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FOCUS 9 Aprile Apr 2016 1100 09 aprile 2016

Putin e le piaghe della grande Russia

Povertà in ascesa. Eroinomani record. Aids fuori controllo. Ma alle politiche sociali Putin preferisce armi e polizia. E le sanzioni piegano l'economia.

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Stando ai Panama papers, al presidente russo Vladim Putin sono riconducibili complesse transazioni finanziarie per oltre 2 miliardi di dollari, veicolati da uomini d’affari e istituti a lui legati attraversi società offshore del network dello studio Mossack Fonseca.
Il leader del Cremlino è uno dei nomi di spicco tra quelli emersi dagli 11 milioni e mezzo di file segreti girati da una talpa ai giornalisti del network Icij (International consortium of investigative journalists).
ANCHE CAMERON E POROSHENKO. Si trova in buona compagnia. Sono centinaia i politici, i reali, gli imprenditori, i vip del jet set mondiale e i facoltosi sconosciuti di ogni schieramento e latitudine travolti dal più grande leak dell storia, incluso l’arcinemico di Putin Petro Poroshenko, presidente ucraino, e il padre di David Cameron, premier della Gran Bretagna che accusa lo zar dell’omicidio di Aleksandr Litvinenko.
Ma, come nel caso dei re dell’Arabia saudita Salman e del Marocco Mohammed VI o dello stesso premier dimissionario islandese David Gunnlaugsson, la possibile evasione fiscale di Putin è particolarmente odiosa perché perpetrata da un capo di Stato e di governo - al Cremlino dal 1999 - certamente con grandi disponibilità economiche che tuttavia danneggia il Paese del quale dovrebbe essere primo protettore.
I CASSIERI DI PUTIN. Nella Russia delle decine di misteriose transazioni finanziarie dei cassieri di Putin, il governo pensa invece innanzitutto ad accumulare armamenti e blindare il presidente di una nuova Guardia nazionale, a fronte di una disoccupazione in crescita per le sanzioni e per il crollo del prezzo del petrolio.

Tossicodipendenze e Hiv in aumento: le piaghe sociali

Povertà e altre piaghe sociali non sono mai state risolte nella sterminata Siberia come a Mosca.
Dal crollo dell’Urss, il tasso di mortalità (13,5%) è in decrescita ma ancora elevato rispetto alla media dei Paesi sviluppati, così come la speranza di vita degli uomini (65 anni), nonostante il tasso di medici, ospedali e operatori sanitari pro-capite sia - come il tasso d’istruzione - tra i più alti al mondo e ad accesso gratuito.
LA PIAGA DELLA DROGA. I russi scontano ancora i drastici cambiamenti sociali ed economici della bancarotta degli Anni ’90, che hanno portato a un generale peggioramento delle condizioni di vita migliorate solo negli ultimi anni. Ma sono vittime anche di dipendenze diffuse su larga scala come alcolismo e tossicodipendenza.
L’eroina che arriva dall’Afghanistan ha un mercato vastissimo: con oltre 2 milioni di tossicodipendenti, la Russia è stimata il più grande consumatore al mondo della sostanza, per decine di tonnellate l’anno. All’eroina che non riesce ad abbandonare le grandi periferie di Mosca e delle città lungo la rotta del traffico, tra i giovani sta aumentando l’uso di droghe sintetiche.
EROINA E AIDS. La dipendenza di molti russi da sostanze stupefacenti, insieme all’abitudine ancora troppo diffusa di rapporti sessuali occasionali senza precauzioni, è - come in Ucraina e in Estonia - una delle principali cause dell’aumento di contagi da Hiv.
I registri ufficiali rivelano che dal 2010­ a oggi in Russia i sieropositivi sono passati da circa 500 mila a oltre un milione (tra questi, 192 mila risultano morti di Aids nel 2015), con un trend che l’Aids centre di Mosca stima in 3 milioni di infezioni entro il 2020.
Nonostante le previsioni, i volontari delle associazioni di assistenza lamentano l’assenza di misure adeguate di cura e di prevenzione: le terapie a base di metadone sono illegali, né stigmatizzare la tossicodipendenza aiuta i malati a uscirne.

Ma Putin pensa al riarmo e si blinda dagli oppositori

Anche se i fondi per l’emergenza Hiv sono stati aumentati, servirebbero più investimenti nelle politiche sociali, considerati anche i tassi di alcolismo e di criminalità al doppio delle medie occidentali. Invece il Cremlino preferisce investire nella difesa e negli di armamenti.
Dopo gli Usa, la Russia è la potenza bellica più grande al mondo, la prima per carri armati e testate nucleari: quasi 8.500, un migliaio in più degli americani.
La geopolitica di Putin, anche nelle fasi distensive sempre tatticamente basata sul ricatto, si fonda infatti sul riarmo, accelerato dalla crisi ucraina che, nel 2014, ha fatto segnare un incremento del 33% in investimenti nell’esercito.
PIÙ ARMI E POLIZIA. Nel 2015 il presidente russo ha sfoderato dall’arsenale 40 nuovi missili balistici intercontinentali («è la Nato che ci spinge») e a polemica infuocata sui Panama papers ha annunciato la costituzione di un nuovo corpo di sicurezza, la Guardia nazionale, dipendente dal ministero degli Interni, da dislocare in tutto il Paese.
I nuovi agenti sono concepiti per combattere il terrorismo e la criminalità, ma anche per la repressione dei «azioni non autorizzate» perché, dice Putin, «c’è un tentativo di destabilizzare la Russia dall’Interno».
POVERTÀ IN AUMENTO. Queste politiche in un Paese dove la povertà cresce a un tasso nel 15% l’anno. Dal 2014 al 2015 i cittadini con un reddito sotto al livello di sussistenza sono aumentati da circa 20 a 23 milioni: dati allarmanti, secondo gli stessi dati dell’istituto di statistica Rosstat, nonostante il tasso di disoccupazione sia attorno a un rassicurante 6%.
Certo, dal crack del 1999 povertà e inoccupati erano costantemente diminuiti, fino al ritorno della cortina della Nato: le sanzioni di Usa e Ue, le turbolenze in Crimea e gli introiti in calo da gas e petrolio degli ultimi 3 anni continuano a far salire in Russia i senza lavoro e l’inflazione.

Twitter @BarbaraCiolli

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