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ALLEANZE 12 Aprile Apr 2016 0800 12 aprile 2016

Egitto, la luna di miele di al Sisi con il re d'Arabia Salman

Il Cairo dà ai sauditi le isole strategiche nel Mar Rosso. Un regalo pure a Israele. In cambio di altri 20 miliardi di aiuti da Riad. L'Italia? Un problema minore.

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Una foto dal Cairo di questo weekend mostra il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ridere divertito con il re saudita Salman.
Altre priorità e altre pendenze, evidentemente, della crisi diplomatica con l’Italia per il caso Regeni. Nonostante gli sforzi del premier Matteo Renzi nel riabilitare per primo al Sisi in Europa, è l’Italia ad aver bisogno dell’Egitto, non viceversa.
Il Cairo è proiettato nell’orbita dei sauditi, che con gli americani foraggiano il regime perché mantenga il più possibile la stabilità in un’area vitale per Israele: l’ultima tranche sono oltre 20 miliardi di dollari di re Salman ad al Sisi, per risollevare l’Egitto dalla crisi post-rivolte aggravata dal crollo del turismo per gli attentati.
I SALVATAGGI DI RIAD. Nel 2013 sempre Riad, con il contributo delle altre petromonarchie del Golfo, aveva iniettato 35 miliardi tra prestiti e investimenti, per appoggiare il golpe contro il presidente Mohammed Morsi.
Un’amicizia di lunga data, suggellata adesso dalla cessione dell’Egitto ai sauditi delle due isolette del Mar Rosso di Tiran and Sanafir: passaggio più che altro formale, visto che da anni Israele ha la libertà di passaggio attraverso l’omonimo stretto che gli sta molto a cuore.
LA GUERRA DEL 1967. Casus belli della guerra dei Sei giorni, Tiran e Sanafir sono la base per monitorare e permettere il passaggio delle navi dal Golfo di Aqaba verso lo Stretto di Suez. La loro giurisdizione è da mezzo secolo oggetto di rimpalli e occupazioni, in un contenzioso regolato infine dagli accordi di pace di Camp David del 1978 tra arabi e israeliani.
Adesso le isole vanno a Riad, che garantisce di rispettare il concordato in tutti i punti e insieme al Cairo lì intende costruire il grande ponte di cui si favoleggia da decenni. Del quale nientemeno che il gruppo di costruzioni dei Bin Laden – come di molte altri grandi opere – si è dichiarato primo sponsor.

Contro i Fratelli musulmani, ma con i sauditi e con Israele

I Fratelli musulmani accusano al Sisi di aver svenduto Tiran e Sanafir per un piatto di lenticchie.
Ma questa è la politica mediorientale: i reali sauditi finanziano da tempo i militari egiziani per reprimere un movimento islamista, la Fratellanza, che origina dal loro stesso ceppo wahabita e che, nelle declinazioni più estreme vicine o coincidenti con al Qaeda, i sauditi armano invece in Siria, Iraq e in Yemen contro gli sciiti e l’Iran.
La discriminante di questo labirinto di contraddizioni è sempre la conservazione dello status quo della monarchia di Riad, che usa l’Islam come lo scudo in difesa degli interessi propri e dei sui grandi alleati.
LA POLITICA DEGLI OPPOSTI. Proprio la storia delle isole sul Mar Rosso di Tiran e Sanafir, che vivono l’ennesimo passaggio di consegne, è un condensato di questi opposti che fanno sì, per esempio, che i sauditi armino da decenni la galassia di gruppi fondamentalisti islamici sunniti, inclusi i palestinesi di Hamas. Ma che, allo stesso tempo, la loro intelligence sia l’orecchio in Medio Oriente più fidato di americani, inglesi e israeliani.
Gli 80 kmq deserti di Tiran e l’adiacente e ancora più piccola Sanafir sono oggetto di disputa tra Egitto, Arabia saudita e infine Israele dalla fine dell’impero ottomano.
LE RIVENDICAZIONI DEI SAUDITI. Un accordo di inizio 1900 tra turchi e inglesi ne assegnò la sovranità al Cairo, che nelle guerre arabo-israeliane ostruiva il passaggio delle navi israeliane verso il loro unico porto nel Mar Rosso di Eliat.
Già occupate da Israele durante la campagna in Sinai del 1956, le isole furono presidiate dall’Onu e dal 1957 l’Arabia saudita ha iniziato a reclamarne la giurisdizione anche di fronte alle Nazioni Unite.
La chiusura dell’Egitto, nel 1967, dello Stretto di Tiran fece poi esplodere la Guerra dei sei giorni, durante la quale gli israeliani ripresero il controllo su Tiran e Sanafir. Occupate, nonostante i ripetuti richiami internazionali, fino all’applicazione di Camp David nel 1982.

Dall'Egitto all'Arabia: il via libera all'intelligence israeliana nel Mar Rosso

Da allora e fino alla visita di re Salman al Cairo, le isolette attorniate dalla barriera corallina sono rimaste sotto l’amministrazione egiziana.
Formalmente parco nazionale, in realtà spiagge ancora minate, occupate dalle forze egiziane e da un contingente multinazionale che vigila sul rispetto degli accordi di pace e che dallo Stretto di Tiran lascia passare i cargo e le intelligence israeliana e di tanti altri Stati: è il segreto di Pulcinella che tutto il Mar Rosso e il Golfo di Aden, tra il Corno d’Africa e la Penisola arabica, siano affollati di petroliere e navi militari.
CONVERGENZA CON TEL AVIV. D’altra parte, da Camp David l’Egitto ha cambiato politica regionale, non ha più interesse a bloccare l’accesso agli israeliani verso Eliat e l’Arabia saudita ha creato ancora meno problemi: in 30 anni non ha più avanzato rivendicazioni internazionali, aprendo un tavolo di concilianti trattative dirette con il Cairo.
Fino all’annuncio in pompa magna, il 9 aprile 2016, della cessione delle isole a Riad, per effetto di un accordo sui confini marittimi firmato da al Sisi e re Salman, che il parlamento del Cairo deve ratificare. La contropartita è un fondo comune di 16 miliardi per sviluppare progetti economici, più altri 4 in investimenti, oltre 1 miliardo e mezzo dei quali in Sinai.
10 VOLTE IL PONTE DI MESSINA. Il ponte faraonico tra Sharm el Sheik e le coste saudite, lungo 10 volte lo Stretto di Messina, è stimato costarne 4 e la famiglia Bin Laden è pronta a metterceli.
Per gli esperti legali, la cessione è «incostituzionale», viola il diritto dei cittadini a esprimersi: quale altro Stato regala territori strategici a un altro?
Ma tant'è. Con il lasciapassare anche di Israele, l’accordo è fatto.
«Un passo storico», ha commentato il vecchio re Salman.

Twitter @BarbaraCiolli

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