si è impegnato a portare avanti e che nel 2016 si attesteranno al 42,8% del Pil, in calo di 0,7 punti.
PADOAN: «L'ITALIA HA LE CARTE IN REGOLA». La chiave di volta resta dunque ancora una volta la comunicazione sulla flessibilità di gennaio scorso. L'Italia ritiene di avere le carte perfettamente in regola per utilizzarla a pieno, e di non essere affatto «ingorda», ha sottolineato Pier Carlo Padoan. Anzi, politiche di bilancio restrittive finirebbero per essere «inopportune e controproducenti».
L'anno prossimo non saranno però le riforme il piatto forte presentato a Bruxelles, visto che la clausola può essere utilizzata una sola volta, ma le circostanze eccezionali legate al rallentamento dell'economia internazionale e alla deflazione. Lo stesso fardello che pesa su quello che pochi giorni fa lo stesso Padoan ha definito «il mostro» del nostro debito.
LENTO RIDIMENSIONAMENTO DEL DEBITO. Anche per il debito pubblico il percorso virtuoso di ridimensionamento è avviato, ma la discesa sarà meno veloce. Dal 131,4% del Pil stimato a settembre si passa ora ad una nuova previsione per quest'anno di 132,4%. Percentuale su cui resta peraltro anche l'incognita privatizzazioni. Quella di Fs è stata rimandata al «medio periodo», ma il governo - pur confermando gli obiettivi complessivi di incasso - non specifica come la compenserà, se non parlando di generiche «altre operazioni» in corso d'anno.

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