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INTERVISTA 13 Aprile Apr 2016 1904 13 aprile 2016

Seminerio: «Atlante? Può diffondere il contagio»

Aumento del rischio sistemico. Risorse insufficienti. L'economista sul fondo per le sofferenze: «Un'operazione chiusa e fuori dalle condizioni di mercato». 

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Il Fondo monetario internazionale dice che con la nascita del fondo Atlante, il veicolo finanziario architettato nelle stanze del ministero dell'Economia per garantire gli aumenti di capitale a rischio e l'acquisto delle sofferenze di bassa qualità degli istituti di credito, «l'Italia sta andando nella direzione giusta».
Il Financial times invece ne dubita: la liquidità non basta. E in discussione, tra Roma, Washington e la City, c'è la tenuta del sistema bancario italiano.
I PROBLEMI DI GOVERNANCE. Atlante è un fondo gestito dalla Quaestio Sgr, che fa capo alla Qaestio Investments Sa controllata da una holding partecipata al 37,6% dalla Fondazione Cariplo di Giuseppe Guzzetti, considerato da molti uno dei registi dell'operazione.
Al fondo di salvataggio, annunciato l'11 aprile, parteciperanno dieci banche, con Unicredit e Intesa SanPaolo in prima fila, le fondazioni bancarie e le compagnie assicurative, da Compagnia San Paolo a Generali, ma anche l'attore pubblico per eccellenza, la Cassa depositi e prestiti, che ha approvato un investimento da 500 milioni di euro.
Una soluzione che pone non pochi problemi di governance.
PARTECIPAZIONE PUBBLICA CON CDP. In tutto il fondo dovrebbe investire dai 4 ai 6 miliardi di euro: il 70% è destinato a coprire gli aumenti di capitale già in agenda, in primis quello della Popolare di Vicenza da 1,75 miliardi, su cui il nervosismo di Unicredit è diventato sempre più evidente, e poi quelli da 1 miliardo di Veneto Banca e Banco popolare.
Il restante 30%, cioè circa 2-3 miliardi (su cui potrà essere esercitato un effetto leva), è destinato a coprire le sofferenze bancarie più a rischio, ovvero i crediti che le banche hanno meno probabilità di riscuotere. I crediti più deteriorati hanno un alto livello di rendimento, vengono impacchettati con prodotti meno rischiosi e poi venduti, permettendo alle banche di liberarsi di una merce che sul mercato viene valutata poco.
Ma se le sofferenze più rischiose non vengono garantite, per legge non può nemmeno scattare la garanzia pubblica che il governo ha assicurato a quelle di maggiore qualità. E di conseguenza le banche si ritroverebbero in pancia una mole di crediti deteriorati indigeribile.
«RISCHI DI CONTAGIO». Secondo il Global Financial Stability Report del Fmi, il livello delle sofferenze in Italia è estremamente alto, all'11,2% degli impieghi.
In Spagna, l'altro grande Paese Ue della crisi bancaria, sono al 6,7%. E il rapporto fra i crediti deteriorati e patrimonio equity è al 58,7%, con Unicredit al 58,3% e Intesa al 52,2%.
I dubbi sulla possibilità di successo di Atlante, dunque, sono comprensibili.
E l'avventura coinvolge l'intero sistema del credito italiano.
«Un'operazione di 'audace' ingegneria finanziaria», l'ha chiamata sul suo blog l'economista Mario Seminerio, che a Lettera43.it precisa: «Audace tra virgolette, direi che appartiene alla categoria della disperazione: siamo davanti a un'operazione di sistema, nazionale, con chiari rischi di contagio».

L'economista Mario Seminerio.

