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PREVISIONI 12 Aprile Apr 2016 2207 12 aprile 2016

Fmi, rivisti al ribasso i dati sulla crescita italiana

Pil a +1%. Debito al 133%. Così Lagarde smorza i numeri del Def.

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Il premier incontra Lagarde.

La ripresa ci sarà, sì, ma andrà avanti con un ritmo lento, disturbata dalla dipendenza dalle banche del settore produttivo. E il debito continuerà ad aumentare anche nel 2016.
Le previsioni del Fondo monetario internazionale sull'Italia non sono delle migliori, e si inseriscono in un contesto in cui tutta l'economia mondiale rallenta.
Ma il presidente del Consiglio Matteo Renzi non ci sta e ribatte, ricordando come nel 2015 le cose siano andate meglio di quanto avesse previsto il Fmi: «I conti si fanno alla fine», dunque.
RALLENTAMENTO GLOBALE. Ma il quadro descritto dal Fmi non si focalizza su un solo Paese. Con le chance di recessione e deflazione in aumento, così come quelle di una 'stagnazione secolare', rivede al ribasso la ripresa globale fra crescenti rischi che alimentano il fenomeno dei 'nazionalismi', di cui è una prova la Brexit, che potrebbe causare «seri danni regionali e globali».
Senza parlare di crisi e di allarme, il Fondo dipinge un quadro incerto, mettendo l'accento sul «disastro umanitario» dei rifugiati e la minaccia terrorismo, che sembrano «logorare» il consenso politico che ha spinto in passato la progetto europeo. «La crescita è stata troppo lenta per troppo tempo. Non c'è più molto margine di errore», ha affermato Maurice Obstfeld, capo economista del Fondo.
Per l'Italia uno dei problemi che frenano la crescita sono «i crediti deteriorati» delle banche, nodo che «le autorità stanno affrontando».
Il Pil italiano, secondo le nuove stime del Fmi, dovrebbe crescere nel 2016 dell'1% (-0,3 punti in meno rispetto alle precedenti stime) e nel 2017 dell'1,1%. Previsioni inferiori alle attese del governo, che nel Def ha parlato di una crescita dell'1,2% nel 2016 e dell'1,4% nel 2017.
RENZI: «I CONTI SI FANNO ALLA FINE». «La verità è che i conti si fanno alla fine», ha ribattuto subito Matteo Renzi, «l'anno scorso siamo cresciuti dello 0,8 e le stime dicevano che non saremmo cresciuti. Noi siamo prudenti nelle stime e non siamo preoccupati». Il riferimento è alle primissime stime fatte sul 2015 dal Fondo e dal governo italiano: il primo aveva indicato un +0,5%, il secondo un +0,7% (poi risalito al +0,9%).
Il dato finale si è fermato a +0,8%, più vicino alla stima governativa. A preoccupare, invece, potrebbero essere gli altri indicatori. Il Fondo, infatti, prevede anche che il debito continui a salire, raggiungendo nel 2016 il 133% dal 132,6% del 2015, per poi iniziare la parabola di calo nel 2017.
Il deficit dovrebbe attestarsi al 2,7% nel 2016 e all'1,6% nel 2017. Il debito italiano è «molto alto» e «con una crescita bassa e un'inflazione bassa è difficile farlo scendere, anche se il deficit è basso», ha spiegato Gian Maria Milesi Ferretti, numero due del Dipartimento di ricerca del Fmi. È per questo che «un ritorno alla crescita per l'Italia è importante», anche se lo «spazio per politiche espansive è limitato».
Una delle possibili misure è il taglio del cuneo fiscale, che l'Ocse ha stimato al 49% nel 2015, o il prendere di mira quelle tasse che sono distorsive per il mercato del lavoro.
IMPRESE TROPPO DIPENDENTI DALLE BANCHE. Ma il vero nodo è il rapporto fra banche e imprese. I crediti deteriorati appesantiscono i bilanci delle banche, rendendo difficile l'erogazione del credito ad aziende dipendenti dagli istituti di credito per finanziarsi. Se alla crescita debole si aggiungono le difficoltà delle banche «c'è un problema serio». La revisione al ribasso delle stime di crescita italiane si verifica in un «contesto di rallentamento globale», ha spiegato il Fmi, che ha tagliato le stime di crescita mondiali al +3,2% (-0,2 punti) nel 2016 e al 3,5% (-0,1 punti) nel 2017.
Riviste al ribasso le attese per gli Stati Uniti (che comunque vedono confermata la tripla A da parte di Fitch che mantiene anche l'outlook stabile), per i quali è previsto un aumento dei tassi di interesse di 50 punti base del 2016. E quelle per Eurolandia, che cresce nel 2016 del 1,5%, per arrivare a +1,6% nel 2017.
Il Fmi plaude alle politiche della Bce che deve continuare a «mostrare la volontà di usare tutti gli strumenti a disposizione per centrare la stabilità dei prezzi». Gli sforzi della Bce, ha messo in evidenza il Fmi, dovrebbero essere accompagnati da misure per rafforzare i bilanci delle banche, in modo da migliorare la trasmissione della politica monetaria, l'offerta di credito e ridurre le debolezze del sistema.

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