Petizione Mamme 160414185741
MUM AT WORK 16 Aprile Apr 2016 1400 16 aprile 2016

È giusto dare un stipendo per fare le mamme?

Una petizione chiede 500 euro a figlio. Però così salirebbe l'inoccupazione femminile.

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Uno stipendio alle madri che decidono di non lavorare (fuori casa).
Questo chiede con una petizione l’associazione Evita Peron.
«Quando avremo le firme necessarie, speriamo che diventerà un disegno di legge. Noi vogliamo dare la possibilità di scelta alle donne: non tutte devono lavorare, non tutte devono stare a casa. Ma devono essere libere di decidere», argomenta a Lettera43.it la presidente Desideria Raggi.
Essere madri e casalinghe è un lavoro?
SALARIO IDEALE: 7 MILA EURO AL MESE. Per qualcuno sì: una ricerca di Salary.com aveva calcolato che le casalinghe dovrebbero ricevere 7 mila euro al mese, circa 84 mila l’anno.
Per altri è «Il lavoro più duro del mondo», ma questo video virale è stato diffuso da un’azienda di cartoline americana per far capire a uomini e donne l’impegno e la fatica (e per far regalare una cartolina in occasione della festa della mamma).

  • #worldstoughestjob, Il lavoro più duro del mondo.


E mentre negli Usa il 12 aprile 2016 si è celebrata l’Equal pay day, la giornata della parità retributiva (in America per ogni dollaro guadagnato da un uomo, le donne ottengono solo 79 centesimi), in Italia secondo l’associazione Evita Peron le madri-casalinghe dovrebbero percepire 500 euro a figlio e 300 per i maggiorenni.
Insomma, siamo lontani anni luce dallo stipendio calcolato dagli americani.
Ma - se ci fossero - con questi soldi non sarebbe meglio finanziare un sistema di sostegno per le famiglie, gli asili, le scuole, i permessi per i genitori?
Far si che esista un indennità per le donne che non lavorano non trascinerebbe ancora più giù tutte quelle che faticano a farsi accettare nel mondo del lavoro, tutte quelle (poche, meno di una su due, ma ci sono) che tengono sul filo famiglia e lavoro?
«STARE A CASA NON È DA SMINUIRE». «La donna che sta a casa non è da sminuire. Ben venga la donna che fa tutto e lavora, ma allo stato attuale le donne prendono e partono, lasciano i figli a nonni e baby sitter e corrono sempre. Non c’è intimità famigliare, come una volta, quando le donne rimanevano a casa».
E se poi si divorzia? Se rimango con 500 euro al mese per affitto, spesa, mie necessità e bisogni del figlio?
Se ho perso il mio capitale umano di professionista perché sono rimasta a casa per anni, se divorzio che faccio? Una petizione per le donne divorziate?


La petizione dell'associazione Evita Peron.


«MA COSÌ RAFFORZIAMO GLI STEREOTIPI». Riccarda Zezza, presidente di Piano C, spiega: «Un premio economico per la nascita dei figli, un incentivo concreto alla natalità già in uso con successo per esempio in Francia, fermo restando che in Italia dovrebbe viaggiare insieme con l'aumento dei servizi per l'infanzia, dovrebbe essere diretto alla famiglia e non alla 'mamma che sta a casa'».
E ancora: «Garantirlo solo alle famiglie in cui la mamma non lavora incentiverebbe l'inoccupazione femminile, già grave in Italia, ostacolando l'aumento del numero di famiglie a doppio reddito e quindi meno a rischio di povertà e l'aumento della partecipazione delle donne all'economia e rafforzando lo stereotipo che vuole la donna a casa con i figli e l'uomo al lavoro. Avrebbe quindi una serie di effetti negativi in un Paese che già paga un ritardo evolutivo molto forte nelle pari opportunità e nell'occupazione femminile».
Insomma, non rimaniamo indietro. Proviamo ad andare avanti.


Twitter @francesca_gui

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