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DISGELO 13 Aprile Apr 2016 0800 13 aprile 2016

Renzi in Iran: parte la corsa alle grandi commesse

Il premier a Teheran in visita da Rohani. Per saltare sul ricco treno degli appalti. Da Eni a Fs: sul tavolo 36 memorandum. Firmati i primi 7 per un valore di 15 mld.

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Matteo Renzi è stato ricevuto con gli onori militari a Teheran per una due giorni (12-13 aprile) densa di incontri, con un folto seguito di grand commis in missione per sbloccare contratti, una «delegazione politico-economica di 250 membri», dicono i media internazionali.
Oltre agli industriali ci sarebbero «figure del settore finanziario e della difesa».
A gennaio, in occasione della visita a Roma - la prima di un presidente iraniano in Europa dal 1999 - Hassan Rohani ne aveva con sé 120, meno della metà.
VIA VAI DI GRAND COMMIS. Ma già a novembre, con il numero due del ministero per lo Sviluppo economico Carlo Calenda a Teheran c'erano i rappresentanti di 178 compagnie, 20 associazioni commerciali e una dozzina di gruppi bancari, e da allora è stato un crescendo: altre 200 imprese avevano allacciato rapporti in un nuovo viaggio a febbraio.
Gli affari con l'Iran premono molto e perdere il treno sarebbe un'occasione mancata: proprio le maxi commesse persiane del Gruppo Fs sono le prime a partire, per l'alta velocità e il restyling del sistema ferroviario iraniano, per un valore di circa 5 miliardi di euro.
«ITALIA AMICA DI SEMPRE». Rohani ha esortato l'Italia a sorpassare i tedeschi, per «tornare il primo partner commerciale ai livelli pre-sanzioni, vogliamo che riprenda il suo posto», un interscambio annuo cioè di 7 miliardi di euro a fronte degli 1,6 attuali.
La Repubblica islamica ha cacciato lo scià ma non ha dimenticato «l'amica preziosa e di vecchia data», ha detto alla fine del bilaterale con Renzi.
L'Italia di Enrico Mattei che portò da pioniere le trivelle dell'Eni nell'allora Persia.

Cooperazioni per il trasporto ferroviario, aereo e su gomma

Il premier Renzi e il presidente iraniano Rohani alla conferenza stampa dopo l'incontro bilaterale.

Rohani e Renzi hanno firmato a tambur battente sette memorandum d'intesa che si aggiungono o integrano gli accordi preliminari sottoscritti durante la visita degli iraniani a Roma, per un valore complessivo annunciato di 15 miliardi di euro.
In ballo ci sarebbero in tutto 36 memorandum (dal settore energetico e minerario a quelli infrastrutturale, culturale, agricolo e sulla sicurezza anti-terrorismo) da rendere operativi o perfezionare al business forum della Camera di Commercio di Teheran del 13 aprile: il vero giorno degli affari, presenziato anche dal ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif.
LE TRATTATIVE DEL GRUPPO GAVIO. Di certi, intanto, ci sono i quasi 5 miliardi di lavori nel trasporto su rotaia del Gruppo Fs in Iran, strutture, infrastrutture e formazione.
In generale si punta molto sul settore delle comunicazioni: anche il gruppo Gavio è in trattativa per alcune costruzioni nel settore ferroviario, la società degli aeroporti Sea di Milano ha siglato un accordo con un'omologa iraniana che si aggiunge alla collaborazione tra le società della vecchia Persia e il porto di Trieste.
E per il gruppo Danieli sono in ballo quasi 6 miliardi di euro per la fornitura di macchine e impianti, anche per produrre pezzi automobilistici.
BENI E SERVIZI PER IL CETO MEDIO. Quest'ultimo comparto è un altro grande polo d'attrazione, anche se per il trasporto su gomma è forte la concorrenza tedesca (Dailmer) e soprattutto francese, di Peugeot e Renault, che hanno già aperto store a Teheran.
La Repubblica islamica è una nazione grande e giovane.
Gli oltre 77 milioni di iraniani di ceto in prevalenza medio, che nel 2020 sono stimati diventare 100 milioni, sono affamati di beni e servizi.

Saipem (Eni) pronta per costruire la maxi pipeline del South Pars

Il presidente iraniano Assad Rohani accoglie il premier Matteo Renzi.

L'Eni frena ancora sulle estrazioni, non ci sarebbe «per ora nessuna novità sui contratti con l'Iran», da limare e rendere appetibili «a lungo termine», ha dichiarato con «prudenza» il numero uno Claudio Descalzi.
Però gli iraniani parlano già di un «accordo» con la loro compagnia nazionale del petrolio per «l’esportazione del gas»: con il Qatar l'Iran condivide la prima miniera al mondo nel Golfo persico.
I giacimenti del South Pars sono un vero terreno da arare, in stand by per lo stop agli investimenti stranieri a causa delle sanzioni.
E forse le dichiarazioni di Teheran si riferiscono proprio al protocollo d'intesa firmato da Saipem (controllata Eni) con la National Gas Company per la costruzione di una pipeline di 2 mila chilometri dal terminal del South Pars: con i lavori alle raffinerie di Pars Shiraz e Tabriz, sono in tutto oltre 4 miliardi di commesse per il gruppo.
PRIMI NELL'UE PER ACCORDI. L'Italia è il Paese con più protocolli di cooperazione in dirittura d'arrivo con l'Iran: le relazioni vanno avanti dalla svolta dell'elezione di Rohani nel 2013, subito agganciato dall'allora governo Letta.
«Sono il primo ad andare in Iran», ha dichiarato Renzi ed è vero, è il primo capo di governo europeo a farsi ricevere a Teheran dal disgelo: nel programma, ci sono anche gli incontri con l'ex presidente e ayatollah Hashemi Rafsanjani (vero vincitore delle elezioni del 26 febbraio) e con la Guida suprema Ali Khamenei.
TRA INDUSTRIA E DIFESA. Ma il suo predecessore stava programmando una visita a Teheran già all'inizio del 2014 e aveva incontrato Rohani neo-presidente all'Assemblea dell'Onu a New York del 2013. Anche per non irritare Israele, Renzi ha aspettato il 2016 per il faccia a faccia, ma il solco era già tracciato: il via vai di delegazioni e ministri tra i due Paesi è stato fittissimo.
Le trattative includono anche commesse - non militari, qui resta l'embargo - con aziende statali italiane della difesa come Fincantieri e Finmeccanica.

Twitter @BarbaraCiolli

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