DOMANDA. Qual è il problema?
RISPOSTA. Si tenta di allargare il consorzio di garanzia attraverso una operazione di sistema, anche se attori di primo piano come Mediobanca si sono tirati fuori, cioè con un'operazione a circuito chiuso, che chiude agli investitori esterni.
D. La chiusura di Carige verso il fondo Apollo ha fatto scuola.
R. Apollo metteva soldi veri, ma non pagava le sofferenze al 40% come volevano loro, solo 20. Questo avrebbe significato che Malacalza (l'imprenditore vicepresidente e primo azionista della banca di Genova, ndr) avrebbe perso i suoi di capitali.
D. E invece con Atlante cosa può succedere sul fronte delle sofferenze?
R. Credo che si vada a fare un'operazione fuori dalle condizioni mercato: un sussidio alle banche. Le sofferenze con garanzia pubblica devono avere un rating almeno di tripla B: sono le cosiddette sofferenze senior. Atlante invece si compra le 'mezzanine': quelle che hanno una qualità minore e quindi rendimenti più alti.
D. Quanto alti?
R. Non mi stupirei se alcuni arrivassero alla doppia cifra.
D. E questa è un'ulteriore difficoltà?
R. Sì, visto che le regole della cartolarizzazione prevedono di mettere insieme tranche di sofferenze di maggiore qualità in maggiore dimensione e di bassa qualità in piccola dimensione, e più alto è il rendimento di queste ultime più la dimensione della tranche deve aumentare.
D. Secondo lei è un'operazione in perdita a priori?
R. Per il fondo sì. E quindi è un rischio reale: potrebbe aver bisogno di un aumento di capitale. E chi ha dato il via a questa operazione lo sa bene e si sta assumendo il rischio. Atlante ha mezzi per indebitarsi, poi però che rating avrà?

D. In uno scenario del genere ci possono essere ricadute per gli azionisti, cioè per le maggiori banche italiane?
R. Nessuno degli azionisti supererà il 20%. Ma se va male potrebbero essere costretti ad abbandonare la partecipazione in perdita.
D. Alla fine a salvare il sistema intervengono le vituperate fondazioni bancarie. Cosa ne pensa?
R. Che si autointossicano: è un autoaffondamento. Finora si è chiesto alle fondazioni di diversificare le loro partecipazioni. Ma se invece di avere partecipazioni nella banca Y, le ho nella banca Y e Z, non sto diversificando. Ho lo stesso rischio di settore che risente del rischio Paese.
D. E quindi stiamo mettendo a rischio le fondazioni?
R. In generale questa operazione innesca un rischio contagio. Basta pensare al caso di Unicredit.
D. Ma l'operazione Atlante è stata spinta anche dalla ritrosia di Unicredit nell'accollarsi l'aumento di capitale di Popolare di Vicenza.
R.
Unicredit in questo modo abbassa il rischio legato alla singola operazione, ma si impegna a sostenere anche le altre. I rischi invece di compensarsi si sommano. E poi c'è la questione governance.
D. Cioè?
R. Se Atlante si ritrova in pancia il 75% della Banca Popolare di Vicenza chi deciderà il cda di quella banca? Le banche concorrenti? È tutta una serie di rilievi tutt'altro che scontati. E rischia di andare tutto storto.
D. Sì, ma non è detto...
R. C'è sempre un prezzo da pagare. E la crescita italiana è ancora asfittica e la redditività dei nostri istituti di credito, anche quelli in salute, è al di sotto le aspettative. Poi magari il mercato se la fa passare.
D. Ma lei non sembra crederci molto.
R. I capitali messi in campo da Atlante non bastano nemmeno per metà delle sofferenze. Dicono che ci sono molti modi per intervenire: abbreviare i tempi di riscossione dei crediti, rendere più efficiente la procedura giudiziale. Ma c'è tanta faciloneria.
D. Cosa intende?
R.
Che significa semplicemente pignorare i beni a famiglie o aziende già in crisi: c'è un impatto sociale che mi rientra dalla finestra.
D. Diciamo che alla certezza di vedere fallire le banche, preferiamo l'incertezza di rimandare e condividere il rischio?
R. Sì, il sistema acquista tempo ma le risorse di Atlante sono insufficienti, fortemente insufficienti per il compito da svolgere. Proviamo a illuderci. Mettiamo le perdite sotto il tappeto.

Twitter @GioFaggionato

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