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CREDITO 20 Aprile Apr 2016 1459 20 aprile 2016

BpVi, banca azzerata e guadagni per pochi

BpVi verso la quotazione. Anche derogando le regole. I soci perdono tutto. I rimborsi? Non risultano nemmeno nei verbali. Ma c'è già chi vede il profitto.

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Francesco Iorio.

L'appuntamento nel quadrilatero della moda, all'hotel Four Seasons di via del Gesù, laterale di via Montenapoleone, è stato rimandato. La Consob non ha ancora autorizzato l'operazione di quotazione della Popolare di Vicenza e il consigliere delegato Francesco Iorio ha dovuto cancellare la presentazione dell'operazione fissata per il 20 aprile nell'albergo di lusso affacciato su un giardino all'italiana e un chiostro cinquecentesco nel centro di Milano. Nell'attesa del via libera dell'authority, la sola cosa certa è che il Fondo Atlante acquisterà le azioni dell'istituto di credito fino a 1,5 miliardi al prezzo di 0,10 centesimi, il minimo della forchetta.
UNA BANCA AZZERATA. Dopo l'aumento di capitale quindi Bpvi varrà poco più di 1 miliardo e 510 milioni di euro: come a dire che il suo valore attuale è quasi azzerato.
Una banca che fino a pochi anni fa si autovalutava 6 miliardi di euro arriva in Borsa svuotata. I 117 mila azionisti che il 5 marzo hanno detto addio alla Popolare in un capannone industriale del paesino di Gambellara hanno perso tutto. I pochi soci che 20 giorni dopo non hanno approvato il bilancio del 2015 non possono esercitare il diritto di recesso e, anche se potessero, le loro azioni a 6,3 euro non le comprerebbe nessuno. E tutte le promesse risuonate in questi mesi sembrano svanite.
L'azione di responsabilità che sarebbe stata una garanzia di fronte ai mercati è stata bocciata. E l'impegno annunciato da Iorio di rimborsare i soci che avevano chiesto di vendere le azioni e sono stati scavalcati dagli azionisti vip è rimasto lettera morta. Ora la sola cosa che conta per i vertici è riuscire a far andare in porto la quotazione, l'unica alternativa al fallimento, anche a costo di derogare le regole di mercato.

I rimborsi dimenticati, i bilanci contestati e la Consob indaga ancora

L'azione di responsabilità contro gli ex vertici, in un momento di per sé difficilissimo per le banche quotate, avrebbe potuto contribuire a recuperare fiducia e rendere più appetibili i titoli di Bpvi di fronte al mercato. E invece ora la Consob con una mano deve approvare il prospetto di quotazione della banca e con l'altra ha chiuso a febbraio l'ispezione nata da quella della Bce e sta ancora indagando sui rapporti tra l'istituto di credito e Cattolica assicurazioni.
Il 20 aprile poi Adusbef e Federconsumatori hanno chiesto all'authority di impugnare anche i bilanci, a partire dall'ultimo. Già nell'assemblea del 26 marzo, riportano i verbali, un socio aveva annunciato il voto contrario spiegando di dubitare che «le perdite evidenziate nel 2015 (pari a 1,4 miliardi, ndr) siano di competenza di questo esercizio». Secondo le regole contabili, aggiungeva, «sarebbe stato necessario ascrivere le perdite ai bilanci precedenti 2011 e 2012 [...] il che inficia il bilancio 2015».
«UNA SITUAZIONE INDICIBILE». Dalla procura di Vicenza, poi, nonostante il polverone sollevato dalle parole del procuratore capo Antonino Capelleri sulla possibile ipotesi di reato di associazione a delinquere, concretamente sono stati spediti solo gli avvisi di garanzia per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio iniviati in autunno a sei membri del vecchio cda.

E nemmeno sul fronte dei rimborsi promessi a tutti quei soci che avevano chiesto di vendere i titoli prima delle maxi svalutazioni si sono registrati passi in avanti. «A noi non risulta nulla, nessuna trattativa, nessun confronto avviato», spiega a Lettera43.it Barbara Puschiasis, rappresentante dell'associazione Federconsumatori Fvg, che all'assemblea della trasformazione in Spa aveva avuto l'assicurazione da parte di Iorio di aprire dei tavoli di concertazione sui rimborsi. «L'impegno del consigliere delegato non è nemmeno riportato nei verbali», aggiunge Renato Bertelle dell'associazione Nazionale azionisti di Bpvi.
SEVERI NEL POOL DI PM. E in effetti nei documenti dell'assemblea non c'è alcun riferimento ai rimborsi. «Siamo in una situazione indicibile», prosegue il legale dei piccoli soci, che si dice pronto a chiedere l'archiviazione per i consiglieri indagati per ostacolo alla vigilanza: «Non possiamo permettere», spiega, «che Banca d'Italia (che nel 2013 e 2014 ha autorizzato due aumenti di capitale dal valore complessivo di 1,5 miliardi, ndr) si nasconda dietro a questo schermo».
La sola notizia positiva che arriva da Vicenza è il rafforzamento della squadra dei pm che lavora all'inchiesta sulla Popolare. A dare una mano ai due sostituti Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi arriva, infatti, Alessandro Severi già magistrato della Corte di appello di Venezia. E pensare che i rischi legali sono tra i primi ostacoli al collocamento delle azioni in borsa, cioè l'obiettivo prioritario dei vertici dell'istituto di credito.

La Bpvi? Un'occasione di guadagno per chi cerca alti rendimenti

Federico Ghizzoni.

Poco importa. L'approdo sul mercato quotato è garantito da un'operazione di sistema, anche se difficile da inquadrare a livello normativo. Il fondo Atlante, infatti, si impegnerà a sottoscrivere le azioni solo e soltanto nel caso sia esentato da presentare un'Opa, un'offerta pubblica di acquisto.
Poi c'è la questione del flottante. Secondo i rumor di mercato, gli investitori languono al punto che il fondo gestito dalla Quaestio Sgr potrebbe trovarsi a dover acquistare oltre il 75% del capitale. Le norme Consob però prevedono che vi sia un flottante minimo del 25%. Atlante potrebbe ottenere una deroga se considerato un Organismo di investimento collettivo del risparmio. «C'è una regola», ha dichiarato l'amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni, «ma anche la possibilità che Consob» modifichi questa regola.
Insomma, la quotazione s'ha da fare. I vecchi soci possono ringraziare i nuovi e soprattutto Atlante per garantire la sopravvivenza di una banca contro cui prendersela nelle cause in tribunale. Ma a guadagnarci saranno altri.
E IL BOND A 9 MESI RENDE IL 7%. In queste ore di frenesia e incertezza negli uffici dei consulenti finanziari ricorre la domanda «ha senso comprare i titoli di Bpvi?», qualcuno osserva che «dove c'è un fallimento c'è sempre un'opportunità». E altri sembrano aver già individuato l'occasione: investire nelle obbligazioni a breve scadenza della ex Popolare, tra le più scambiate nel mese di aprile. «In un momento in cui i rendimenti sono bassi o quasi a zero, il bond subordinato della Bpvi in scadenza a gennaio 2017 rende il 7% l'anno», chiarisce il consigliere delegato della società di consulenza finanziaria, Cfo Sim, Massimo Maria Gionso, «L'aumento di capitale verrà garantito e quindi è presumibile pensare che quel bond sarà ripagato». «Certo», aggiunge, «lo consiglierei a clienti con portafoglio ampio, con minimo un milione di euro, che possono permettersi un investimento con un certo grado di rischio».

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