Petrolio:intesa Mosca-Riad su produzione
ORO NERO 16 Aprile Apr 2016 1300 16 aprile 2016

Vertice di Doha, l'accordo sul petrolio è lontano

Attesa per il summit in Qatar del 17 aprile. Obiettivo: congelare la produzione. Ma pesa lo scontro Teheran-Riad. Tabarelli a L43: «L'intesa non è in arrivo». 

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L'Opec conta 13 Paesi membri.

Sono in pochi a scommettere che dal vertice di Doha possa uscire un accordo di peso.
Il summit, in programma per domenica 17 aprile, riunirà i 13 Stati Opec, l'organizzazione dei Paesi esportatori di greggio, nonché altri Paesi produttori che non fanno parte del cartello.
Con un obiettivo: congelare la produzione del greggio per farne ripartire il prezzo.
Al momento, infatti, l'offerta eccede la domanda di 1-2 milioni di barili al giorno.
BRACCIO DI FERRO TEHERAN-RIAD. Ma l'intesa passa per due Paesi, Iran e Arabia Saudita, impegnati in un braccio di ferro sul tema dell'oro nero e divisi sul campo di battaglia siriano dove sostengono fazioni contrapposte.
Teheran non intende limitare la sua produzione, anzi, è intenzionata a riportarla a 4 milioni di barili al giorno, ovvero al livello pre-sanzioni. Si rendebbe quindi necessaria una deroga dell'Opec per l'Iran.
Ma Riad, che all'inizio aveva mostrato aperture in questo senso, il 13 aprile ha escluso l'ipotesi di tagliare la produzione se non lo faranno tutti.
TABARELLI: «ACCORDO LONTANO». «L'accordo non è in arrivo ma c'è comunque un lento avvicinamento tra Arabia Saudita e Iran: storicamente quando i due Paesi sono in sintonia i prezzi aumentano, quando sono in disaccordo (come tra il 1981 e il 1989) calano. Per questo è importante trovare un punto di incontro», spiega a Lettera43.it Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, società di consulenza nell'ambito energetico.
Tabarelli ricorda che i costi di produzione in Arabia sono sotto i 5 dollari al barile, quindi lo scontro con Riad potrebbe durare ancora a lungo. Tuttavia il presidente di Nomisma è convinto che prevarrà «l'interesse economico» e i due avversari deporranno le armi.

La Russia al tavolo delle trattative

Il ministro del petrolio saudita, Ali Al-Naimi.

Al tavolo delle trattative di domenica sarà presente anche la Russia.
Un convitato silenzioso, che non intende e non può permettersi di ridurre la sua produzione: «Mosca pompa circa 10,8 milioni di barili al giorno. Ha bisogno di vendere petrolio e non può nemmeno fermare i suoi impianti per motivi di natura tecnica, problema, quest'ultimo, che non hanno gli arabi».
IPOTESI DI ACCORDO CON L'ARABIA. A febbraio erano circolate indiscrezioni che volevano la Russia pronta a fare un accordo con Riad per bloccare o addirittura ridurre la produzione, rumor poi negati dal ministro del petrolio saudita Ali al-Naimi.
Nel rapporto mensile di aprile sul mercato del petrolio diffuso dall'Opec si afferma che la Russia addirittura aumenterà la sua produzione di greggio di 20 mila barili nel corso dell'anno.

Nomisma: «Il greggio a 50 dollari il barile entro i prossimi mesi»

Davide Tabarelli.

In attesa del vertice, il prezzo del petrolio sta comunque risalendo dopo i minimi a 27 dollari toccati a gennaio (oggi si aggira attorno ai 40 dollari al barile).
Recupero salutato con favore dal Fondo monetario internazionale, tanto che nel suo Rapporto sulla stabilità finanziaria globale sottolinea che la situazione dell'economia globale «appare significativamente migliorata» anche grazie alla ripresa dei prezzi dell'oro nero.
Nomisma prevede «un aumento del prezzo del greggio a 50 dollari il barile entro i prossimi mesi e a 55 entro fine 2017».
LE RIPERCUSSIONI SULLO SHALE OIL. Le cause? «Dopo più di due anni il forte calo della produzione Usa si sta riflettendo sui prezzi. A dare un ulteriore contributo è la ripresa delle vendite di auto in America, soprattutto quelle di grande cilindrata», prosegue Tabarelli precisando che «la domanda di petrolio nel mondo continua a salire persino in Cina nonostante il rallentamento della crescita».
Ma un barile che si avvicina a quota 50 dollari non potrebbe rendere di nuovo conveniente lo shale oil (ovvero quello estratto dalle rocce)? Il presidente di Nomisma ammette che «effettivamente questa eventualità c'è, ma il riflesso sul prezzo del petrolio non è automatico perché è un settore in cui domanda e offerta sono rigidi».
L'EQUILIBRIO NELLA SECONDA METÀ DEL 2016. Intanto l'Agenzia internazionale dell'Energia fa sapere che i mercati del petrolio «si avvicineranno all'equilibrio» nella seconda metà del 2016, con un surplus di produzione che scenderà a 200 mila barili al giorno rispetto agli 1,5 milioni della prima metà del 2016 a causa del calo della produzione dello shale oil americano, dovuta al crollo dei prezzi, e alla ripresa graduale delle esportazioni dall'Iran.

Twitter @PierLuigiCara

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