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FINANZA 15 Aprile Apr 2016 0858 15 aprile 2016

Guillemot: chi sono gli imprenditori anti-Bolloré

Telecom Italia e Mediaset Premium sono una passeggiata, ma la conquista dei videogiochi può attendere. I fondatori di Gameloft, bretoni come Vincent, stoppano Vivendi. L'anticipazione del nuovo numero di pagina99.

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da Parigi

Yves Guillemot.

Nel mondo della finanza, le scalate più complesse non sempre sono quelle più grandi.
Spesso, le aziende di medie dimensioni si rivelano le più difficili da conquistare, soprattutto quelle a conduzione familiare.
Lo sta provando sulla sua pelle Vincent Bolloré, che con la sua Vivendi è salito senza troppe difficoltà a un passo dal 25% di Telecom Italia e si è assicurato il 100% delle reti pay tv di Mediaset Premium, ma fatica a prendere il controllo di Gameloft, società produttrice di videogiochi per smartphone che vale 600 milioni di euro o poco più.
A dargli battaglia sono i fondatori dell’azienda, i fratelli Guillemot, imprenditori fieramente bretoni come lui e altrettanto determinati nel proteggere gli affari di famiglia.
L'OPA DI FINE FEBBRAIO. Da quando Vivendi ha lanciato un’opa ostile sulla loro azienda, a fine febbraio, si sono attivati per contrastare l’avanzata su tutti i fronti possibili.
Prima hanno fatto bocciare l’offerta dal consiglio di amministrazione, con una mozione unanime che la definiva insufficiente e «contraria agli interessi degli azionisti», costringendo il gruppo a un ritocco al rialzo, da 7 a 7,2 euro per azione.
Poi, si sono lanciati nelle pubbliche relazioni. Il 22 marzo hanno radunato a Londra analisti e investitori per una presentazione in pompa magna del programma strategico triennale, che promette un aumento del 40% del fatturato da qui al 2018, un margine del 18-20% e un utile operativo superiore a 65 milioni di euro.
E hanno spiegato loro che «non abbiamo problemi di dimensione, di cash né di persone. Abbiamo tutto quello che ci serve e stiamo molto bene da soli».
LO STOP A VIVENDI. Una settimana dopo, lo stesso messaggio è stato lanciato al grande pubblico dalle pagine di Le Monde in un’intervista in cui il ceo di Gameloft, Michel Guillemot, non ha lesinato le stoccate a Bolloré e ai suoi. «Vivendi ci spiega che ci aiuterà a svilupparci all’estero, ma da lì viene già il 96% del nostro fatturato», ha dichiarato. «Ci vogliono dare cash, ma ne abbiamo già. Tutto ciò di cui l’azienda ha bisogno è di lasciare più libertà possibile ai suoi sviluppatori».
Parallelamente, la holding di famiglia ha racimolato qualche altra azione, salendo dal 20,3% al 21,3% del capitale e dal 28,4% al 29,3% dei diritti di voto.

Il vero obiettivo di Bolloré si chiama Ubisoft

Vincent Bolloré.

L’agguerrita difesa non sembra però scoraggiare Vivendi, che ha in mano il 30% del capitale e il 26,7% dei diritti di voto e non ha alcuna intenzione di mollare la presa.
Perché dietro la 'piccola' Gameloft si cela un obiettivo ben più ambizioso: la sorella maggiore Ubisoft, prima creatura dei fratelli Guillemot, nata a Rennes nel 1986 e oggi star europea dei videogames, unica capace di rivaleggiare con gli studios americani e nipponici, con all’attivo saghe celebri come Assassin creed, Far cry, Prince of Persia e Rayman.
Un gioiello che potrebbe diventare una pedina importante nel disegno strategico di Bolloré, che partendo da Vivendi vuole creare un gigante dei contenuti multipiattaforma con radici nell’Europa “latina”, non anglosassone, per lanciare la sfida a Sky e Netflix.
I RISCHI DI UNA SCALATA OSTILE. Questa seconda preda però è ben più grossa della prima, con una capitalizzazione di Borsa che supera i 3 miliardi di euro, più di un terzo delle riserve di liquidità di Vivendi.
Un tentativo di scalata ostile sarebbe quindi molto rischioso, anche perché, spiegava qualche tempo fa a Les Echos un analista della società di consulenza d’investimento Exane, con i soldi guadagnati i Guillemot potrebbero riuscire a fondare una nuova società e a portarsi via i principali talenti creativi degli studios, affezionati alla propria indipendenza almeno quanto i loro top manager.
Senza dimenticare che tra gli azionisti di Ubisoft ci sono anche i due fondi americani Blackrock e Fidelity, il cui sostegno alle mosse di Vivendi è tutt’altro che scontato.
STRATEGIA DI LOGORAMENTO. Per questo, spiegano alcuni esperti del settore, Bolloré starebbe tentando una sorta di strategia di logoramento, tentando di far emergere le divergenze tra i cinque fratelli nella speranza di costringerli a cedere almeno su uno dei due fronti.
La famiglia non sarebbe infatti totalmente d’accordo sulle priorità d’investimento: Michel, principale ispiratore di Gameloft, sarebbe pronto a grandi sforzi per proteggere la sua creatura, mentre Yves Guillemot, patron di Ubisoft, se la partita dovesse farsi tesa potrebbe accettare di perdere l’azienda più piccola per difendere l’indipendenza della più grande.
Una fessura in cui il proprietario di Vivendi spera di riuscire in qualche modo ad infilarsi.

Questo articolo è un estratto del numero di pagina99 in edicola dal 16 al 23 aprile con una copertina dedicata al business della sicurezza nell'età del terrore.

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