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ECONOMIA 17 Aprile Apr 2016 1133 17 aprile 2016

Cina, l'economia dà confortanti segnali di ripresa

I consumi interni e la dinamicità dei servizi rimettono in moto l'economia. Sostenuta dall’export. Nonostante il rischio di crac finanziari. E la crisi politica.

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Il presidente della Cina, Xi Jinping.

Scioperi, scarso appeal del made in China, bolle finanziarie. A dispetto di quello che pensavano gli economisti (e gli stessi membri del Politburo) la Cina è ripartita. A sorpresa.
Il Fondo monetario ha calcolato che nel 2016 il Paese cresce del 6,5%: meno del 6,9 dello scorso anno, ma uno 0,2% in più rispetto a quanto stimato dal Fmi soltanto nel gennaio scorso.
Nel 2017, poi, nuovo “flebile” (per i ritmi cinesi) balzo in avanti: +6,2% contro il +6 ipotizzato.
E gli effetti di questo nuovo trend già s’intravedono.
IL PESO DELL’EXPORT. A marzo torna a correre la bilancia commerciale: il surplus ha toccato i 194,6 miliardi di yuan, pari a 13 volte il livello registrato a marzo 2015.
A febbraio le esportazioni erano invece aumentate del 18,7% a 1.050 miliardi, dopo mesi di flessione, e le importazioni calate dell'1,7% a 855 miliardi.
Risponde poi uno dei maggiori indicatori di benessere: la vendita di auto.
Grazie ai veicoli privati le immatricolazioni, nel primo mercato del comparto al mondo, sono cresciute a marzo del 9% annuo, con 2,44 milioni di nuove vetture.
L’IMPLOSIONE SEMBRA SCONGIURATA. Non sono più gli anni della Tigre che cresceva a doppia cifra. Ma non si è neppure verificata quell’implosione che sembrava sempre più probabile dopo la mancata ripresa dell'Europa e la più contenuta corsa degli Usa, oppure con il crollo del prezzo delle materie prime, che ha impedito la nascita di un sistema economico parallelo (quello degli emergenti) alle grandi potenze.
L’era del denaro facile (quello con il quale il Pcc ha trasformato i compagni da lavoratori a speculatori) porta con sé una pesante eredità visto che, secondo il Fmi, le banche locali rischiano sofferenze pari al 7% del Pil cinese: cioè 1.300 miliardi di dollari.
I MEMBRI DEL PARTITO CONTRO XI JINPING. Senza contare che il quadro politico non aiuta certamente e non va nella direzione del rafforzamento dell’economia.
In una lettera sul sito Wujie alcuni “fedeli membri del Partito” hanno chiesto le dimissioni del presidente cinese Xi Jinping, perché ha rilanciato il culto della personalità e trasformato la lotta alla corruzione in una nuova rivoluzione culturale per fare fuori gli avversari.
Se non bastasse, il leader non ha portato avanti le riforme economiche che da Deng in poi stanno contraddistinguendo tutte le leadership di Pechino.
LA RESILIENZA DELLA DOMANDA INTERNA. Eppure, nonostante tutto questo, qualcosa si muove. Ed è difficile da spiegare. In un Paese dove la metà della popolazione è povera, aiutano i tentativi del governo di creare una classe di consumatori, per frenare gli squilibri.
Infatti il Fmi, nel suo ultimo World economic outlook, scrive che la mini ripresa è legata alla «resilienza della domanda interna, specialmente dei consumi, e alla crescita sostenuta del settore dei servizi, che ha controbilanciato la debolezza dell'attività manifatturiera».
Sempre secondo l’organismo di Washington, il sistema finanziario ha maggiori difese di quelle che si pensano: è vero che ci sono 1.300 miliardi di prestiti a rischio insolvenza, ma ci sono anche «elevati cuscinetti di capitale delle banche che rendono gestibili questi numeri».

Twitter @FrrrrrPacifico

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