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POLTRONE 20 Aprile Apr 2016 1800 20 aprile 2016

Confindustria, rottura tra Boccia e Rocca sulla Mansi

Guerra sulle vice presidenze. Il fronte Vacchi vuole la delega all'organizzazione. Lo stampatore dice no. Stirpe, Pedrollo, Garrone: i nomi caldi.

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Vincenzo Boccia.

Eletto con appena nove voti di scarto, Vincenzo Boccia le sta provando tutte per riportare l’armonia in Confindustria. Ma l’unitarietà passa per un accordo impossibile con Gianfelice Rocca, presidente indebolito di Assolombarda e artefice con Luca Cordero di Montezemolo della candidatura di Alberto Vacchi.
CHIESTA LA VICE PRESIDENZA. Rocca, a nome delle territoriali lombarde ed emiliane, avrebbe chiesto per il fronte degli sconfitti la vice presidenza all’organizzazione.
La motivazione? Portare avanti quella spending review interna che sarebbe meglio delineata nella piattaforma dell'imprenditore bolognese.
Fatto sta che parliamo della poltrona che permette di gestire tutta la macchina confindustriale e di dare più un occhio sul personale e sul bilancio dei singoli territoriali. Un po' ministero degli Interni un po' ministero delle Finanze dell'associazione.

Il neo presidente cerca di ampliare i voti

Gianfelice Rocca.

Le parti, in teoria, stanno trattando sulla cosa.
Ma in pratica Boccia avrebbe comunicato ai suoi che quella casella, oggi occupata dalla toscana Antonella Mansi, non può andare agli avversari.
Tanto da dare loro un ultimatum: devono, entro il weekend del 23-24 aprile, presentare uno o due candidati che rappresentino le più importanti territoriali del Paese, per l’unica delega ancora definita: quelle alle Regioni, che ha rifiutato l’emiliano Maurizio Marchesini.
Per questo si va verso l'ennesima rottura, cosa che rende la presidenza Boccia sulla carta ancora più debole di quanto è oggi.
La riforma Pesenti dell’organizzazione confindustriale ha ridotto a sei le vice presidenze con deleghe pesanti.
Ed entro fine settimana il successore di Giorgio Squinzi vuole delineare la lista.
La speranza è quella ottenere un più ampio consenso il 28 aprile 2016 in Consiglio generale, quando l’organismo dovrà votare su programma e una squadra, in attesa del verdetto definito dell’assemblea privata del 25 maggio.
Non sono ipotizzabili ribaltoni (anche perché Vacchi si è de facto ritirato dalla vita confindustriale), ma per il neo presidente è necessario ampliare il numero delle preferenze.
A quanto pare pare avrebbe già aggiunto 20 grandi elettori ai 100 conquistati le scorse settimane. Ma non sono sufficienti.
ENTRANO STIRPE E PEDROLLO. Sul fronte delle vice presidenze il grosso del lavoro è fatto.
La delega più delicata, quella alle relazioni industriali, è destinata al laziale (e presidente uscente di Unimpresa) Maurizio Stirpe, supporter di Vacchi ma vicino al numero uno dell’Abi, Luigi Abete.
Il quale in corso d’opera ha scaricato Aurelio Regina per Boccia.
Guardando alle altre territoriali che hanno appoggiato lo stampatore, sono stati inseriti in squadra la piemontese Licia Mattioli all’internalizzazione e il veneto Giulio Pedrollo, presidente di Confindustria Verona, che dovrebbe occuparsi di credito e fisco.
Scalpita per un ruolo anche il ligure, e patron di Erg, Edoardo Garrone.
NIENTE POLTRONE PER IL SUD. Non dovrebbero esserci poltrone pesanti per il Mezzogiorno, da dove pure proviene il neo presidente (campano).
Da un lato la riforma Pesenti ha trasformato il vice presidente per l’area in un consigliere del presidente.
Dall’altro, le territoriali più importanti del Sud (Campania e Sicilia) fanno fatica a esprimere candidati: vuoi perché Napoli è sotto il controllo del principale nemico di Boccia (il past president Antonio D’Amato), vuoi perché l’isola vede le figure più autorevoli dell’organizzazione (Ivan Lo Bello e Antonello Montante) indagate.
Di conseguenza continuerà a occuparsi di meridione, anche se con un diverso grado, Alessandro Laterza.

Mansi, vice presidente bocciana doc, paga l’amicizia con Montezemolo

Antonella Mansi, vicepresidente di Confindustria.

Restano però aperti due nodi importanti, che hanno finito per intrecciarsi tra loro.
Il primo riguarda la necessità di Boccia di coinvolgere e rappresentare le due più grandi territoriali italiane (Assolombarda ed Emilia), schierate con Vacchi.
L’altro la vice presidenza all’organizzazione, che sembrava blindata su Antonella Mansi, già con questo ruolo nella giunta Squinzi.
Proprio la Mansi è finita nel tritacarne quando Rocca e gli emiliani hanno chiesto il suo posto come merce di scambio per appoggiare il nuovo corso di Confindustria.
Lo stampatore nicchia, ma la posizione dell’ex presidente di Fondazione Mps si sarebbe indebolita, visti i buoni rapporti tra lei e l’altro grande sconfitto della corsa alla presidenza di viale dell’Astronomia, Luca Cordero di Montezemolo.
BOCCIA PER ORA RESISTE. Sarebbero tante e più trasversali le proteste contro una delle storiche alleate di Boccia, soprattutto da quanto si è saputo di una cena alla quale avrebbero partecipato lei, il numero uno di Alitalia e la direttrice generale di Confindustria, Marcella Panucci.
Per ora, come detto, Boccia resiste sulla Mansi e sulla delega all’organizzazione.
Avrebbe quindi ripassato la palla a Rocca e agli emiliani per farsi segnalare uno o due possibili loro candidati per la giunta.
Ma a quanto pare non sarebbe arrivata alcuna risposta. Sia perché questo fronte è fermo sulla poltrona della Mansi sia perché a rendere ancora più kafkiana questa vicenda ci ha pensato una guerra interna scoppiata nelle ultime ore a Milano e a Bologna.
VERSO L'IMPLOSIONE. Proprio da qui sono partiti i franchi tiratori che hanno impallinato Vacchi.
In Assolombarda Rocca, che farebbe fatica anche a imporre il suo candidato Aldo Fumagalli come suo successore, sarebbe contestato per aver portato la prima territoriale d’Italia alla sconfitta.
In Confindustria Emilia alcune territoriali starebbero anche studiando se chiedere “l’impeachment“ del presidente Maurizio Marchesini, reo di aver avallato la discesa in campo di Vacchi, senza aver interpellato le altre territoriali.
E che il clima non sia dei migliori lo dimostra anche il fatto che abbiano disertato una riunione tenuta in questa ore nella sede regionale le delegazioni di Parma e Piacenza, nella quale Marchesini ha fatto il punto sullo stato dell'arte delle trattative .
WEEKEND PORTA CONSIGLIO. Ma Boccia non vuole attendere che a Milano e Bologna si superi lo stallo interno. Aspetterà una risposta per non lasciare pretesti al fronte degli sconfitti e guidare nel prossimo quadriennio una Confindustria spaccata, ma non oltre il weekend.
Anche perché amici nelle due regioni, soprattutto nella piccola e media impresa, non gli mancano.


Twitter @FrrrrrPacifico

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