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GRANDI MANOVRE 13 Aprile Apr 2016 1339 13 aprile 2016

Rcs, pressing su Della Valle per affiancare Cairo

Mister Tod's potrebbe entrare nell'operazione. Dalla quale s'era sfilato in passato. I soci forti premono. Il Cda di via Solferino: offerta troppo bassa.

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Urbano Cairo.

Un mese fa Urbano Cairo avrebbe fatto capolino negli uffici di Diego Della Valle.
Gli avrebbe proposto di unire i loro 4,616% e 7,325% e andare assieme alla conquista di Rcs.
Il patron del Torino avrebbe presentato a Mister Tod's un piano non molto diverso dall’Ops annunciata al mercato lo scorso 8 aprile: stessa valorizzazione del gruppo editoriale che controlla Corriere e Gazzetta, ma diverso veicolo per il conferimento della azioni.
Allora l’operazione non era piaciuta all’imprenditore marchigiano. Che infatti si sfilò subito dal progetto. Adesso, però, starebbe subendo non poche pressioni per ripensarci. A maggior ragione dopo che il Cda di via Solferino, nella seduta del 13 aprile, ha 'de facto' respinto l'Ops perché «il corrispettivo offerto è significativamente a sconto rispetto alle medie del titolo RcsMediaGroup rapportate alle medie del titolo Cairo Communication a tre, sei e dodici mesi».
IL RUOLO MOLTEPLICE DI INTESA. Per la cronaca, va sottolineato che Cairo avrebbe manifestato le sue intenzioni (entrando tra l’altro nei minimi particolari) soltanto a Della Valle.
A quanto si sa, la stessa accortezza non sarebbe stata presa nei confronti degli altri soci forti (Fiat, Mediobanca, Pirelli–ChemChina o Unipol).
Alberto Nagel, Marco Tronchetti Provera o Carlo Cimbri non avrebbero ricevuto una sola telefonata. C’è chi dice che sarebbero venuti a conoscenza del piano soltanto dopo che l’editore aveva concordato la strada da seguire con Intesa Sanpaolo. Che in questa vicenda gioca tanti ruoli, forse anche in contraddizione tra loro: è azionista di via Solferino con il 4,176% di Rcs, è advisor di Cairo con Banca Imi ed è soprattutto alla guida dei creditori dell’editore di Corriere e Gazzetta, detenendo debiti per 162 milioni sugli oltre 420 totali.
OFFERTA POCO REMUNERATIVA. Difficile dire quanto lo sgarbo (di Cairo quanto di Ca’ de Sass) abbia inciso nello scarso gradimento espresso all’Ops da quasi tutti principali soci di Rcs.
Quel che è certo è che da Mediobanca in giù tutti sono concordi nel ritenere che l’offerta sia poco remunerativa (0,12 azioni per ogni titolo Rcs, valutata fino a 0,52 euro) e che il patron del Torino sia un esperto di popolari di successo, ma non di strategie digitali, necessarie a Corsera e Gazzetta.
Non a caso, nella sua nota, il Cda di via Solferino fa notare che «la media delle valutazioni degli analisti che seguono la società esprimeva all'8 aprile un target price di Rcs a 0,81 euro». Anche tenendo conto che «la media dei prezzi delle azioni della società nell'ultimo trimestre è stata influenzata negativamente dall'annuncio della distribuzione della partecipazione in capo a Fca e dal protrarsi del negoziato in corso con le banche finanziatrici».
Per non parlare del fatto che la volontà di Cairo di mantenere in Borsa sia la sua azienda sia Rcs non porta risparmi né valori aggiunti agli attuali azionisti. I quali vogliono la fusione sotto l'ombrello di Cairo Communications

L’unica soluzione per attutire l’operazione Cairo

L'imprenditore Diego Della Valle.

In quest’ottica avere come compagno di viaggio Della Valle aiuterebbe non poco Cairo. Anche perché si metterebbero assieme un imprenditore molto liquido e un altro che ha fatto la sua fortuna tagliando il superfluo dovunque ha lavorato.
Problema molto sentito in Rcs, dove gli oneri sui debiti e quelli di ristrutturazione (circa 70 milioni) eroderebbero l’Ebitda che le varie attività garantiscono dopo i tagli draconiani della gestione Scott Jovane.
Finora Della Valle non si è ancora espresso sull’Ops di Cairo. Ma chi l’ha sentito dice che il patron della Fiorentina non vuole fare quest’operazione con il proprietario dal Torino.
Ma dagli altri soci forti di quello che era il secondo salotto buono del Paese viene vista come l’unica soluzione per attutire l’operazione Cairo.
L'OTTIMISMO DELL'EDITORE. Anche se i tempi sono abbastanza lunghi, al di là dei rumors è difficile organizzare contromosse: tutti gli imprenditori con una certa liquidità (i Caltagirone, i Bonomi, i Rocca o Del Vecchio) avrebbero declinato gli inviti a intervenire nonostante il titolo sia ai minimi; non si vede all’orizzonte un cavaliere bianco; azionisti come Mediobanca, Fiat e Unipol hanno annunciato da tempo la loro uscita da via Solferino. E chissà, si chiedono nella city milanese, se lo sgarbo subito da Intesa Sanpaolo spingerà Alberto Nagel a trovare alleati (Vincent Bollorè?) per ribaltare il tavolo.
Intanto, chi lo conosce, dice che Cairo è ottimista. Ha fatto l’operazione nel momento in cui la sua azienda capitalizza il 16% dell’Ebitda; è convinto che la decisione di Fiat di diluire il proprio 16,2% tra gli azionisti faciliterà la sua operazione.
Se non bastasse, ha alle spalle la prima banca del Paese. La quale da quest’operazione vuole portare a casa due cose: garantire al vecchio patriarca Giovanni Bazoli la possibilità di nominare il direttore del Corriere e, soprattutto, avere certezza sull’alta esposizione.
UN ALLEATO IMPORTANTE. A dicembre l’ad Carlo Messina si era trovato isolato quando aveva chiesto alla neo ad Laura Cioli di vincolare l’aumento di capitale al ripagare i debiti con le banche.
Adesso, lanciando Cairo, mette all’angolo il management e ha un alleato in più per trovare una soluzione sul rientro dell’altissimo debito. Non a caso ha dichiarato nelle ultime ore: «È una soluzione che ha valore industriale e può funzionare. Cairo mi ha fatto un'ottima impressione, ha le idee chiare ed è in grado di dare una linea per realizzare il piano industriale».
Nel prospetto della sua operazione l’ex allievo prediletto di Silvio Berlusconi propone accanto a un prezzo bassissimo la richiesta di congelare il pagamento del debito per due anni.
Ma gli analisti vedono in questa mossa come nel prezzo di Ops basso soltanto una strategia, ben sapendo che quando l’offerta sarà operativa dovrà offrire condizioni migliori ad azionisti e creditori.
Cosa più facile se hai come compagno di viaggio Diego Della Valle.

Twitter @FrrrrrPacifico

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