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VECCHIO ASSE 15 Aprile Apr 2016 0800 15 aprile 2016

Napolitano ed Eni, un amore che pesa sul referendum

Napolitano invita all'astensione sulle trivelle. Per salvare da gravi perdite Eni. Da sempre considerata strategica. Pci, Mattei, gas sovietico: che cosa c'è dietro.

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Il premier Matteo Renzi con il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Ci sono anche la storia d'Italia e l'importanza strategica di un'azienda come l'Eni dietro l'invito dell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano «a non andare a votare» il referendum di domenica che riguarda le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare.
Re Giorgio ne ha parlato in un'intervista con il quotidiano la Repubblica, spiegando che l'astensione «è un modo di esprimersi sull'inconsistenza dell'iniziativa referendaria».
E ha aggiunto di trovare «persuasivi gli argomenti sulla pretestuosità» della consultazione di domenica 17 aprile 2016.
NEL 2011 DISSE ALTRO... La presa di posione dell'ex inquilino del Quirinale sta creando polemiche a destra e a sinistra, anche perché il 6 giugno 2011, quando ci si preparava ai referendum abrogativi su acqua pubblica, nucleare e Lodo Alfano, le dichiarazioni furono molto diverse.
Napolitano annunciò che sarebbe andato a votare, valorizzando «lo strumento referendario come elemento di democrazia diretta».
ENI RITENUTA IMPORTANTE. Ma in realtà l'ex ministro degli Esteri del Partito comunista italiano (Pci) non ha fatto altro che una scelta di campo per tutelare la nostra azienda più importante, sia in Italia sia all'estero, ovvero il cane a sei zampe. Così come la sua storia legata a Enrico Mattei.
Del resto, secondo una stima calcolata per il quotidiano pagina99 dall'Energy Watch dell'Istituto Ispi, in caso di vittoria del ''sì'' «oscillerebbe tra i 3 e i 6 miliardi di euro la perdita nel fatturato che le compagnie Eni (per circa tre quarti) ed Edison, concessionarie in Italia per tutte le piattaforme estrattive attive entro le 12 miglia marine».
E si tratta di un valore economico «che peserebbe sui conti di Eni, società quotata in Borsa ma controllata statale al 30% con le partecipazioni di Cassa depositi e prestiti (Cdp) e ministero dell'Economia».
DURO COLPO PER L'AZIENDA. In sostanza tra partecipazioni, estrazioni di gas, petrolio e relative royalty, si concretizzerebbe un duro colpo per un'azienda che ha appena fatto pesare la cessione di Saipem proprio su Cdp.
Per di più in un'epoca in cui il prezzo del petrolio è ai minimi.

Il ricordo del metodo Mattei per dare autonomia energetica all'Italia

Enrico Mattei.

D'altra parte Napolitano ha sempre avuto un occhio di riguardo per la strategicità di Eni nel nostro Paese.
Il 12 ottobre 2012 era in prima fila alla Camera dei deputati nel ricordo di Mattei a 50 anni dalla morte, che con il suo “metodo” di investimento sugli idrocarburi ha cercato di dare autonomia energetica all'Italia.
E che sopratutto è stato uno dei protagonisti della nascita del nostro benesessere economico degli Anni 50 e 60, quando oltre a produrre benzina portò il gas nelle case di tutti gli italiani.
Di petrolio ne è passato molto sotto i ponti. Ma nel 2011, nel pieno del suo primo settennato, a pochi mesi dalla caduta del governo Berlusconi, proprio Napolitano volle celebrare i 150 anni di Sussidiarietà al Meeting di Rimini di Comunione e liberazione.
QUANDO PARLÒ DEL BOOM. Eravamo allora nel pieno della crisi economica e la mostra che fu inaugurata tra gli stand aveva proprio come celebrazione quel periodo, dalla fine della Seconda guerra mondiale al 'boom', quando «una rete di sinergie» portò l'Italia a diventare una delle potenze industriali più imporanti.
Giorgio Vittadini, presidente della Compagnia delle Opere, disse che «anche in un momento in cui le divisioni erano molto più forti che nell’Italia di oggi, si affermò una convergenza al progresso, alla costruzione, alla utilizzazione delle alleanze come il piano Marshall, ma pure alla nascita di una piccola e media impresa diffusa, che permise all’Italia di risalire posizioni e posizioni, di portare il benessere. Era un’alleanza interessante anche col mondo dell’impresa pubblica, pensiamo all’Iri, all’Eni, alla nascita della Autostrada del Sole, a un mondo bancario che collaborava».

Gli Eni Award, non a caso, dal 2008 si consegnano al Colle

Una veduta aerea del palazzo del Quirinale.

Napolitano, insomma, dietro la giustificazione nell'astenersi al referendum del 17 aprile riconosce al cane a sei zampe ancora quell'importanza.
E del resto tante sono state le visite degli amministratori delegati di Eni al Quirinale, da Paolo Scaroni fino all'ultimo Claudio Descalzi.
Non solo: sin dal 2008 si svolge al Colle la cerimonia degli Eni Award, un premio nato e cresciuto sotto la presidenza del ''Migliorista''.
QUEL GAS DALL'URSS... È in sostanza un rapporto di lunga data quello di Napolitano con il cane a sei zampe.
Gianni Cervetti, tra i suoi maggiori consiglieri, ex segretario amministrativo e finanziario del Pci, ha ricordato nel libro L'Oro di Mosca come in vari ambienti politici e industriali di allora, circolava la voce secondo la quale «un consistente accordo commerciale dell’Eni per l’importazione di gas dall’Unione sovietica avrebbe garantito negli anni a venire a diversi partiti, tra cui il nostro, una percentuale sulla quantità effettivamente importata, in ragione dell’opera di intermediazione e dei buoni uffici frapposti per firmare l’accordo alle migliori condizioni».
Le relazioni tra l'Eni e il Pci e il passaggio di denaro dall'Unione sovietica le ha ricordate spesso pure Giampaolo Pansa, l'ex giornalista de la Repubblica ora a Libero. Altri tempi. Altre storie.


Twitter @ARoldering

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